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Salvini, Asselborn, “merde alors”

Lo scontro tra Salvini e il ministro degli esteri lussemburghese Jean Asselborn sull’immigrazione ha fatto notizia. Ma sono corrette le obiezioni al ministro italiano? Se si va a vedere come storicamente si svolsero le emigrazioni italiane in Europa, la risposta è no.

di Luciano Priori Friggi | 15 Settembre 2018

E’ arrivato il sondaggio di Pagnoncelli da cui risulta che il 61% degli italiani è d’accordo con Matteo Salvini (con la Lega primo partito al 30%), mentre alcune fonti di stampa hanno cercato di far conoscere meglio la figura di Jean Asselborn, il ministro lussemburghese con cui ha avuto lo scontro a Vienna, quello del “merde alors“.

Sul primo aspetto poco da dire, tutte le campagne di delegittimazione stanno fallendo, anzi rafforzano Salvini, sul personaggio Asselborn e sulla fondatezza delle sue affermazioni, anch’io, cercando di onorare in qualche modo il tesserino di giornalista, ho fatto qualche ricerca.

Ebbene chi è costui?
Un vecchio militante del “Partito operaio socialista” lussemburghese, una formazione da 10%% dei voti (tot abitanti 560mila), un militante di sinistra quindi, ministro degli esteri nel governo del suo paese, che è salito alla ribalta della cronaca qualche anno fa per la richiesta di espulsione dell’Ungheria dall’Europa unita per via della politica di Orban verso i migranti.

Ma è su una sua frase che ho voluto approfondire qualcosa. Quella sugli italiani sfamati in passato dal suo paese, buttata là per rimarcare che anche noi siamo stati emigranti. Ho già sottolineato altrove che c’è una sproporzione tra l’affermazione e le dimensioni del suo (con il nostro) paese, poi ho aggiunto che in ogni caso si trattava di europei e inoltre che non ha senso il confronto con l’epocale tentativo dell’Africa di sbarcare in Europa, ovvero in Italia, visto l’atteggiamento di chiusura degli altri paesi.

Salvini-Asselborn (da Wikipedia)

Ma è l’emigrazione italiana nel Benelux che in particolare ha attirato le mie attenzioni, e così ho voluto vederci più chiaro.  La risposta esatta di Asselborn a Salvini è stata: “In Lussemburgo, caro signore, avevamo migliaia di italiani che sono venuti a lavorare da noi, dei migranti, affinché voi in Italia poteste avere i soldi per i vostri figli“.

Prima considerazione, il ministro lussemburghese non parla di migranti/profughi ma di migranti economici, e allora c’è da chiedersi, l’Italia ne ha bisogno? Ed è corretto che si debba accogliere, solo noi, gente senza una selezione a monte in base alle esigenze, ma sotto la spinta di una pressione come quella creata dai barconi?

Ma la domanda cui qui voglio dare una risposta è, accadde qualcosa di analogo nel dopoguerra con i migranti italiani verso il Nord Europa?
Ebbene la risposta è no.
Analizziamo un caso concreto: Marcinelle.

L’8 agosto 1956, nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, avvenne un’esplosione, vi rimasero intrappolati 275 operai, 262 dei quali, in maggioranza italiani, morirono. Come erano giunti nel Benelux? Forse come un’ondata di disperati senza riferimenti e allo sbando?

manifesto della Federazione carbonifera belga

Tutt’altro. Vi arrivarono grazie ad un protocollo, denominato de “l’uomo carbone”, firmato da Alcide De Gasperi il 23 giugno 1946, in base al quale l’Italia ottenne l’invio di 50.000 minatori a patto di poter usufruire della fornitura di due/tre milioni di tonnellate di carbone l’anno, a prezzo preferenziale.

Il reclutamento avvenne grazie a dei manifesti che la Federazione carbonifera belga poté affiggere in Italia e dopo attenta selezione negli uffici di collocamento. I vantaggi elencati nei manifesti erano tanti, salari alti, ferie pagate, carbone e viaggi gratuiti, assegni familiari, pensione anticipata.

Non fu difficile esaurire le richieste.
Ma la realtà fu meno attraente delle aspettative: una volta arrivati i lavoratori furono divisi e indirizzati verso le varie miniere, l’alloggio consisteva in baracche, già destinate in passato ai prigionieri di guerra, poco adatte a ospitare una famiglia, e così i ricongiungimenti familiari furono ben pochi. Rimaneva l’alternativa di abitare nei vicini centri abitati, ma, sorpresa, li accolsero davanti alle case in affitto, in bella mostra, cartelli con la scritta “Interdit aux chiens et aux italiens” (“vietato l’ingresso ai cani e agli italiani” ).

I racconti, terribili, dei lavoratori sulle condizioni di vita in cui si trovarono impigliati, fecero sì che quegli accordi fossero presto sospesi, e tuttavia una certa presenza di nostri emigrati rimase (in Belgio nei primi anni Sessanta c’erano 200.000 italiani, impiegati nei lavori pesanti).

In ogni caso quell’emigrazione fu sempre regolata e condivisa dal paese ospitante, ben diverso è il caso odierno della pressione africana in cui l’Italia è coinvolta più di ogni altro paese europeo, e senza ricevere gli aiuti che ci si aspetterebbe.

Pertanto l’analogia, riportata sopra, di Jean Asselborn, è del tutto fuori luogo, per cui non c’è da meravigliarsi dei dati del sondaggio: il popolo, gli elettori, sono meno influenzabili dai discorsi dei politici o dei media mainstream, nella quasi totalità contrari a Salvini, di quel che si creda. Come è sempre stato.

Luciano Priori Friggi

Pubblicato in : Primo pianoTag: africa, alcide de gasperi, anni, belgio, Benelux, de gasperi, emigrazione, europa, governo, italia, Jean Asselborn, lega, Lussemburgo, Marcinelle, matteo salvini, Orbán, Pagnoncelli, pensione, profughi, selezione, soldi, Ungheria

Info Luciano Priori Friggi

Laureato in Scienze Politiche, ha insegnato a lungo in Master post-laurea e tenuto corsi presso l’università di Perugia. Giornalista economico e politico. Ha pubblicato “Ricominciare da Bastiat”, “Briganti contro l’Italia”, curato “Machiavelli teorico delle crisi” (con Introduzione e Intervista a S.Bertelli), “Dante” di M. Monnier (Traduzione e Postfazione).

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    17 Settembre 2018 alle 09:04

    In un tempo in cui anche un Asselborn fa parlare di sé c’è da sbattere la testa al muro per la disperazione d’essere ancora vivi.

    Rispondi
  2. Luciano Priori Friggi

    16 Settembre 2018 alle 14:20

    Ora Asselborn si lamenta di essere stato ripreso … non si fa, è reato, ecc., e così Salvini assurge a paladino della trasparenza delle istituzioni… res sic stantibus.
    https://www.repubblica.it/politica/2018/09/16/news/asselborn_salvini_usa_metodi_fascisti_-206593640/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T2

    Rispondi

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