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Se non si estirpa la malerba inutile seminare. Se non è zuppa è pan bagnato. Panta rei la parola d’ordine

di Carla Ceretelli | 15 Dicembre 2014

Settimana fiacca di notizie. Tutto improntato al tormentone di mafia capitale mondo.

Nel regno dei ciechi il guercio è re.

“Speriamo che il 2013 sia un anno pieno di monnezza, profughi, immigrati, sfollati, minori, piovoso così cresce l’erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve: evviva la cooperazione sociale”. Parola di Carminati

“Stamattina con Ignazio Marino abbiamo fatto visita alla “29 Giugno”, una sorta di istituzione a Roma. Una cooperativa che è nata con l’obiettivo dell’inserimento lavorativo di detenuti, ex detenuti, disabili fisici e psichici, tossicodipendenti ed ex, senza fissa dimora, vittime della tratta, immigrati. Una bellissima realtà che ha permesso a tantissime persone che non ce l’avrebbero mai fatta da sole, di riscattarsi”.

Settimana fiacca di notizie. Tutto improntato al tormentone di mafia capitale mondo/terra di mezzo e filmatini /intercettazioni da paura. Perchè è questa che suscitano i protagonisti della vicenda horror. E si comincia a intuire anche perchè tutti se li volessero fare amici. Una paura serpeggiante.

Chi arrivava a Roma, secondo Travaglio, che stavolta ha detto un sacco di cose sensate e purtroppo veritiere, veniva portato, a sua insaputa, dai boss bossini e bossoni della  criminalità organizzata. Dai fuoriusciti da varie carceri sudamericane e dintorni a quelli usciti dalle patrie galere  cum  laurea, con grazia scalfariana  per buona condotta. Come se una laurea fosse sufficiente a riscattare un uomo che ha inferto 34 coltellate a un altro.. E si comincia a capire le distanze , la falsa ingenuità di alcuni personaggi politici amministratori e amministrativi. Non sapevano? Certo che sapevano, ma lasciavano che tutto scorresse, panta rei la parola d’ordine.

Salvatore Lupo, storico della mafia sostiene che sì,  esercitavano la violenza, ma si chiede se una  qualsiasi banda di usurai che ricorre alla violenza può definirsi mafia. Non ci pare sia importante definirli. Dato  che agivano a mo’  di mafiosi. La modalità con cui trattavano fra loro e con altri fa rabbrividire. E il legame con la cosca  Mancuso di Limbadi, consorteria di matrice ’ndranghetista  dove lo mettiamo?  E che dire di settori delle forze dell’ordine e della magistratura intrecciati a tal punto che diventa difficile distinguere i  tentacoli di una stessa piovra. E della  furia della banlieue di torsapienza, pare sobillata dai suddetti?

Se non è zuppa è pan bagnato.

Cantone si dice preoccupato per la voglia di forca e monetine  che ricordano il  93 e per la considerazione generalizzata della corruzione in politica. E se così fosse? Sappiamo bene che ogni ventanni il mondo cambia verso. Sostiene inoltre che compito dell’Anac non è quello di arrestare, e molto più ambizioso  l’obiettivo. Provare a prevenire la corruzione. Oh ma  ci hanno provato in tanti. Si ricorda che la  corruzione ha avuto uno stallo  reale solo in un noto e bistrattatissimo  ventennio.

D’altra parte Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla, per dirla con i buon Abert e insieme a Russell condividiamo l’assunto “nella parte di questo universo che noi conosciamo c’è grande ingiustizia e spesso il buono soffre e spesso il cattivo prospera e si fa fatica a dire quale delle due realtà sia più irritante”.

Richetti sostiene di avere presentato, a tempo debito, un emendamento alla legge contro il finanziamento pubblico secondo il  quale nessuno potrebbe  prendere un euro da chi ha rapporti con la pubblica amministrazione, vedi cooperative e quant’altro. L’emendamento, ma guarda te,  non è passato. Vogliamo andare a vedere chi ha votato contro… o no?

Alcuni si stracciano le vesti gridando fuori la politica dall’impresa ….le coop nacquero con scopi nobili e socialmente utili, poi deviate   perché colluse con un area politica  mentre  fanno concorrenza sleale  per  un regime fiscale e civilistico di favore. Più semplicemente non pagano le tasse. E questo lo sapevamo tutti, ma proprio tutti.

“Stamattina con Ignazio Marino abbiamo fatto visita alla “29 Giugno”, una sorta di istituzione a Roma. Una cooperativa che è nata con l’obiettivo dell’inserimento lavorativo di detenuti, ex detenuti, disabili fisici e psichici, tossicodipendenti ed ex, senza fissa dimora, vittime della tratta, immigrati. Una bellissima realtà che ha permesso a tantissime persone che non ce l’avrebbero mai fatta da sole, di riscattarsi”. Contina la tiritera.

Un decennio fa, durante la consigliatura , in cui ho  ho avuto incarico di gestire la  Commissione Trasparenza,  unica presidenza spettante da regolamento  all’opposizione,   al quartiere uno di Firenze, ho toccato con mano. Certo si trattava di  spiccioli. I contributi, poche migliaia di euro,  venivano elargiti annualmente  sempre alle stesse associazioni. E noi della minoranza, hai voglia a battere i piedini. L’arroganza della maggioranza non aveva confini. E… come si sa, così  in basso così in alto.

“Mi viene spontanea una domanda al presidente: ma lei mentre la Repubblica affondava nel fango, lei dov’era? Su Marte?”. Così Beppe Grillo che dal blog chiede a Napolitano: “Non si sente responsabile di quel che è successo? Chi è l’antipolitica, lei o io che mi dichiaro eversore?”.

Punti a suo favore purtroppo. Tanti italiani pensano così.

Intanto anche Travaglio che non gode delle nostre simpatie essendo generalmente troppo settario, ancorchè preparato e vispo, stavolta ci fa partecipi di una verità incontrovertibile “Il cestino è marcio, tutte le mele sane si infettano immediatamente”.“Buzzi fornisce soldi e fornisce voti. I rom vanno a votare alle primarie. Quella di Buzzi è una tangente preventiva, finanziava tutti a destra e sinistra. Come hanno fatto i politici a non accorgersi di nulla?”

E ora spunta anche l’Annamaria, la sorella del Buzzi, che  dal 2012 è direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale. Con l’aiutino di Melandri e Veltroni, pare. E, per non farsi mancare nulla, la nipote Irene che vince un maxiconcorso per ispettore amministrativo in cambio di un orologio di lusso, Bulgari pare, dedicato al dirigente in oggetto nonchè membro di commissione.

O quanto  intelligenti e competenti le parenti, o quanto.  Tutte eccellenze.

La cosa triste è che i vecchi dirigenti se ne stanno in silenzio e lasciano i nuovi arrivati quarantenni a rispondere di cose che invece riguardano loro. Intanto nel paese ex bengodi i ricchi diventano sempre più ricchi i poveri sempre più poveri e la classe media, una volta asse portante, all’arrembaggio e attaccata alle funi del cielo. E a mangiare alla caritas, si dice.

Pubblicato in : Editoriale

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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