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SCAMPATO PERICOLO PER IL CAVALIERE

Malagiustizia non svanisce. Questo è il tempo d’agire, prima che la giostra ricominci. Di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 1 Marzo 2010

La partita conclusa ieri, in Cassazione, porta il nome apparente di David Mills, ma diversa era la posta reale: Silvio Berlusconi. La sentenza delude quelli che speravano di condannare il secondo, per il tramite del primo, lascia aperto un procedimento penale destinato ad autodistruggersi e impone una nuova agenda politica, in tema di giustizia. L’avvocato Mills la sfanga, salvo dover risarcire la parte civile, che, per ironia della storia, è quella presidenza del Consiglio oggi abitata dal suo cliente di un tempo. Ma chiusa una partita se ne apre un’altra, tocca al governo dare le carte, e c’è da sperare che giochi con la testa, senza il solito appellarsi alla fortuna o all’isteria.

Oggi in molti scriveranno che la Cassazione ha considerato Mills copevole, ma prescritto il reato, sicché deve ritenersi colpevole anche Berlusconi, che, però, non era parte in causa. La situazione è ancora più grottesca di quel che sembra: per effetto (perverso) del lodo Alfano, ovvero della sospensione del procedimento contro Berlusconi, e quale conseguenza della successiva sentenza d’incostituzionalità, il presunto corrotto e il presunto corruttore hanno avuto due processi diversi, di cui uno, quello a Mills, appena concluso, e l’altro, quello a Berlusconi, appena iniziato.

Non occorre essere giuristi per rendersi conto che è una situazione da manicomio, che si sarebbe potuta evitare se la legge fosse stata fatta in modo meno superficiale, talché, oltre a renderla costituzionale, si fosse provveduto a sospendere anche i procedimenti a carico dei coimputati. E non occorre essere studiosi, bastando il buon senso, per aver chiaro che non è ragionevole vedersi condannare in un processo nel quale neanche si è imputati, quindi non ci si è difesi. Questo, però, è quel che stava succedendo.

La Cassazione fischia la scadenza del tempo: datando il reato al novembre del 1999 si constata l’intervenuta prescrizione. Se è vero per il corrotto, lo è anche per il corruttore. Anziché condannato, Berlusconi è prescritto per interposto Mills. E’ vero, non c’è, per Mills, l’assoluzione nel merito. Ma così come non si può essere un po’ incinte, neanche si può essere un po’ colpevoli. O lo si è, o non lo si è: senza sentenza di condanna, vale l’innocenza. (Si tenga a mente questo principio, lo tenga a mente il governo, cui oggi fa comodo, perché torneremo a parlare di mafia, e vedremo che le cose non sono poi così chiare).

Adesso, però, non c’è più bisogno di correre per evitare che il presidente del Consiglio sia condannato con una sentenza copia e incolla. L’anno in più che rimane (dato dalla sospensione ottenuta) non basta certo a chiudere tre gradi di giudizio. Le vie delle procure sono infinite, ma l’immediatezza del pericolo è venuta meno. Non ci sono alibi, non ci sono scuse: ora la riforma della giustizia. Ora, subito, perché dovrà essere discussa, perché coinvolge profili costituzionali e, quindi, quel che manca alla fine della legislatura è poco più del tempo necessario.

Le direzioni di marcia le abbiamo tante volte indicate e dettagliate: separazione delle carriere e avanzamento per merito, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, certezza dei tempi, sveltimento delle procedure (con la digitalizzazione si possono fare miracoli), pene da non elevare ma da far divenire certe, depenalizzazione e decarcerazione delle pene. Questa è la partita vera, che va giocata nell’interesse di tutti, dei cittadini come del mercato, senza piegarsi davanti alle pressioni corporative, senza avere tremori politici. Queste sono riforme serie, sulle quali chiamare alla collaborazione la sinistra in grado di starci, vale a dire capace di rendersi indipendente dal giustizialismo fascistoide che l’affligge.

Guai, invece, a giocare ancora tante piccole partite di cortile, che hanno incenerito troppe energie, massacrando la giustizia e rendendola quel colabrodo che ogni anno si offre al pubblico ludibrio. Le polemiche sulla sentenza di ieri evaporeranno entro la fine di marzo, ma la malagiustizia non svanisce e la lasciamo in eredità ai posteri. Questo è il tempo d’agire, prima che la giostra ricominci.

Davide Giacalone – Pubblicato da Libero

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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