• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Se l’auto va in crisi la ripresa rallenta

Si fa presto a dire transizione, ma occorre una costosa politica di sostegno. Il problema è soprattutto italiano, perché solo grandi dimensioni, che oggi sono altrove, possono gestire una svolta così drammatica. Occorreranno colonnine ovunque, incentivi pubblici, nuova fiscalità e tanta formazione.

di Beppe Facchetti | 26 Dicembre 2021

Sul futuro industriale del Paese incombe la crisi dell’automobile, che è addirittura duplice: quella immediata, che riguarda l’indisponibilità dei chips elettronici, piccoli componenti (da 1500 a 3000) senza i quali l’auto non si muove, e quella di trasformazione esistenziale, perché l’auto è diventata il punto concreto di congiunzione tra sviluppo e ambiente. 

La questione è mondiale (costo della crisi stimata: 210 miliardi di dollari), ma l’incertezza è più profonda in Italia perché l’auto ha accompagnato la nostra modernizzazione anche culturale, ed è un pò la biografia di tutti noi: il misuratore dell’indipendenza individuale, delle vacanze in libertà, del pendolarismo, dell’immigrazione Sud-Nord, la compagna delle famiglie, la nicchia delle coppie, addirittura il discusso riferimento per le priorità infrastrutturali, il modello di società.

In nome di una rivoluzione di costumi, alla Fiat è stato concesso e perdonato tutto, ma oggi quella Fiat non c’è più. Da quando Sergio Marchionne le ha evitato il default, nulla è più come prima, è una multinazionale che sta nel mondo, cioè da nessuna parte.  Preistoria l’autunno 1980, quando a Torino morivano le ideologie, il vecchio sindacalismo e il tragico inganno rivoluzionario delle BR, il rapporto tra Pci e classe operaia. Cambiava la storia d’Italia, e ce ne saremmo accorti decenni dopo, in un’Italia sempre a 4 ruote, ma ribaltata, disillusa e populista.

Difficile oggi capire cosa sarà l’auto nel 2035, anno in cui è stato deciso, su input europeo e retoriche varie, che i motori non saranno più quelli romantici e crepitanti dello scoppio, ma quelli silenziosi e frigidi dell’elettrico.

Sarà davvero cosi? Per gli addetti ai lavori si può fare, ma è impensabile un traguardo così vicino. Severi i competenti: non si può decretare un cambio tanto drastico senza una politica industriale di accompagnamento.

E come camperà la piccola industria, se il nuovo motore ha bisogno di soli 10 bulloni, là dove ne servivano 100?

L’automotive occupa oggi 274 mila persone, ma per l’elettrico servono 30% addetti in meno, e già nel 2023 perderanno il lavoro almeno 5 mila operai del diesel, perché i motori elettrici richiedono 1 solo addetto, quelli a benzina 3 e quelli diesel 10.

Ma davvero l’elettrico è il futuro? Se si, per quanti anni, prima di una nuova svolta, magari con l’idrogeno, il vero superamento sognato di qualunque conflitto ambientale?

Marchionne non ci credeva (forse il suo unico errore), Carlo Tavares, numero uno di Stellantis ha parlato di rischi collaterali, e solo l’ultimo degli Agnelli, che non ha più neppure il nome di famiglia, è stato un po’ più possibilista.

Attorno a tutti questi quesiti sta una drammatica previsione sociale: nel 2030, 60mila disoccupati, se si insiste per una riconversione rapida.

Si fa presto a dire transizione, ma occorre una costosa politica di sostegno.

Il problema, si badi, è soprattutto italiano, perché solo grandi dimensioni, che oggi sono altrove, possono gestire una svolta così drammatica. Occorreranno colonnine ovunque, incentivi pubblici, nuova fiscalità e tanta formazione.

Un tempo, quando le cose andavano male, il salvagente era l’auto. In questi giorni, mentre celebriamo la ripresa economica e superiamo quella USA (mai accaduto), le vetrine dei concessionari sono vuote, a novembre le immatricolazioni sono a -24%, -30% sul pre Covid. Gli ordini sono a evasione imprecisata. L’ingranaggio è inceppato, perché le auto di oggi sono dei computer. Addirittura, non ci sono aziende nazionali o europee per le basi informatiche della mobilità.  Dominano Cina e Taiwan. Una situazione surreale, con l’auto al centro di sistemi complessi, a valle e a monte. Il più grande impianto siderurgico europeo è quasi fermo perché ci siamo trastullati attorno a Taranto come possibile lunapark. Torneranno 8 milioni di tonnellate tra 5 anni, dice il piano di Franco Bernabè, ma intanto importiamo acciaio.

Per le batterie servono giga factory per ora sulla carta (Termoli, Torino, Frosinone), e il Pnrr prevede solo un miliardo.

Bisogna correre, attirare investimenti privati, formare nuove professionalità.

Un impegno gigantesco, se non vogliamo che l’Italia resti a piedi.

Beppe Facchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: agnelli, anni, cina, crisi, evasione, futuro, italia, lavoro, mondo, persone, populista, sergio marchionne, sostegno, sviluppo, usa

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti