Lo abbiamo detto la settimana scorsa, dando voce al coordinatore nazionale delle Città Metropolitane il sindaco di Firenze Dario Nardella, e da mesi sosteniamo che la riforma “Del Rio” sulle vecchie province non ha migliorato la “salute” di una delle istituzioni più antiche italiane, ma al contrario rischia seriamente di mandarle in un “coma irreversibile”. E lo ribadiamo anche oggi, come un vecchio grammofono, che le riforme andrebbero fatte con un criterio che abbraccia l’intero assetto costituzionale del Paese e non a colpi di leggi ad hoc gettate in pasto all’opinione pubblica sull’onda della protesta e per cercare di recuperare voti dalle stanze dei bottoni contro chi urla di più intercettando umori e mal di pancia del popolo elettore al quale si offre la testa mozzata” della burocrazia come trofeo e poi non si sa come sbarazzarsi del corpo diventato “carogna puzzolente” che intralcia il cammino di dovrebbe andare in mezzo alla folla per ricevere l’abbraccio giubilante. Abbiamo voluto usare queste macabre e lugubri metafore per descrivere ancora una volta lo stato in cui versano gli enti intermedi di secondo livello, Citta metropolitane e nuove province, uscite meno di due anni fa dalla cosiddetta “riforma Del Rio” che ha spacchettato le vecchie province in due enti i cui organismi non sono più eletti direttamente dai cittadini , ma ora dai sindaci e dai consiglieri comunali del territorio, le cui competenze, le risorse umane e finanziarie invece sono finite in un limbo amministrativo che non genera nessun risparmio di gestione. E a sollevare ancora il problema investendo il Governo è di nuovo l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci). “Il lavoro svolto in questi mesi ci ha permesso di definire una modellistica puntuale, che ora coinvolge a pieno anche le Città metropolitane, in virtù dell’avvio del nuovo sistema di aggregazione della spesa valido per il comparto dei Comuni. Ma questa importante riforma arriva in un momento molto delicato per le Città, che vivono una fase di emergenza che ha reso difficoltoso assorbire il nuovo sistema ed è legata soprattutto all’impossibilità di assumere nuovo personale. Per questo, come associazione, auspichiamo che il tema del personale venga affrontato e risolto con la prossima legge di stabilità, così come quello del taglio del 15% delle risorse a loro disposizione”. Lo ha affermato il segretario generale dell’Anci, Veronica Nicotra partecipando al convegno su ‘Acquisti trasparenti: la Pubblica Amministrazione locale semplifica e spende meglio’, occasione per riflettere sull’avvio dal prossimo 9 agosto delle nuove regole sugli acquisti centralizzati, anche per gli enti locali, attraverso i cosiddetti soggetti aggregatori. Al convegno hanno preso parte, tra gli altri, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, ed il Commissario alla Revisione della Spesa, Yoram Gutgeld.
Se la riorganizzazione finanziaria e amministrativa dei Comuni non tocca le Città Metropolitane siamo punto e a Capo.
“Il lavoro svolto in questi mesi dall’Anci ci ha permesso di definire una modellistica puntuale, che ora coinvolge a pieno anche le Città metropolitane, in virtù dell’avvio del nuovo sistema di aggregazione della spesa valido per il comparto dei Comuni. Ma questa importante riforma arriva in un momento molto delicato per le Città, che vivono una fase di emergenza che ha reso difficoltoso assorbire il nuovo sistema”
Un sistema già introdotto nel 2015 per il settore sanitario e che ha riorganizzato la spesa pubblica, passando complessivamente da 35 mila stazioni appaltanti a 33 soggetti aggregatori che fanno riferimento a 14 categorie merceologiche. Mentre per i Comuni sono state definite cinque categorie specifiche: vigilanza armata, facility management, gestione immobili, pulizia immobili e guardiania.
Nicotra ha ricordato come il processo di riorganizzazione tocchi “uno dei principali versanti dell’autonomia che la Costituzione riconosce ai Comuni: quello della spesa. Per quanto riguarda quella per investimenti, il 2016 – ha riconosciuto il segretario generale – ha visto importanti risultati con il superamento del patto di stabilità e l’introduzione del saldo di competenza che ha permesso di modificare regole penalizzanti per gli investimenti locali. L’auspicio – ha aggiunto– è che, nonostante le difficoltà legate alla nuova disciplina sulla contabilità, si possano consolidare i risultati che già si intravedono per il rilancio degli investimenti e dello sviluppo locale”.
Analoghi passi in avanti si sono registrati sul fronte della spesa corrente. “Come Anci abbiamo dialogato da subito con il governo e con il commissario alla spending review Gutgeld, avvertendo la necessità di un cambio di approccio. Peraltro – ha rilevato Nicotra – anche su questo abbiamo avuto importanti passi in avanti, con l’ultima legge di stabilità che ha messo fine alla lunga stagione dei tagli lineari per i Comuni”.
Venendo poi allo specifico lavoro di riorganizzazione della spesa, il segretario generale Anci ha ricordato come, grazie alla collaborazione attiva fornita dall’associazione, sono stati individuati quattro modelli aggregati di acquisto centralizzato: nel primo “la Città Metropolitana svolge funzione di soggetto aggregatore su base regionale per solo una o più categorie merceologiche e sottoscrive un accordo con la centrale di committenza regionale mentre a Consip spetta per le restanti categorie”; nel secondo, sempre con riferimento alle cinque categorie merceologiche, “il Comune capoluogo di Regione – ha spiegato – supporta tramite sottoscrizione di un apposito accordo la Città metropolitana nella predisposizione e nella stesura della documentazione necessaria all’avvio delle relative iniziative di spesa, senza tuttavia trasferire il relativo personale”; ancora nel terzo modello “la Città metropolitana oppure il Comune capoluogo di Regione richiedono, tramite sottoscrizione di un apposito accordo, di avvalersi del Soggetto Aggregatore per l’espletamento delle procedure di acquisto per le categorie merceologiche”; infine, nel’ultimo modello, il Comune capoluogo di Regione – ha concluso Nicotra – trasferisce tramite sottoscrizione di un apposito accordo alla Città metropolitana di riferimento le funzioni relative all’espletamento delle procedure e alla gestione delle relative iniziative di spesa ed il relativo personale”.

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