Passa il tempo, cambiano i “personaggi” e i modi di fare e di rappresentare la politica. Vent’anni fa entrava in carica il governo con a capo Massimo D’Alema e vice presidente Sergio Mattarella, l’attuale capo dello Stato.
Penso al presidente Mattarella, allo stile e alla sobrietà che lo contraddistinguono in ogni circostanza e vedo in televisione Matteo Salvini con il giubbotto etichettato “Polizia” e la sua aria di superiorità. Anche il ministro Bonafede ha sentito il bisogno di emulare il collega, indossando le insegne della Polizia carceraria.
C’è chi afferma che non potrebbero indossare indumenti con le sigle dei corpi di Polizia, ma la questione che più ci preoccupa non è la necessità di apparire di Salvini e Bonafede, ma tutto quanto questo tipo di esibizione può rappresentare.
La storia è ricca di esempi di capi di Stato che hanno preferito indossare la divisa militare svestendo gli abiti civili. Si è trattato sempre di dittatori a capo di regimi totalitari. Vogliamo sperare che le manifestazioni di Salvini e Bonafede siano più un fatto esteriore.
I partiti tradizionali, con la loro vita partecipativa costituita dalla base militante, non sono più al governo, sostituiti dal Movimento 5 Stelle (il partito digitale) e dalla Lega, nata sull’onda emotiva della caduta della prima Repubblica. Il prossimo passo potrebbe nascondere il pericolo della perdita della democrazia. Questo desiderio della divisa potrebbe nascondere solo la fragilità dei neo ministri, ma quando mettiamo a confronto personaggi come Mattarella con Salvini, il confronto è veramente impietoso.
Non ci resta che sperare, anche se non è facile dire in che cosa.
Forse, tutti i cittadini dovrebbero riflettere su queste nostre preoccupazioni e fare qualcosa per cambiare la politica attraverso una partecipazione attiva alla vita pubblica.
Roberto Fronzuti

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