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Schettino, il ritratto di un italiano

di Giuseppe Ferone | 22 Gennaio 2012

Schettino ha sbagliato e merita una condanna, ma non mi sentirei di partecipare alla sua esecuzione in piazza ed urlare “morte” quando il boia sta per decapitarlo.

Sono stati fatti, in questi ultimi giorni, diversi elogi, diversi articoli in cui si raffigurava in chiave mitica, il comandante Gregorio De Falco, colui che “eroicamente” (mah) ha guidato telefonicamente il panico all’interno della Concordia, la nave da crociera protagonista del tragico incidente. De Falco, con tono autoritario e preciso, impartiva gli ordini, comandava le operazioni cercando di salvare l’intero equipaggio. Ma la cosa che ha fatto davvero raggiungere il punto più alto del piacere degli italiani ascoltatori e telespettatori, sono stati i rimproveri e gli insulti di De Falco allo sciagurato Schettino, il comandante della nave, il quale, dopo averla fatta affondare, anzichè restare all’interno e cercare di salvare uno ad uno i passeggeri rischiando la vita, se l’è data a gambe riuscendo a scamparla e prendere un taxi. E alle parole «Muoviti Schettino!», «Rientra subito nella nave», «Cosa fa Schettino ha paura? Vuole fuggire?», gli italiani si sono spiritati ed impersonificati, ovviamente, nel comandante De Falco. Un codardo, un vile, senza dubbio, Schettino, che ha fatto morire diverse persone. Ma nei vari servizi televisivi e giornalistici non ho visto uno che uno, giornalista o cittadino italiano, che ha provato per un solo secondo a mettersi nei panni del verme Schettino. Niente di niente. Non sia mai! Tutti De Falco, l’Italia dei De Falco. Beh…no, non ci sto. Sono italiano, e se la storia ci ha mostrato qualcosa in questi anni, è stata proprio l’Italia di Schettino. Italiani che plaudivano il Duce affacciato da Palazzo Venezia, la maggioranza. E italiani che sputavano addosso al cadavere dello stesso, anni dopo. Tutti trasformati in condottieri della libertà. Fosse vivo il messia avrebbe detto senza dubbio «Chi è senza peccato scagli la prima pietra», ma non si tratta di questo. Non si tratta di difendere Schettino. Assolutamente. Lui ha sbagliato, è colpevole e deve pagare, e sin qui non ci piove. Ma “pagare” non significa forse avere diritto ad un giusto processo dove, una volta dimostrata la colpevolezza, dovrebbe essere applicata la legge in materia e dovrebbe essere inflitta la giusta condanna? Beh, si, anche questo è vero. E allora perchè montare tutta questa gogna mediatica-televisiva che altro non fa se non fomentare gli italiani, aizzarli contro il presunto colpevole, creare delle belve? Non ha senso. Perchè puntare in massa il dito contro Schettino e gridare “Alla gogna” quando poi Schettino rappresenta il 90% degli italiani? Schettino è un uomo che ha avuto paura di morire. Nel bivio tra vita e codardia e morte e coraggio ha preferito la prima opzione. La via sbagliata, senza dubbio. Avrebbe dovuto buttarsi tra le macerie cercando di salvare più vite possibili. Un giusto avrebbe fatto così. Ma Schettino non è un giusto. Schettino è un codardo, pauroso ed ha avuto una grande paura di morire, come l’avremmo avuta, senza dubbio, noi. La maggior parte di noi. Schettino ha sbagliato e merita una condanna, ma non mi sentirei di partecipare alla sua esecuzione in piazza ed urlare “morte” quando il boia sta per decapitarlo. Sento che sarei preso da un enorme rimorso. In un certo senso, sarebbe come se il boia decapitasse la testa un pò a tutti noi.

Pubblicato in : Primo pianoTag: concordia, costra crociere, de falco, nave da crociera, schettino

Info Giuseppe Ferone

Giornalista pubblicista, ha collaborato per due anni con l’Avanti!, quotidiano socialista. Attualmente scrive per diverse testate nazionali e locali come Rinascita, Il Punto e Ottavonews. Ventitreenne, è studente di giurisprudenza a Roma presso l’Università Tor Vergata, dove è anche stato eletto nel 2012 Consigliere di Dipartimento. Da sempre socialista, contro ogni totalitarismo, sia esso comunista, fascista o di qualsiasi altro colore, compreso il totalitarismo dei magistrati, i quali, secondo lui, rappresentano la vera dittatura presente oggi in Italia. Per questo è assolutamente convinto della necessarietà, in Italia, di una riforma della Giustizia.

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