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Se vogliamo recuperare la nostra sovranità creiamo partiti inseriti nelle grandi famiglie politiche europee

di Nicola Cariglia | 11 Novembre 2012

Oggi abbiamo improbabili saltimbanchi, oltre ad una miriade di ultras di sinistra e di destra. E ci meravigliamo che sia la City (quando va bene) a decidere il destino dell’Italia?

Solo nella anomala democrazia italiana si può presentare come uno scoop, a titoli cubitali, l’articolo che sabato scorso occupava l’intera prima pagina su Libero, a firma del direttore Maurizio Belpietro: “La City ha già deciso il destino dell’Italia”. E ancora: “Documento riservato” e “ I rapporti dei colossi finanziari svelano che presto dovremo chiedere gli aiuti e saremo commissariati. Monti resterà per eseguire i voleri della Merkel. Ha ancora senso votare?”

Diamo per scontata la strumentalizzazione politica del giornale vicino alle posizioni del centrodestra. Ma è proprio questo che più lascia esterefatti. Che si possa cavalcare un argomento che non dovrebbe essere di per sé esplosivo, addirittura uno scoop, visto che si fa riferimento ad un “documento riservato”. Ma davvero è una notizia di oggi che i “poteri forti”, cioè finanziari a livello internazionale si sono saldati per determinare secondo i loro interessi il nostro futuro? E che a questo strapotere, nell’Europa comunitaria si aggiunge quello delle potenti euro burocrazie non legittimate da alcuna investitura popolare e quindi letteralmente irresponsabili?

E’ uno dei temi nodali dei giorni nostri, in Italia molto più che altrove. La perdita di sovranità popolare è andata a vantaggio non si sa bene di chi, anche se si sa benissimo perché.   E il maggiore delitto della classe politica e dei partiti italiani è di ignorare da decenni il problema. Ontologicamente, cioè per il loro modo di essere: fenomeni accidentali, prodotto di spinte particolaristiche o localistiche, formazioni padronali e familistiche. Non che manchino esempi di ciò in altri Paesi. Ma, nella maggior parte dei casi, accanto a partiti che hanno radici salde nella storia e nella società. E, cosa più importante, strettamente collegati a partiti fratelli di altre nazioni.

In conclusione: senza partiti in grado di collegarsi con soggetti di stessa ispirazione presenti in molti altri Paesi in Europa e nel mondo, l’Italia non uscirà mai dal suo stato di soggezione alle lobbies finanziarie internazionali e ai burocrati di Bruxelles.  Abbiamo necessità di un corrispettivo delle grandi socialdemocrazie europee, dei grandi partiti popolari e dei partiti liberali. Cioè di partiti che si colleghino credibilmente e autorevolmente con i loro simili. Questa è la vera battaglia per rinnovare la nostra politica e farle recuperare credibilità in Italia e all’estero. Assistiamo, invece, a un desolante brulicare di imprenditori con lunga storia alle spalle che si propongono per l’Italia futura, magistrati-sindaci di città squassate da mille problemi, che invece di risolverli pensano a partiti arancioni, comici, ancora ex magistrati manipulitisti e magistrati palermitanguatemaltechi, ed altri improbabili saltimbanchi, oltre ad una miriade di ultras di sinistra e di destra. E ci meravigliamo che sia la City a decidere il destino dell’Italia?

Pubblicato in : Il punto del Direttore

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Federico Baldini

    14 Novembre 2012 alle 23:25

    E’ quello che penso anche io Nicola da moltissimo tempo: fino a quando in Italia non ci saranno un partito socialista, uno popolare e uno liberaldemocratico come avviene in tutta Europa non andremo da nessuna parte. Il problema è che il fallimento della “seconda repubblica” sta partorendo nuovi mostri populisti…

    Rispondi

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