La grande manifestazione che c’è stata nella mia città natale sabato 15 marzo mi ha fatto ricordare quando muovevo i primi passi nella lotta alla mafia.
Sono nato e cresciuto a Bari, dal 1987 ho avuto come condomini (abusivi ovviamente) una delle famiglie più “in vista” della criminalità barese,ancora oggi citati nelle relazioni della Direzione Nazionale Antimafia, i Diomede. Eppure sono sempre stato contro la mafia, rischiando spesse volte di subire qualche lezioni dai cinque figli del boss Biagio Diomede…Sopratutto nel periodo in cui cominciai a frequentare quella stupenda esperienza che è stata l’Osservatorio pugliese contro la Criminalità , per la Legalità e la nonviolenza. Un’associazione presieduta da Leandro Limoccia, che aveva come elementi di spicco Alessandro Cobianchi e Piero Manodoro e altri amici di cui non ricordo il nome, ma che poi costituirono il nucleo fondante della Carovana Antimafia e di Libera.
Infatti in quel periodo ci fu una faida fra famiglie (era il 1992) la via dove vivevo era teatro di sparatorie. Una volta un caricatore di kalashnikov venne scaricato sul portone del mio palazzo ed un colpo venne riservato al davanzale del mio studio al pianterreno, inoltre quella stessa notte vennero saccheggiate le automobili dei Diomede e alla miaubarono l’autoradio. Questo perché probabilmente la famiglia che organizzò il tutto (era una chiara intimidazione ai Diomede) sapeva del mio impegno e volle lanciare un segnale anche a me.
Eppure non mi fermai.
Bari non è mai stata una città facile, anzi…ma lì la delinquenza non è riuscita a fare il salto di qualità alleandosi alla Sacra Corona Unita e lasciando spesso il terreno alle mafie straniere, tra cui quella cinese ed albanese. Però era forte l’utilizzo dell’estorsione, ricordo quante volte mi è capitato di assistere alle “visite” che gli estorsori facevano ai commercianti, specialmente in via Manzoni.. Per questo è importante far sentire forte la presenza della cultura della legalità, anche a Bari, capoluogo della Puglia considerata la quarta regione “criminale” dopo SIcilia, Calabria e Campania.
Termino con una riflessione che ho fatto in risposta ad un’intervista all’on. Forgione. “Ogni cittadino onesto deve sentire come suo primo dovere la lotta alle mafie, attraverso il rifiuto del compromesso e della complicità con chi è disonesto. La lotta alle mafie deve partire dal basso, deve essere una grande rivoluzione sociale che impedisca alle mafie di trovare l’humus che finora gli ha consentito di esistere. Dovere dello Stato è creare le condizioni sociali adeguate”.
Ettore Lomaglio Silvestri
Presidente Associazione culturale Sconfiggiamo la mafia

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