Una sera mentre lo accompagnavo a casa corso Vittorio Emanuele 21, davanti all’allora sede centrale della Banca agricola mantovana, Carlo Accorsi, vice direttore della Gazzetta di Mantova, sospirò e disse: “I voel c’ha comprema le machine e po’ a gh’è mia i sit par parchegialì. Pudoma mia metle in bisaca u in si tec” Traduzione per i non autoctoni. “Vogliono che compriamo le macchine e poi non ci sono i posti per parcheggiarle. Non possiamo metterle in tasca o sui tetti” Saggezza di un uomo che ne aveva viste e raccontate di tutti i colori, caro indimenticabile Carlo. Se sapessi che da quando te ne sei andato da corso Vittorio Emanuele, e dalla vita, la situazione non è solo peggiorata ma è diventata addirittura ridicola, ti ribelleresti come solo tu sapevi fare con una battuta, unica, sagace, sarcastica, finale. Ci fanno comprare le macchine in tutti i modi, in tutte le salse, con tutti gli aiuti economici più o meno veri e sostanziosi, e poi ci condannano alle code, ai parcheggi che non ci sono, alle strade intasate anche di festa e alle multe più o meno giustificate. Compri una macchina, ti senti un po’ in dovere per aiutare il mercato, e come ci giri sei subito bastonato da tariffe ingenerose, balzelli di sosta, controlli a volte persecutori. Non è raro sentire la deludente conclusione: “ Meglio venderla, vado in taxi o con l’autista, ci guadagno in capitale risparmiato, parcheggi a due euro l’ora evitati e multe salassanti”.Non è un Paese per vecchi, diceva il titolo di quel film di successo, ma non è neanche un Paese per automobilisti, se ti invogliano a comprare a suon di pubblicità, promozioni, agevolazioni, incrementi e risparmi se appena dopo la certificazione di proprietà ti trovi tutto un mondo contro, che ti combatte perché hai un’auto e ti fa sentire colpevole. Signori del potere economico industriale e amministrativo mettetevi d’accordo. Ci fate comprare l auto e sosteniamo l’economia ma dateci anche uno straccio di parcheggio che non costi come una suite a Montecarlo o nel Dubai per parcheggiarla quando andiamo a casa o in posta. Non credo che si chieda troppo. Solo un po’ di coerenza. Oppure ci dite basta auto, prendiamo motorini elettrici con cappottina anti gelo e anti pioggia, e allora potete fare tutte le strisce blu di questo mondo anche a 5 euro all’ora o parcheggi multipiano a dieci euro all’ora, ma così non si prende in giro il consumatore. Aveva ragione Carlo: “i dis c’ha gom da to le machini e po i s fo le zone chiuse, parcheggi a pagamento, le giornate antri traffico e i sfo andà a pè” Traduzione libera. Che la crisi mondiale del 2008 2009 abbia coinvolte l’intero settore automobilistico mondiale lo si capisce chiaramente dalle notizie di fallimenti, fusioni, acquisizioni, di marchi e fabbriche che fino a qualche anno fa pensavamo eterne, immutabili, incancellabili. Ed invece bastano tre mesi di flussi di mercato negativi e marchi storici del mondo finiscono con i libri in tribunale e con migliaia di operai a casa. Cercano modelli e tipologie adatte al nuovo mercato, lanciano automobili a basso consumo e a compatibilità ecologica avanzata ma non risolvono l’antico problema della gestione quotidiana del mezzo una volta immatricolato e acquistato che tra parcheggi multe sanzioni utilizzo impedito e costi integrativi può costare anche due volte tanto il prezzo d’acquisto alla fine della storia. Una bella storia non solo italiana. Correva l’anno 1984 quando Carlo lanciava quell’allarme tutto padano sulle macchine da mettere in tasca e in venticinque anni abbiamo fatto crollare il muro di Berlino ma non quello dell’incoerenza economica e amministrativa. Prendi un’auto. Bene e adesso ti salassiamo. Qui la storia non ha insegnato niente.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

sarebbe ora, per noi automobilisti, di cominciare a far sentire la nostra voce e il nostro peso elettorale.
Effettivamente c’è un accanimento: parcheggi, limiti di velocità a volte ridicoli, balzelli di tutti i tipi… Il tutto condito da un’atmosfera di colpa (siamo gli untori che inquinano).
Non dico fondiamo un partito, ma quanto meno cerchiamo di collegarci in qualche modo…