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ROSA NEL PUGNO: RIPARTIAMO DA AMARTYA SEN

E’ nella lotta politica e nonviolenta per ridurre le ingiustizie, di ogni tipo, che si può realizzare il progetto di Fiuggi del settembre 2005. In altre parole, la Rosa nel Pugno è una possibilità, non un’astrazione. Chi volesse avere ulteriori conferme sull’attualità del progetto laico, liberale e socialista della Rosa nel Pugno, potrà facilmente trovarle in libreria. Infatti, è uscito anche qui da noi, edito da Mondadori, il nuovo libro del premio Nobel Amartya Sen: “L’idea di giustizia”.
Di Pier Paolo Segneri

di Pier Paolo Segneri | 7 Giugno 2010

Quale democrazia? Quella liberale, come ci hanno insegnato Luigi Einaudi, Ernesto Rossi, Mario Pannunzio, Alcide De Gasperi, Luigi Sturzo. Quale liberalismo? Quello socialista, come ci hanno insegnato Gaetano Salvemini, Carlo e Nello Rosselli, Altiero Spinelli, Giuseppe Saragat, Guido Calogero, Aldo Capitini, Loris Fortuna. E se questa memoria, oggi, è ancora viva e piena di vitalità, se questa memoria avrà un futuro, lo dobbiamo innanzitutto all’idea del progetto politico della Rosa nel Pugno. Per anni ho ripetuto, quasi in solitudine, che il progetto politico liberale e socialista della Rosa nel Pugno o è concepito come strumento per la lotta alle ingiustizie e alla malagiustizia o semplicemente non è. E’ nel porre un argine alle ingiustizie sociali e civili e umane, infatti, che la Rosa nel Pugno può trovare la sua connotazione ideale e concreta, quindi la sua costituzione. Si tratta di una questione concreta, non idealista. E’ nella lotta politica e nonviolenta per ridurre le ingiustizie, di ogni tipo, che si può realizzare il progetto di Fiuggi del settembre 2005. In altre parole, la Rosa nel Pugno è una possibilità, non un’astrazione. E’ l’idea che un soggetto politico organizzato ed europeo possa svolgere un’azione propositiva sul fronte delle ingiustizie cercando di ridurre concretamente, almeno un po’, le piccole o grandi diseguaglianze, le tante schiavitù, le malattie, le assurde pregiudiziali, le troppe esclusioni, le continue emarginazioni, le miserie, le micidiali menzogne, le omissioni e tutto ciò che ciascuno vive o subisce sulla propria pelle. Insomma, la Rosa nel Pugno, è un progetto per la costruzione di uno strumento politico capace di immergersi nel conflitto tra il tema della giustizia e il controtema delle ingiustizie. E’ “il nuovo possibile”. Ora, per chi volesse avere ulteriori conferme sull’attualità del progetto laico, liberale e socialista della Rosa nel Pugno, potrà facilmente trovarle in libreria. Infatti, è uscito anche qui da noi, edito da Mondadori, il nuovo libro del premio Nobel Amartya Sen: L’idea di giustizia. Si tratta di un sostanzioso volume di 457 pagine, a 22 euro, prezzo di copertina. Da leggere e da rileggere. Lo consiglio a tutti perché lo considero, pagina dopo pagina, un vero e proprio manifesto ideale e concreto per la realizzazione della Rosa nel Pugno. Certo, si tratta di un volume complesso e filosofico, ma non per questo motivo meno accessibile o complicato. Anzi, è una lettura che coinvolge fino a divenire ineludibile all’interno del dibattito politico in corso. Inoltre, a buon diritto, si può affermare che, con quest’ultima e splendida fatica del Premio Nobel Amartya Sen, è come se fosse uscito nelle librerie italiane il possibile manifesto politico della Rosa nel Pugno. Sì, mi riferisco proprio a quella idea concreta da me delineata in un pamphlet del 2004, intitolato “la rosa è nel pugno”, e nel successivo libro “Il nuovo possibile”, edito nel marzo del 2008 da Portaparole. Non a caso, in L’idea di giustizia, lo scrittore indiano giunge alla conclusione che “la giustizia, in ultima istanza, ha a che fare con la vita vissuta delle persone, non soltanto con la natura delle istituzioni che le circondano”. E il ragionamento si fa politico. E’ a partire da questa considerazione finale e, allo stesso tempo, da tale premessa, che il Premio Nobel per l’Economia sviluppa e scioglie l’eterno nodo tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, tra giustizia e ingiustizia, tra ideale e reale. Per seguire un filo così aggrovigliato e districare la matassa, però, in questo nuovo libro, l’economista indiano è obbligato e felice di porsi continuamente ed esplicitamente degli interrogativi, cioè di rispondere alle tante domande che gli si pongono durante il cammino di ricerca con il lettore. Qual è il rapporto tra le capacità e il ben-essere di una persona? Come ridurre l’ingiustizia e promuovere la giustizia? Che ruolo giocano le scelte personali? Qual è il rapporto tra la ragione e i sentimenti? Quali riforme sono necessarie per rendere il mondo un po’ meno ingiusto? Qual è il rapporto tra economia e felicità? E così di questo passo. In altri termini, Sen ritiene sia importante “capire che i mezzi necessari a una vita umana soddisfacente non coincidono con i fini di una vita buona”. I riferimenti filosofici, nel libro di Amartya Sen, sono tantissimi, ma spiccano soprattutto personalità eminenti come Adam Smith, Condorcet, Mary Wollstonecraft, Marx e John Stuart Mill a cui l’autore, al di là dei distinguo, riconosce il corretto approccio per affrontare il tema della giustizia a cui si contrappone l’errata impostazione di Thomas Hobbes, Rousseau, John Rawls e tanti altri. Si tratta, secondo Amartya Sen, “di imprimere alla formulazione della teoria della giustizia un mutamento radicale”. E il libro tenta di fare proprio questo. Soprattutto quando verrebbe voglia di dargli torto. Non lascia indifferenti.

Pier Paolo Segneri

Pubblicato in : Primo pianoTag: alcide de gasperi, anni, costituzione, de gasperi, democrazia, ernesto rossi, euro, fini, futuro, gaetano salvemini, giuseppe saragat, guido calogero, lotta politica, luigi einaudi, luigi sturzo, mondo, natura, pamphlet, persone, premio nobel, riforme, rosa nel pugno

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