Tre segnali forti, nello scorso fine settimana, tolgono ogni dubbio alla corsa verso il disastro che ha imboccato l’Italia a pochi mesi dalla nascita del governo pentaleghista. Quasi contemporaneamente, l’Istat ha certificato la gravità del problema lavoro con l’aumento degli inattivi (donne e uomini che rinunciano a trovare occupazione); lo spread ha sfiorato quota trecento; e, infine, l’agenzia Fitch, ha mantenuto inalterato il rating alla tripla B (scarsino, per quella che fu ed è, sempre meno una delle maggiori potenze industriali nel mondo) ma ha abbassato l’outlook, cioè il giudizio sulle aspettative. In parole povere: non è tanto il fatto che oggi piove. Peggio ancora sono i tuoni che preannunciano tempeste e temporali. E’ questo governo, ma anche la situazione politica in generale, a preoccupare l’agenzia Fitch e a farle dubitare dell’immediato futuro dell’Italia.
Perciò, non basta ormai denunciare le colpe del governo e dei partiti che lo sostengono. Quello che ci potrebbe aspettare è un tale cataclisma (debito fuori controllo, aumento del costo del denaro, inversione dei timidi accenni di ripresa) e talmente ravvicinato, che anche gli oppositori del governo non possono chiamarsi fuori. Quando la casa brucia, non importa chi ha appicciato il fuoco. Politicamente, il problema non è più denunciare gli errori e i danni della maggioranza attuale. Il vero problema, ed anche la responsabilità di tutti, quali che siano gli attuali ruoli è come superarla.
Non c’è tempo per tatticismi. A giorni si dovrà cominciare ad impostare la legge di bilancio. E sarà la resa dei conti. Tutti i timori sono legati a questa scadenza. Lega e 5Stelle cercheranno fino all’ultimo di dimostrare ai loro elettori che intendono mantenere le promesse: flat tax, reddito di cittadinanza, modifica della legge Fornero. E la mancanza di coperture finanziarie da un lato avrà effetti nei rapporti tra i due partiti, rendendoli ancora più tesi e competitivi. Dall’altro renderà più scettici i mercati e manderà la situazione fuori controllo.
In conclusione, tutto ciò che è possibile dovrà essere fatto per sventare il disastro vero cui stiamo andando incontro. Quello dei nostri conti, non le navi di poveracci alle quali chiudere i nostri porti, per distrarre l’attenzione. Dunque, basta con l’avvilente barcamenarsi in attesa di chissacchè. Non è momento di attendere congressi o che si smaltisca l’ondata populista e demagogica. L’ondata non si arresterebbe in tempo, da sola. Il momento della dura resistenza è quello, imminente, della legge di stabilità, dalla quale potrebbe scaturire la valanga. E il perimetro degli schieramenti è semplice e brutale. Non si presta agli arzigogoli del politichese e dovrebbe travolgere antiche e recenti demarcazioni: destra o sinistra, sovranisti o europeisti, maggioranza e minoranza. La lotta è tra responsabili e irresponsabili. Non dimentichiamo, infatti, che l’elettorato non ha votato a favore di questa alleanza di governo. Lega e 5Stelle, alle elezioni del 4 marzo, erano ferocemente contrapposti.
Nicola Cariglia

Bene. Inutile insistere. Non volevo tu parlassi di De Gasperi, etc. Volevo tu ci dicessi di Salvini, Conte e Di Maio. Ma non insisto. Quanto ti rassicura parlare male di personaggi di settanta anni fa e non riuscire a dire una parola su quelli di oggi. E’ stato bello, ciao.
Ma Nicola, è ovvio che i Salvini e i Di Maio danno cacare i cani stitici, non per quello che vorrebbero fare ma perché non sanno farlo. Comunque ci sano tanti canili, andiamo a cercare altri cani.
fanno, non danno
Corretto:
Personalmente non ho mai avuto il mito dei De Gasperi, dei Togliatti, dei La Malfa, Nenni o dei Saragat e Malagodi, tutta gente che operava in binari ideologici obbligati, del tipo ” o mangi la minestra o salti dalla finestra “. Ma quei binari ideologici non esistono più da decenni, eppure li si rimpiange senza curarsi del fatto che i binari non esistono più ma le loro costrizioni sì e noi siamo tram obbligati allo stesso percorso dove però i binari sono stati divelti. Così si finisce in piccinerie ripetitive, una volta era invalsa la battuta ” Se il Po straripa il comunista gode ” oggi aggiornata in ” Se lo spread sale il moderato e il democratico godono “, ma gli anni dei binari unici dal 1945 al 1985 sono finiti. Dopo centoventi anni mettono il secondo binario anche nella Firenze – Viareggio, e vorremmo il binario unico della politica per l’eternità in Italia?
Personalmente non ho mai avuto il mito dei De Gasperi, dei Togliatti, dei La Malfa i dei Saragat, tutta gente che operava in binari ideologici obbligati, del tipo ” o mangi la minestra o salti dalla finestra “. Ma quei binari ideologici non esistono più da decenni, eppure li si rimpiange senza curarsi del fatto che i binari non esistono più ma le loro costrizioni e noi siamo tram obbligati allo stesso percorso dove i binari sono stati divelti. Così si finisce in piccinerie ripetitive, una volta era invalsa la battuta ” Se il Po straripa il comunista gode ” oggi aggiornata in ” Se lo spread sale il moderato e il democratico godono, ma gli anni dei binari unici dal 1945 al 1985 sono finiti. Dopo centoventi anni mettono il secondo binario anche nella Firenze – Viareggio, e vorremmo il binario unico della politica per l’eternità in Italia?
Non ho ancora capito, Marzio. I bravi sarebbero quelli di ora? Salvini, Di Maio, Conte etc.? Loro,si, giganti rispetto a De Gasperi, etc?
” E i nostri governanti, se avversari, sono incapaci. Se dalla parte “giusta” devono scontare gli sbagli altrui “. Sono incapaci perché non hanno né attributi né mezzi, e non hanno né attributi né mezzi perché obbediscono alla filiera del comando Nato di Napoli, dove gli interessi italiani sono talmente stracotti dagli interessi altrui che non vale nemmeno la pena alzare la voce. Ma questo andazzo appartiene a una storia molto lontana, appunto centrismo, centrosinistra e centro destra, reiterati e collusi a narcotizzare il paese sotto l’ombrello Nato, quando est e ovest avevano interesse all’immobilismo. Oggi si impongono altre scelte perché il Mediterraneo non è più un mare per le villeggiature dei bei tempi andati, e a ridere in attesa che i bei tempi andati ritornino, si finisce bolliti insieme agli gnocchi della mamma romana.
Vivere con realismo? Non lo trovo disdicevole. Quei settanta anni, in realtà 40, perchè mi fermerei alla caduta del muro, l’Italia li ha vissuti pacificamente e prosperamente grazie ad un accorto sistema di alleanze che solo una parte degli italiani volle: quelli che sostennero i governi centristi, prima, e di centrosinistra poi. Non i comunisti e nemmeno i postfascisti. Io mi sento tranquillo con la mia coscienza, perchè, nell’occasione, mi ritrovavo dalla parte che la Storia ha dimostrato essere quella giusta, ovvero in linea con gli interessi italiani. Ora la nostra politica estera non è più in mano ai De Gasperi, Saragat, Martino, La Malfa e nemmeno ai Moro, Fanfani, Craxi. Oggi, per volere di molti, è in mano a Salvini, Di Maio e…Conte. A me viene da ridere. E non mi può essere rimproverato di avere sostenuto quelli che ci hanno portato a questa situazione. I governi di sinistra, centrodestra, tecnici, che si sono succeduti nell’ultimo quarto di secolo, li ho avversati tutti. Voi che apprezzate questa situazione dovreste cominciare a rivolgere le vostre lamentele e le vostre insoddisfazioni a chi governa oggi, non a chi governava ieri. E’ così difficile? Pensa: in Libia, non so quante responsabilità portiamo per il passato. Ma davvero ti rassicura il fatto che ora le mani ce le ha messe Salvini? Già, ma è colpa della Francia. E i nostri governanti, se avversari, sono incapaci. Se dalla parte “giusta” devono scontare gli sbagli altrui. Scusa Marzio, mi viene ancora di più da ridere.
Nicola, tu sei sereno e moderato, io no. Non si tratta di seguire né ” Molti nemici molto onore ” né ” Nessun nemico molto torpore “, entrambi stupidi. Si tratta di capire che settant’anni di serenità edenica e senza nemici ci ha disarmati al punto di non possedere nemmeno una flotta dignitosa, almeno cinque portaerei con relativo appoggio navale logistico, tale da controllare il sud del Mediterraneo e impedire agli avventurieri che governano a Parigi o altrove di intrufolarsi e ostacolare i nostri interessi. O sono considerato fascista per dire cose sacrosante e legittime in qualsiasi paese del mondo? I nemici dell’Italia ci sono, Nicola, e sono tanti, più di quanto la tua serenità ti faccia immaginare, e cominciare da quelli che accogliamo, sorridenti e pieni di riconoscenza, ma col dente avvelenato dalla convinzione che noi dobbiamo servirli e risarcirli. O sono considerato razzista perché non credo a sincretismi dozzinali e a culture tra loro risciacquate e rincollate dalla retorica della fratellanza universale e bergogliesca? Certo vivere come piace a te sarebbe bello, ma la realtà è altra cosa..
Non vedo ondate populista in Italia.
Vedo un uso distorto di tale termine e pertanto invito allo studio e all’approfondimento storico (a partire da Herzen).
Il resto è propaganda politica. Capitalista. Di sinistra e di destra.
Mi auguro che i popoli si sveglino Abbandonando destra e sinistra. E possano finalmente autogovernarsi.
Ritrovando così la democrazia.
Marzio, non riesco a immaginare un mondo nel quale tutti ce l’hanno con l’Italia tramando per metterla in difficoltà e fregandosi le mani ad obbiettivo raggiunto. Lasciamo queste fantasie ai pentaleghimmaginifici e non dimentichiamo chi ne ebbe analoghe nel passato, salvo, poi, risvegliarci drammaticamente. Quanto ad uscire dall’ombrello Nato, no grazie. In Europa quei paesi che ne stavano fuori si bagnarono molto di più. E non sarebbe parso loro vero di potersi riparare stretti accanto a noi.
Nicola, non ti preoccupano le regie preposte alle agenzie di rating, il gioco dello spread, le statistiche lavorate ad arte, o davvero credi che la contabilità sia legge di natura e non pilotata? E pensare che per ridurre a più buoni consigli agenzie di rating, spread imbizzarrito e ludi statistici basterebbe che l’Italia mettesse un primo piede fuori dalla coperta Nato, e subito la contabilità tornerebbe a nostro favore nel lacchezzo internazionale. Cerchiamo di usare le armi che abbiamo invece di godere del solito disfattismo italico.
Commento del tutto condivisibile, Giampaolo.
La “caduta degli Dei” come ha scritto anche ampiamente il direttore, è iniziata oltre 25 anni fa ed è continuata con l’assassinio perpetrato a freddo dall’allora presidente della Repubblica Scalfaro, di un impacciato nuovo presidente del Consiglio avvenuta con un avviso di garanzia in pieno G.7 che si teneva a Napoli sotto la presidenza italiana. Una lotta di potere che vide scadere l’Italia dalla tripla A (o vicina) fin al triplo B dei giorni nostri. Dal “Britannia” in su il depauperamento criminale ha portato il Paese ad essere il fanalino di coda dei paesi facenti parte della disarticolata UE.
In questi anni si è cercato di convincere l’opinione che le colpe furono della I^ Repubblica, ma il popolo non l’ha mai creduto.
Nel contempo si è continuato a sperperare denaro e credibilità sulla linea del tanto peggio tanto meglio arrivando all’assurda tassa Prodiana per entrare nell’area EURO, ed alle ultime mancette con i soldi altrui elargite a piene mani da un ragazzotto (ed amici) assurto ai massimi vertici dello Stato senza aver avuto l’avallo del consenso elettorale.
A me sembra che la situazione determinatasi sia molto simile a quella di 100 anni fa dalla disfatta di Caporetto del 1917. Il generale Cadorna difatti tentò di salvarsi attribuendo le colpe ai suoi sottoposti allo stesso modo di coloro che subirono la disfatta referendaria del 4 dicembre 2016 e da quella perniciosa del 4 marzo 2018.
Non so se la compagine a guida del prof. Conte sarà simile a quella del Gen. Armando Diaz, ma glielo auguro dal profondo del cuore, non vedendo alternative all’orizzonte.
Quindi stabiliamo fin da ora che le colpe non sono state certo degli impreparati medici chiamati al capezzale dell’Italia, ma del malato che tutti speriamo che sia ancora mezzo vivo e non sia già mezzo morto.