Il boicottaggio, o una nuova assegnazione dei Mondiali di calcio a un’altra nazione è obbligo, dopo gli eventi che hanno portato l’inamovibile presidente a dimettersi da capo della Fifa
Tre giorni fa a Mariinca, nel disperato Donbass, circa duemila separatisti, si sono scontrati con le guardie ucraine. L’azione di guerra è stata molto cruenta con morti e feriti anche tra la popolazione. L’attacco è stato respinto dalle forze ucraine nonostante l’uso da parte dei russi di bombe a grappolo. Questo, non è che l’ultimo di numerosi scontri che continuano senza sosta nelle Oblast di Donets’k e Luhans’k. I separatisti si stanno lamentando con Putin perché per loro non sono più sufficienti i militari russi inviati a sostegno, i mercenari e i rifornimenti di armi, per continuare a combattere. La situazione in questo momento è articolata e difficile. Uno degli uomini in forza ai separatisti russi, Motorola, è stato assassinato pare dagli stessi russi, forse perché intralciava i piani di Mosca. Putin non riesce, o non vuole in questo momento, a muovere grandi masse di esercito sul confine ucraino e il problema pare sia di ordine interno. Il governo ucraino ha intimato così ai separatisti, di ritirarsi in Russia o di arrendersi, richiamando gli ucraini a passare all’interno della linea di combattimento se questi vorranno ancora essere aiutati. L’idea di Kiev, per il futuro, è quella di creare un vero confine nei limiti originari con la Russia alla conclusione del conflitto. Comprendendo perciò, all’interno dell’Ucraina, Donets’k e Luhans’k seppure a oggi i combattimenti proseguano a macchia di leopardo nelle due regioni. In questa situazione, di cui l’Italia si sta guardando bene di rendere notizia della guerra, Obama ha annunciato probabili e ancora più dure sanzioni. A questo punto sono in forte discussione i prossimi mondiali di calcio del 2018 assegnati dalla Fifa di Blatter alla Russia, che vedrebbero il paese organizzatore nel frattempo aggressore di un Paese confinante. Blatter travolto dallo scandalo della corruzione in seno alla Fifa avrebbe cercato riparo da Putin, prossimo beneficiario dei campionati. Il boicottaggio, o una nuova assegnazione dei Mondiali a un’altra nazione è obbligo, dopo gli eventi che hanno portato l’inamovibile presidente a dimettersi da capo della Fifa; magari, con l’accortezza che non passino all’Italia, vista l’abbondante corruzione che vi circola; mentre sarebbe interessante l’assegnazione a tutto il vecchio continente, cioè i mondiali di calcio 2018 in Europa. Qui si misurerà la volontà di perseguire la pace e il rispetto dei confini dell’Ucraina e degli altri Stati. Per molte nazioni, è una cosa intollerabile trovarsi davanti ad un paese aggressore, e molte di queste, dalla Danimarca alla Finlandia, al Regno Unito, per esempio, non ne vorranno sapere di veder giocare la propria nazionale in Russia. L’Italia è sicuramente nel gruppo dell’Ue che mantiene il principio delle sanzioni applicate a Mosca. La ricerca, però, di colloquio e inviti che il nostro Paese vuol fare a Putin, mette una luce ambigua sulla nostra politica estera rispetto a quella dell’Unione europea. I precedenti storici non sono a nostro favore e gli altri membri europei non vedono di buon occhio un’azione unilaterale. L’Europa è ancora debole e certe incomprensioni sono lì a dimostrare che il vecchio continente balbetta ed è incerto su uno dei cardini fondamentali sul quale basare la sua esistenza futura.

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