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Sceriffi per finta

di Davide Giacalone | 16 Luglio 2012

Se le forze politiche non voglio acconciarsi tutte a fare il verso dell’uomo della strada, con il che meritando di essere messe per strada, devono cimentarsi con la formulazione di idee e alternative. Altrimenti il chiacchiericcio non serve a niente.

Certa propaganda leghista ha così attecchito, presso le menti meno attrezzate, da indurre certi sindaci a sentirsi sceriffi e certe opposizioni a chiedere che il sindaco sia uno sceriffo. Così, quando s’è diffusa la notizia che una ragazza australiana, di ventidue anni, era stata aggredita e violentata da una decina di uomini, nei pressi della stazione Termini, l’opposizione capitolina l’ha messa sul conto del sindaco, Gianni Alemanno. Il quale sindaco, in effetti, nel corso della campagna elettorale, coerentemente con la sua formazione politica e culturale, promise una città più sicura e il pugno duro. Nella concitazione, però, sembra che nessuno si ricordi del nostro ordinamento: l’ordine pubblico, la prevenzione e persecuzione dei reati, non sono materie municipali. Nel caso specifico, poi, non ci sono i dieci uomini e non c’è nemmeno, a quel che la squadra mobile ha accertato, la violenza carnale: la giovane aveva acconsentito al rapporto con un uomo, trentenne tunisino, sebbene adagiata sui tavoli accatastati di un ristorante, all’aperto. Nel corso del rapporto, non esattamente romantico, né particolarmente prudente, è purtroppo sopraggiunta una violenta emorragia. La ragazza, pare non sobria già all’inizio, si è allontanata in stato confusionale. E’ stata subito soccorsa e portata in ospedale. Se le cose si fossero svolte in questo modo, mi pare che ci sia una sola mancanza, da parte delle forze dell’ordine, in una zona che dovrebbe essere molto sorvegliata: non avere arrestato i due prima, per atti osceni in luogo pubblico. Il resto, comprese le polemiche feroci sulla città insicura e invivibile, appartengono al delirio propagandistico. Per giunta di un tipo di propaganda che nuoce a tutti, giacché descrivere Roma come una specie di terra adusa alla violenza e in preda alle bande non è solo vagamente mistificatorio, ma anche potentemente autolesionista. Il che non significa, naturalmente, che non esista un problema di tutela delle persone e dell’ordine pubblico, specie in quelle ore a cavallo fra la notte e il mattino, ma va affrontato seriamente, non allo scopo di segnare qualche punto nel tabellone della polemica. Un tabellone, oltre tutto, cui i cittadini dedicano l’attenzione che merita, vale a dire quasi nessuna. L’esempio di Londra, da questo punto di vista, è illuminante: una fitta rete di telecamere tiene sotto controllo la città, il che, ovviamente, non impedisce che si commettano reati o violenze, ma ne diminuisce molto la frequenza e la portata, perché l’idea di essere successivamente individuati e ricercati, in un mondo in cui la sera vai in galera e la mattina successiva il giudice ti condanna, non è certo un incentivo. Nel nostro caso, del resto, una rete di quel tipo servirebbe anche a scoraggiare atti di volgarità e vandalismo (lo si è dimostrato quando uno squilibrato danneggiò una fontana di piazza Navona e poco dopo è stato identificato, trovato e arrestato). I motivi per condurre un’opposizione seria, all’attuale amministrazione di Roma, non mancano. Il fatto è che un’opposizione seria, di qualsiasi colore politico sia, deve misurarsi non solo con il vociare della denuncia, ma anche con il ragionare della proposta. Roma ha un serissimo problema relativo alla pulizia e alla spazzatura, solo per citarne uno. Se le forze politiche non voglio acconciarsi tutte a fare il verso dell’uomo della strada, con il che meritando di essere messe per strada, devono cimentarsi con la formulazione di idee e alternative. Altrimenti il chiacchiericcio non serve a niente. La raccolta differenziata non solo è troppo poca, non solo non funziona, ma è anche una potente presa in giro. Fare proposte significa indicare i modi per renderla effettiva e localizzare gli impianti per il riciclaggio e il trattamento dei rifiuti, altrimenti la differenziata non serve a nulla e si continua a buttare tutto in discarica. Salvo protestare contro le discariche. Aggrapparsi alla fanciulla incauta, cui auguriamo di rimettersi presto e di potere raccontare che la sanità italiana è tanto criticata, da noi italiani, soffre di non pochi problemi, ma vi si trovano professionalità eccelse e dedizione assoluta, non ha alcun senso politico. Appartiene ad un’idea della vita civile secondo cui basta battere l’avversario per dire di avere vinto, dimenticando che nel vuoto culturale, con gli slogan tanto roboanti quanto mosci, non solo non vince nessuno, ma, di sicuro, perde la collettività e perde la città. Perde l’Italia. Che non lo merita.

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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