Il 2018 vedrà Mosca impegnata nella messa a punto di una linea di politica estera volta a promuovere il ruolo della Russia, secondo una strategia multidirezionale, a 360 gradi, in continuità con il corso intrapreso a seguito della crisi ucraina. Una linea confortata dai successi riportati in termini di influenza e di immagine nel confronto con l’Occidente, grazie alla destrezza politico-diplomatica, appoggiata allo strumento militare. L’utilizzazione delle posizioni conquistate in Siria, e in Medio Oriente in generale, tenendo fermo nel contempo la situazione di stallo venutasi a creare nello spazio post-sovietico, è alla base del rilancio su scala globale della Russia.
La concretezza di quello che viene definito “il grande disegno” si fonda sulla volontà del Cremlino di imprimere una svolta al corso di politica estera all’altezza delle sfide poste della congiuntura internazionale. Sull’impronta innovativa nell’orientamento strategico russo attuale, caratterizzato da una relativa messa in secondo piano dell’impegno a Ovest, non vi sono dubbi. Sarà l’azione verso Est, in corrispondenza con la rielezione di Vladimir Putin alla presidenza, a costituire l’elemento trainante del processo di mobilitazione delle risorse materiali e umane per la realizzazione del progetto. Sempre che, ovviamente, non intervengano in sede domestica e/o esterna sviluppi tali da alterare la direzione di marcia prestabilita.
Una politica neo-revisionista dell’ordine mondiale
La promozione di una politica di allargamento a nuove aree di influenza si fonda sulla convinzione che solo operando con determinazione a un livello più avanzato sia possibile assicurare alla Russia un ruolo di primo piano. Decisa a farsi avanti contando su alcuni peculiari fattori di vantaggio (collocazione geopolitica centrale, materie prime, arsenale nucleare et alia), Mosca persegue una politica in chiave neo-revisionista dell’ordine mondiale tesa a ridimensionare la preminenza del blocco occidentale, che fa capo agli Stati Uniti.
Obiettivo prioritario è l’Eurasia: il supercontinente emergente in tutta la sua importanza politico-strategica e economica. Esso è individuato come spazio privilegiato di un nuovo e aggiornato “grande gioco”, che vede in competizione le grandi potenze continentali (Russia, Cina, Unione europea) e la superpotenza Usa.
In questa prospettiva Mosca si propone di fare in modo che la Russia, uscita dalla condizione di isolamento che le era stata inflitta dall’Occidente, sia in grado di agire in condizioni di piena indipendenza, forte di una crescente presenza sul piano trans-regionale.
Dato il contesto estremamente complesso, in rapida evoluzione e caratterizzato dalla presenza di una molteplicità di Stati maggiori, medi e minori, portatori di istanze contrastanti, la linea d‘azione russa si attiene a una visione strategica d’insieme. L’impegno diretto a stabilire con gli Stati della regione una rete di contatti economici e strategici si accompagna ad un atteggiamento volutamente esente da valutazioni politiche nel merito della configurazione istituzionale dei rispettivi regimi. Un atteggiamento questo che avvantaggia il ruolo della Russia di Putin, consentendole di agire con un più ampio margine di flessibilità e spregiudicatezza. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/02/russia-pivot-asiatico-putin/

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