
L’ex direttore degli Uffizi Eike Schmidt si scaglia contro il discusso “cubo” bianco e nero di Corso Italia a Firenze. La Procura di Firenze ha già avviato un fascicolo conoscitivo sul ‘cubo’ che spicca dal nuovo complesso architettonico sorto sull’area dell’ex Teatro Comunale, nel cuore del centro storico cittadino, all’interno della zona tutelata dall’Unesco. Ma Schmidt ritiene che proprio l’Unesco debba intervenire per risolvere la questione.
“È totalmente brutto, è totalmente fuori dal contesto fiorentino e forse al di fuori delle regole sull’altezza”, ha detto al ‘Times’. Il quotidiano londinese ha dedicato al “cubo nero” che “annerisce” lo skyline della città del Rinascimento un approfondimento, sollevando diverse questioni sul progetto e sull’iter di approvazione e di cambiamento. “Non vogliamo che Firenze perda lo status Unesco – ha aggiunto Schmidt, che nei giorni scorsi aveva citato il caso di Dresda, fuori dall’Unesco per un solo nuovo edificio –, ma l’Unesco potrebbe fare pressione sulla città affinché siano cambiati i colori e sia ridotta l’altezza“. “Adesso è chiaro che il progetto è stato cambiato – ha rimarcato il direttore del Museo di Capodimonte -. Qualcuno avrà dato il permesso per costruire un edificio più alto dei parametri consueti e più alto del teatro che ha rimpiazzato. Di chi è la responsabilità?”
AdnKronos

Tutto giusto e tutto vero. Ma parliamo di cose più terra terra e quindi più serie, per noi. Perché sul fiorentinissimo Pensalibero nessuno parla di come Firenze sempre più rifatta sia sempre più disfatta? Intere generazioni di fiorentini innamorati non vedono nulla? Non si rendono conto di come Lucerna, Utrecht, Berna o Valladolid non dovevano essere prese a modello della ferrovia trapiantata nel centro urbano? Possibile che nessuno abbia saputo capire perché una città come Firenze non va aggiornata, ma liberata? Le città ie aggiorna la storia non sindaci e assessori, e se la storia latita a ripassare di qua non è l’occasione perché i tanti insofferenti di vivere male se ne vadano, ripulendo il tessuto urbano da turisti da via de’ Neri, da cravattari, affittacamere, pizzazioli, intellettuali per Rai e teleprivate? Almeno il povero Cariglia alla fine cominciò a sospettare che largo Alcide De Gasperi fosse uno dei tanti focolai della metastasi fiorentina, Ma cosa sperare da una città che impigrita nell’antifascismo non meno rancido e pieno di ragnatele del melonismo, ha scelto per sindaco la Funaro invece del direttore degli Uffizi? Altro che angeli del fango, città stuprata, crocefisso del Cimabue, il disastro del 1966 si paga oggi perché in sessanta anni non una forza politica, non una personalità emergente hanno saputo salvare la città.