
C’era una volta, nella Francia medioevale del 600 D.C. una dinastia di re, la dinastia dei merovingi, i quali si guadagnarono l’appellativo di ”Re fannulloni”. Avevano infatti un potere meramente formale e burocratico, apparente, e vivevano chiusi nei loro palazzi, tutta la giornata, circondati dalla ricchezza e dal lusso sfrenato. Il potere reale veniva esercitato dai cosiddetti maggiordomi di palazzo, dei funzionari che di fatto mandavano avanti il regno. Col tempo, grazie ai successi ottenuti in battaglia, grazie al prestigio ottenuto con il passare degli anni, i maggiordomi di palazzo, con Pipino il breve, il più famoso e carismatico dei maggiordomi, riuscirono a scavalcare i merovingi ed imporre la dinastia dei carolingi.
Proviamo ora a sostituire, dalla storiella, i re fannulloni con i millenari dirigenti politici della sinistra italiana. Che da trent’anni sono sulla scena, scelgono, comandano e prendono decisioni all’interno del maggior partito della sinistra, contribuendo a dare al partito un’impronta conservatrice, anacronistica ed assolutamente non al passo con lo sviluppo della modernità. Come se avessero davvero ereditato il potere e i privilegi aristocratici dei re fannulloni francesi. Già, perchè la sinistra italiana, è l’unica sinistra a non essere al passo con l’innovazione ed il progresso, è l’unica sinistra che dopo il 1989 non ha mai superato la crisi diventando moderna liberale e socialdemocratica, in armonia con le sinistre delle grandi democrazie mondiali, come quelle rappresentate dal Partito Democratico americano, dal Labour Party inglese, o la Socialdemocrazia tedesca. Sinistre moderne, riformiste, laiche, innovative e progressiste, fatte di leader nuovi, giovani, ma soprattutto da idee giovani. In Italia sembrerebbe invece che ciò non sia mai accaduto. Certo, sono cambiati nomi, titoli e simboli, ma le idee e gli esponenti sono rimasti quelli degli anni ottanta, del vecchio PCI. E di una sinistra al passo con i tempi, svecchiata, nuova, moderna ed innovatrice neanche l’ombra. Anzi, forse l’ombra si. E l’abbiamo vista proprio questi giorni a Firenze, alla stazione Leopolda, all’iniziativa del sindaco Matteo Renzi. Il giovane dirigente del PD, ha lanciato questo appello, che ha messo molta paura alla dirigenza ”fannullona”. Il Pipino il breve della toscana, alla Leopolda ha parlato di estensione del metodo contributivo per tutti i lavoratori, del taglio ai costi della politica, dell’abolizione delle province e del valore legale del titolo di studio (nonostante ci sia chi dice che Renzi faccia solo demagogia senza proporre idee concrete). Tutti valori giovani, al di là del contenitore destra o sinistra, ma tutti valori innovativi e moderni. Dunque rottamazione si, ma rottamazione delle vecchie idee, prima che dei vecchi esponenti. Che si stia passando dal grigiore di una sinistra conservatrice allo splendore della sinistra innovatrice? questo non si sa. Quel che è certo è che l’iniziativa di Renzi mirava proprio a questo, ed è riuscita a raggruppare ed armonizzare oltre diecimila persone. Ed ora cosa succede? succede che tutti, si, proprio tutti gli esponenti politici si sono sentiti spiazzati. Si interrogano su cosa sia successo e su cosa stia per nascere. Matteo Renzi è del Partito Democratico, dunque di sinistra, ma ha tirato fuori idee che non sempre sono condivise dai vari Bersani, Bindi, Finocchiaro e compagnia bella. Ma allora Renzi è di destra? O è rimasto simpatizzante democristiano, essendo lui un cattolico? si sentono tutti in pericolo, presi alla sprovvista. La verità è che Renzi ha portato in Italia qualcosa di nuovo, qualcosa che in ogni altro Paese esiste già da diversi anni, ossia una politica moderna, liberale, innovativa, progressista e riformista. L’Italia è dall’89 che aspettta questa svolta. Ed ora che qualcuno ne parla, tutti si trovano spiazzati; tutti cercano di collocare Renzi e le sue idee dentro un preciso contenitore. Centrodestra, centrosinistra, centro. No, non si tratta di questo. Renzi non parla di contenitori, ma solo di contenuti, e questo è anomalo per l’Italia. Basti pensare al linguaggio: alla Leopolda si è assistito all’abbandono del caro vecchio ”politichese” che ha lasciato il posto ad un nuovo linguaggio, giovane anche questo, fatto di semplicità, chiarezza e immediatezza dei concetti. Basti pensare anche agli interventi dei vari esponenti presenti alla Leopolda. Uno su tutti quello di Davide Faraone, membro dell’Assemblea Regionale siciliana, che ha detto, aprendo i lavori del meeting: ”noi non siamo indignati, siamo invece molto ostinati e non intendiamo arrenderci”. Un intervento del genere fa capire tutto: no antipolitica. Zero grida populiste o gogne sventolate in piazza. Solo idee e proposte. Morale della favola: la sinistra delle mummie si è incazzata. Vedremo se la spunterà Pipino il breve, e verrà incoronato re dei Franchi dal papa; oppure se i re fannulloni riusciranno a tappare la bocca alle nuove leve. La storia ci dice che Pipino ebbe la meglio, divenne re e fece la riforma monetaria carolingia. Staremo a vedere.

Un pò come il pensiero di Machiavelli: la storia antica è modello della modernità.
Speriamo sia davvero così.
Davvero un bell’articolo.
Grazie mille!