Già fu esposto al pubblico ludibrio quel ministro con l’erre moscia che arriva rombando su Ferrari: non certo per la bella vettura così ostentata in piena fase di recesso economico, ma perché lo immaginiamo tracagnotto com’è, tutto schiacciato in una macchina che, ancorché ricca, è pur sempre bassa e cafona come lui.
Tremonti è la quintessenza del ridicolo, quando solennemente compreso davanti al microfono dello scranno proferisce le peggiori coglionerie, ma immaginarlo scendere (tutto anchilosato) da quella specie di enorme piattola miliardaria lo fa assurgere a patetico.
Bertinotti è stato il trampolino di lancio del comico Guzzanti (junior) con quell’arnese sempre appeso al collo e le giacche da Lord Brummel, ma per fortuna sua, c’è la Sora Lella a riportarlo alla realtà.
Ma venendo a noi: non c’è volta in cui, durante un’intervista rapita al volo alla parlamentare colta di sorpresa e appena uscita dall’Aula, o all’entrata , o mentre scivola furtiva in ascensore, non l’abbia vista bene la nostra deputata, nei dettagli della “mise”.
Alle 11 di mattina ti si presentano conciate come Madonne di Loreto: orecchini come lampadari veneziani, collane di perle fino a 4 giri (visto in Tv) con fermaglio tempestato di gemme da favorite del il Sultano del Brunei, pellicce di visone che a Cortina se le sognano di notte, anelli che si ispirano alle sbornie della Taylor e abbigliamenti da Prima della Scala, anni di piombo, stola inclusa.
Di quando i compagni incazzosi e maleducati, non politicamente corretti ma precursori di par condicio, scaraventavano all’uscita contro esse ed i loro cavalieri, muniti di cravatta Marinella, le consuete uova marce, condite da epiteti coloriti assai.
Alle 11 del mattino vanno così mummificate da queste ricchezze fuori luogo e fuori misura a dibattere delle nostre pensioni inesistenti, delle nostre tasse che ci privano non di un modesto bijou, bensì di pagare momentaneamente quella multa stradale che ci tornerà decuplicata a giro posta dopo un anno. Mentre lei sarà in vacanza o ad un talk show, che è lo stesso.
Quale becero zoticume!
Più da ex povere, che da nuove ricche, si presentano al popolo bue, che ne resta difatti più ostile che ammirato.
Ai due estremi per esempio porrei la destra Santanchè, la cui iper-perfezione esagerata la mette fuori dalle leggi del bon ton e le sinistre Melandri, Turco, Bindi, scialbe come suore laiche ad una festa. Triade bocciata anch’essa perché di una tristezza protodeprimente.
A parte la voglia di comunismo che mi scappa sempre, quando vedo i rappresentanti del popolo scambiati per rappresentanti di Cartier, per quanto non mi importi dei loro stipendi né dei loro privilegi, (perché anche io da grande, quando avranno finito, a sinistra, le” mogli di” e le meretrici di partito e le solite perbeniste munite di guinzaglio, mentre quelle brave saranno sottoterra, anche io dicevo, potrei rischiare di finire in Parlamento) che sono giusti perché tra i parlamentari chi lavora duramente e seriamente, senza ad esempio speculare, spende una valanga di quattrini e non risparmia un’acca a fine mese, mi importa invece molto della loro educazione, del loro decoro, del loro essere persone equilibrate: elementi che, visto il collo di ermellino a mezzogiorno, intorno al collo vizzo di una senatrice comunista, non mi par di riscontrare nella forma. Capirai nella sostanza! Verrà il giorno (verrà, verrà ) in cui anch’essi ed anch’esse si sentiranno fuori dalla mischia, fuori dal potere, poscia, fuori di testa: sarà il giorno in cui ormai, finalmente trombati dal partito o finiti dall’età, continueranno, pomposi, a presenziare con i loro fronzoli firmati, abbronzature artificiali magari ad un raduno di nostalgici o ad un funerale, dove a poco servirà l’eterna scusa d’esser ricchi di famiglia.
Elena Ronconi

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