Se ci fosse una logica politica, Mario Draghi verrebbe eletto nella prima votazione al posto di Mattarella. Ma con un accordo collettivo di mantenere in piedi l’attuale maggioranza con un nuovo premier, possibilmente un suo ministro ed il nome più adatto dovrebbe essere quello di Daniele Franco, il reggente dell’Economia. Purtroppo le cose non stanno così. In realtà nessun partito vuole come Presidente Draghi, perchè questo porterebbe ad elezioni anticipate e nessun partito è pronto ad andare al voto. Soprattutto la palude dei cento deputati che hanno mutato casacca e sanno benissimo che non avrebbero alcuna possibilità di venire rieletti. I partiti sono tutti debolissimi e senza una guida forte. Non ci sono leader. Il più lucido sembra essere Berlusconi, che in questo vuoto si è inserito ed è ora alla ricerca di elettori. Non esiste neppure un mediatore o un vecchio ” pontiere ” in grado di estrarre dal cappello il nome giusto. Si inventano incontri tra i partiti, ma il” caminetto ” non esiste più. E lo spauracchio del taglio dei parlamentari e di una legge elettorale inadeguata lasciano aperte tutte le soluzioni, anche quelle più scellerate. Anche i sindacati si sono divisi e Landini si è inventato uno sciopero generale. La politica è in agonia e non per colpa della pandemia. L’ultima speranza è riposta nelle mani di Babbo Natale che sulla slitta abbia anche un vero pacco regalo.
Roberto Caputo

Tra poche settimane avremo un nuovo Presidente della Repubblica italiana.
Dopo la definitiva rinuncia del democristiano Sergio Mattarella, i nostri parlamentari, con il succedaneo corollario “costituzionale” dei rappresentanti regionali e delle province autonome, sono chiamati a questa bisogna, che li impegnerà per i prossimi sette anni.
Orbene, anche se non siamo più “ pronti alla morte” come recitano i versi di Goffredo Mameli, anche noi cittadini abbiamo il dovere civico e tutti assieme“ stringiamoci a coorte”.
Dopo che i magistrati intervennero a far fuori i partiti politici, niuna formazione alcuna ha avvertito il coraggio di definirsi “partito”, salvo l’eccezione del residuo coacervo formato dalle utopie comuniste e dalle organizzazioni popolari cattoliche, boys scout compresi.
C’è chi ha scippato il Risorgimento mazziniano e carbonaro, definendosi “Fratelli d’Italia” e chi ha preferito seguire il tifo sportivo con il grido: “ Forza Italia”. Ci sono alcuni parlamentari, costola delle visioni di sinistra, che preferiscono essere “Liberi e Uguali”, ed altri ancora, costola della destra partitica del novecento, che si definiscono “ Lega”, parafrasando i guerrieri medioevali che, al seguito del carroccio, contrastarono l’ennesima calati dei barbari del nord. Altri gruppi, novelli imbonitori, hanno scelto per definirsi politicamente, la qualità dell’albergo che li ospita, le cui agiatezze sono incluse nel logo a “Cinque stelle”. Piccoli gruppi, poi, preferiscono fare riferimento all’Europa, volendone di Più, ed altri ancora, che vogliono essere sempre in “Azione”. C’è poi chi L’Italia la vuole “Viva!.
Quasi tutte queste formazioni, del nostrano panorama politico, fanno in ogni occasione riferimento al loro leader, mettendone il patronimico nel logo.
E con l’anno nuovo saranno chiamati a scegliere il nuovo Presidente della Repubblica.
Essendo la nostra – ancora – una Repubblica parlamentare – è ben noto che il Presidente della Repubblica, pur esercitando il potere di nominare il Presidente del Consiglio, in realtà ratifica soltanto la scelta fatta dai partiti di maggioranza.
Abbiamo oggi, un Presidente del Consiglio, che sembra svolgere ottimamente il suo lavoro.
E’ riuscito – vivaddio – a costruire un Gabinetto dove sono presenti la quasi totalità delle formazioni parlamentari. Dopo due lustri di governatore della Banca Europea, il nostro Mario Draghi, si è formato un’ottima reputazione, anche in Europa e non solo.
C’è, dunque, una manciata di queste formazioni, che lo vorrebbe al Quirinale, avvicinando le elezioni politiche e, così, privandolo del potere decisionale. E ci sono altri che preferirebbero lasciarlo dove sta.
Uno come Mario Draghi, dunque, farebbe la sua bella figura, in questo sistema parlamentare, sia al Quirinale che a Palazzo Chigi.
Allora, mi chiedo, magari potrebbe essere giunto il momento del presidenzialismo, quel tipo di riforma che costò tanto cara al repubblicano e mazziniano Randolfo Pacciardi ( 1899 – 1991), fermato nel 1974 da Moro, Violante ed Oltre Tevere.
Quei leggiadri politicanti che vedono nel presidenzialismo l’anticamera della dittatura mi devono spiegare se in Francia e negli U.S.A. la dittatura c’è. !!!!!!!!!!!!!!
Visto l’onestà e incorruttibilità,direi che Berlusconi sia la scelta migliore.Con lui avremo sicuramente ineguagliabile equità ed equilibrio.C’è ne è forse uno meglio di lui,ma al momento è irragiungibile e introvabile nonostante anni di certosina ricerca.Troppo geloso della sua privacy!