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Se in Italia manca la politica della concretezza

di Anna Chiara Gaudenzi | 15 Giugno 2015

Renzi rischia  di cadere nello stesso errore di Berlusconi: nessun partito sul territorio  e tanta televisione, narrazione e mitizzazione di quel poco che si è fatto.

Dopo la tornata elettorale delle regionali sono in molti a credere che la parabola di  Matteo Renzi stia andando molto velocemente incontro alla fine. E’ tempo di bilanci e il Partito Democratico non può che constatare di aver perso il 40% dei consensi rispetto alle europee lasciando sul terreno il 25% dei voti. Ad andare alle urne sono state 7 regioni e il primo dato da sottolineare è, come ormai troppo spesso accade, quello dell’astensionismo. Hanno votato in pochi: solo il 54% degli aventi diritto. Un elettore su due ha deciso di rimanere a casa.

Manca la fiducia nella politica, e diminuisce nettamente quella nel premier. Il Partito Democratico  ha perso la Liguria, regione storicamente a sinistra, perché si è presentato con due leader e con una offerta politica che favoriva il Movimento 5 Stelle e le liste della sinistra antagonista. Tra i due litiganti ha vinto Giovanni Toti, che non è ligure, ma che è riuscito a tenere insieme Forza Italia, uno dei gruppi più frazionisti della storia politica nazionale.  Per il Pd è andata meglio in Toscana dove ha vinto  Enrico Rossi che non è certo un renziano convinto.  Clamorosa sconfitta del Pd anche in Veneto dove Luca Zaia ha trionfato con il 50,1% mentre la renziana Alessandra Moretti si è fermata al 22,7%. Viene spontaneo riassumere che quando Renzi impone uno dei suoi c’è il tracollo. Quando invece  si appoggia ai vecchi leader regionali, spesso lontani dalle sue posizioni politiche, vince. È il caso, oltre che di Enrico Rossi in Toscana, di De Luca in Campania, di Emiliano in Puglia, di Ceriscioli nelle Marche, della Marini in Umbria.

Le elezioni ancora una volta mostrano che gli italiani sono stanchi di chiacchiere, slogan e tattiche di seduzione.  Renzi rischia  di cadere nello stesso errore di Berlusconi: nessun partito sul territorio  e tanta televisione, narrazione e mitizzazione di quel poco che si è fatto.

Forse, però, queste elezioni potrebbero segnare un punto di svolta. Il PD, ignorato e maltrattato, ha presentato il conto a Renzi: due milioni di voti persi e un tracollo senza precedenti. Da oggi Renzi non potrà più permettersi di parlare di “mele marce” negli scandali come Mafia Capitale e non potrà ignorare quella parte del partito che intercetta il voto sul territorio. Non potrà più nemmeno fare i conti senza l’opposizione interna e questo potrebbe non essere un bene per il Paese. I dissidenti dem, consapevoli di avere ancora un certo peso, non molleranno facilmente la presa su riforme importanti come scuola e costituzione.

In questa situazione così frastagliata, i moderati potrebbero trovare una spinta e riuscire a fare davvero opposizione. Ma, a ben vedere, il problema nel centrodestra è un altro: l’assenza, proposte, programmi, ma soprattutto di leader. In Italia ci sarebbe bisogno di una persona in grado di mettere insieme tutte le idee del centrodestra e tradurle in progetti concreti. I moderati dovrebbero prendere spunto da quanto fatto da David Cameron in campagna elettorale. A differenza che in Italia, a Londra c’è la consapevolezza che le Pmi  e le startup possono guidare la ripresa del Paese. Proprio per questo Cameron ha dato il via a un progetto pilota che consentirà alla British Business Bank di destinare 100 milioni al sistema imprenditoriale, nella convinzione che “la Gran Bretagna ha bisogno della propria versione della tedesca Mittelstand, un sostegno forte per le medie imprese che esportano, creano innovazione e nuovi posti di lavoro”.

Questo piano di riforme, insieme a una visione chiara di come gestire burocrazia e immigrazione, si chiama politica della concretezza e deriva da un amore profondo del premier per l’Inghilterra, per i lavoratori e per le imprese. Se anche in Italia si seguisse questa linea così lontana dalla politica mediatica della seduzione, forse si riuscirebbe a cambiare qualcosa, portando il Paese fuori dalla stagnazione.

Pubblicato in : Primo piano

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