Non è colpa nostra che se veniamo da 40 anni di indottrinamento automobilistico. Non è colpa nostra se siamo immersi in una densa atmosfera composta da abitudini quasi quaternarie fatte di traffico, viaggi, velocità, esodo, motori e pendolari.
Talmente indottrinati che non vediamo alternative. Talmente ciechi che non ci meravigliamo più delle code e dei blocchi. Ci sembra naturale ormai impiegare un’ora per fare dieci chilometri di tangenziale. Ci sembra fatale, o comunque destino, metterci in strada e non sapere come sarà quella mattina o quella sera il groviglio di scatolette più o meno wifizzato.
Abitacoli super lussuosi e pieni di tecnologia audiovisiva forse proprio per farci passare meno dannatamente quelle ore in più in strada. Come una seconda casa. Ci sembra normale star in coda. Più o meno silente sindrome da slave di viaggio.
Vi sembra logico passare due o tre ore della nostra vita quotidiana feriale in automobile tra gas e guard rail. Che si fa? Si ragiona sul bene e sul male e si progettano soluzioni.
O si allargano le strade o si cambiano i trasporti. Per la variante di valico ci sono volute sei generazioni. Ma almeno all’alba del terzo decennio del secondo millennio (non lo faccio apposta) impieghiamo un quarto d’ora in meno per andare da Bologna a Firenze. Sì però fate carburante prima di Casalecchio di Reno o prima di Sesto Fiorentino perché al momento ci sono 85 chilometri di variante di valico senza distributori. Prima o poi faranno le aree di servizio.
E rimane il problema del bivio severamente cantierato (quindi ingarbugliato) sia a Barberino che a Rioveggio, peraltro con segnaletica a dir poco ambigua.
L’altro giorno per un camion che si è capovolto nel primo tratto bolognese dell’A14 tutto il traffico da Modena a Imola e da Sasso Marconi a Ferrara è rimasto paralizzato. Per tre ore. Vi sembra normale?
L’autostrada Adriatica nel tratto complanare di Bologna ha la terza corsia dinamica che vuol dire che la usi solo se c’è traffico intenso improvviso o previsto. Va bene. Ma anche male. Perché l’ampiezza della strada è sempre insufficiente per due autotreni o pulmann che si sorpassano. Fate voi.
Sulla Brennero non si contano i giorni in cui si è più fermi che in marcia soprattutto da Nogarole Rocca a da Mantova Nord sino a Trento. E’ la via che porta più velocemente di tutte al valico con l’Austria e quindi verso Germania e Paesi del Nord. E’ ferma al 1965. Due corsie, una mini corsia di emergenza. Per andare a fare la settimana bianca ormai bisogna calcolare, con sofisticati algoritmi, quando il resto del mondo sta casa o fa altre scelte, perché altrimenti sono tutti tra Affi e Bolzano Sud. Idem per quando cominciano le vacanze dei tedeschi verso il Garda o la Romagna.
Il mondo s’allarga, cresce il numero delle vetture in circolazione, ci ritroviamo tre macchine per famiglia e le strade sono larghe come 50 anni fa. Quindi più che large sempre strette, al bisogno. Diceva nonna Clotilde, nella sua saggezza contadina quando andò in autostrada la prima volta e vedeva flussi quasi identici in entrambe le direzioni di marcia: “Ma se noi andiamo in là e loro vengono in qua che senso ha? Non possiamo stare tutti al nostro posto?” Ingenuità geniale.
E oggi pensando a periferie e corsie di scorrimento a raccordi e anelli sempre pieni ci potremmo chiedere: che senso ha “pendolare”?

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