
Per la prima volta nella storia della Germania del dopoguerra un partito di estrema destra potrebbe guidare il governo di un Land tedesco. Il 6 settembre si vota in Sassonia-Anhalt e, secondo gli ultimi sondaggi, Alternativa per la Germania (AfD), guidata nello stato in questione dal giovane Ulrich Siegmund, arriva al voto con il 40% delle preferenze e in largo vantaggio sulla CDU del ministro-presidente uscente Sven Schulze. Queste elezioni potrebbero quindi dare al partito il primato assoluto nel Land, se non addirittura la possibilità di governare senza alleati. Un’ascesa, quella dell’estrema destra, che nasce nell’Est del paese, nei Lander della ex Repubblica Democratica Tedesca, ma che ormai racconta un cambiamento della Germania intera, mentre la ‘locomotiva’ economica tedesca fatica a ripartire: negli ultimi mesi l’AfD ha messo radici anche nell’Ovest, un tempo considerato ‘immune’. Quello in Sassonia-Anhalt è inoltre il primo di tre appuntamenti elettorali ravvicinati – si va alle urne anche il 20 settembre a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore – in un anno che in Germania si è già guadagnato il soprannome di ‘Superwahljahr’, il super anno elettorale, e che promette di ridisegnare gli equilibri politici del paese.

A Est ma anche a Ovest?
Per anni la narrazione prevalente ha raccontato l’AfD come un fenomeno della Germania dell’Est, radicato nelle difficoltà dell’epoca post-riunificazione del 1990, segnata dalla chiusura delle fabbriche, l’esodo dei giovani in cerca di lavoro, e la sensazione di molti di essere rimasti indietro in un paese che, pur riunificato, ha continuato a viaggiare lungo due velocità economiche e due sensibilità politiche diverse. Malgrado gli ingenti investimenti fatti nell’ex DDR, questa lettura resta in gran parte valida per la Sassonia-Anhalt. Si tratta di un Land rurale, con una popolazione tra le più anziane e in più rapido calo demografico di tutta la federazione tedesca, dove l’insoddisfazione nei confronti di Berlino si è sedimentata nel tempo. Gli elettori lamentano diverse questioni, dal carovita, alle numerose turbine eoliche presenti nella regione. Altro tema ricorrente è la sensazione di insicurezza, in particolare nelle città di Magdeburgo e Halle, e in qualsiasi altra area che negli ultimi dieci anni ha visto l’arrivo di numeri significativi di migranti, soprattutto richiedenti asilo. Ma la geografia non racconta, da sola, tutta la storia, e negli anni quella del consenso per l’AfD è cambiata. Il partito ha raddoppiato i propri voti nelle elezioni regionali del Baden-Württemberg e della Renania-Palatinato, due Land della Germania Occidentale considerati fino a poco tempo fa refrattari alla destra radicale, diventata ovunque la prima forza di opposizione. Il partito è cresciuto sensibilmente anche nella Renania Settentrionale-Vestfalia, lo stato più popoloso del paese, e in Baviera, tradizionale roccaforte della CSU. Il racconto di un’AfD confinata alle campagne dell’ex Germania comunista, insomma, non regge più: il partito parla ormai a un elettorato più ampio, trasversale per età e provenienza geografica, unito da una sfiducia crescente verso i partiti che hanno governato la Repubblica federale dal dopoguerra in poi.
Il volto sorridente dell’estrema destra?
Anche l’AfD in questi anni è cambiata. E Ulrich Siegmund è diventato uno dei volti più riconoscibili di questa trasformazione. Trentacinque anni, un passato da piccolo imprenditore, il suo nome è approdato nelle cronache nazionali nel 2024, dopo la partecipazione a un controverso incontro di esponenti dell’estrema destra a Potsdam. Ma è nell’ultimo anno che Siegmund ha costruito un’immagine pubblica in rottura con lo stereotipo del partito arrabbiato e cupo: sorriso rassicurante, comunicazione curata, messaggi improntati all’ottimismo e un seguito sui social che supera abbondantemente quello di tutti gli altri candidati del Land messi insieme. Dietro l’immagine rassicurante, però, le posizioni restano radicali e Siegmund ha indicato tra le priorità di un suo eventuale governo la creazione di classi separate per i figli dei richiedenti asilo, l’abolizione dell’inclusione scolastica per gli alunni con disabilità, e la sostituzione dell’emittente pubblica regionale con un’alternativa definita “neutrale”. È anche per figure come questa, capaci di normalizzare posizioni radicali con un linguaggio nuovo, che il Brandmauer – il “muro tagliafuoco” con cui i partiti tradizionali tengono l’AfD fuori da ogni coalizione – è oggi oggetto di un dibattito sempre più acceso: c’è chi lo considera un argine ancora necessario, e chi teme che, al contrario, abbia consegnato al partito percentuali di crescita che altrimenti non avrebbe raggiunto.
Un malessere che attraversa l’Europa?
Il cancelliere Friedrich Merz arriva alla vigilia del super anno elettorale già indebolito: la sua coalizione con la SPD, nata più per necessità che per affinità politiche, non è riuscita finora a invertire il calo di consensi, e una sconfitta nelle prossime elezioni regionali rischia di alimentare le tensioni già in corso dentro la stessa CDU. È una dinamica che la Germania condivide, pur con tempi e intensità diverse, con buona parte delle altre democrazie europee. Dalla Francia di Marine Le Pen al Regno Unito di Nigel Farage, le forze definite populiste o antisistema crescono, intercettando due questioni che gli elettori indicano come prioritarie, cioè sicurezza ed economia, sulle quali i partiti tradizionali faticano da anni a offrire risposte credibili. Berlino ha resistito finora alla tentazione di normalizzare l’estrema destra, anche in virtù della propria storia. Qualunque sia il risultato di domenica, la Sassonia-Anhalt rischia di non essere un caso isolato ai margini della mappa tedesca, ma la fotografia di un malessere che attraversa l’intero continente.
Il commento
Di Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca ISPI
“Il voto in un Land piccolo come la Sassonia-Anhalt non sarebbe di per sé di grande rilevanza. La vittoria di AfD romperebbe però un tabù in Germania in un contesto europeo in cui quasi ovunque cresce la destra radicale. Già da tempo la sinistra e la destra moderata avrebbero dovuto fare i conti con le questioni sociali – vere o presunte – che l’ultradestra pone. Questa lentezza e opacità nelle risposte sono la vera linfa vitale a cui attingono gli estremismi di destra, ma anche quelli di sinistra.”
Alessia De Luca

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