E’ impressionante la lista degli insuccessi del socialisti e dei radicali della Rosa nel Pugno, dopo la loro adesione all’Unione. Tanto per citarne alcuni: amnistia, revisione della legge elettorale, pacs, concordato, scuola privata, misure economiche (la cosiddetta agenda Gavazzi).
Su tutti questi punti, i massimi esponenti dell’Unione non si sono nemmeno degnati di dire si o no a Pannella e Boselli. Proprio non se li sono filati.
In un paio di occasioni c’è stato pure lo sberleffo: è successo quando la Rosa nel Pugno è riuscita a raccogliere le firme per convocare il Parlamento con all’ordine del giorno l’amnistia e la legge elettorale. E’ finita come tutti sappiamo: mettere la firma è un conto. Adottare i provvedimenti richiesti da socialisti e radicali, un altro: proprio non se ne parla.
Per nascondere un disagio sempre più evidente, Pannella (esperto in paradossi) ha inventato la strampalata formula “il nostro programma è Prodi, saremo i suoi giapponesi”.
Un rimedio peggiore del male, solo che si pensi all’immagine di Prodi, lo stereotipo del democristiano, come radicali e socialisti ben sanno per averlo spesso detto in passato.
In realtà –lo sanno bene Pannella e Boselli- il programma dell’Unione non è Prodi: Il programma sono 281 pagine di ovvietà e silenzi sulle questioni spinose (come la TAV).
Emma Bonino che abbandona il vertice dedicato al programma del centro-sinistra è la prova di quanto scriviamo.
Ci piacerebbe che l’abbandono fosse vero, ma così non è. Ormai è tardi per una iniziativa autonoma, volta veramente a raccogliere il consenso di tutti i laici, liberali, socialisti, radicali e di tutti coloro che hanno compreso l’inadeguatezza di entrambi i poli.
Forse l’affermazione “Prodi è il nostro programma” significa “se cade Prodi, liberi tutti”.
Ma è troppo poco come strategia di uscita da una situazione che diventa ogni giorno più pesante e che ancor più lo sarà dopo le elezioni quando esploderanno tutte le contraddizioni in entrambi gli schieramenti.
Rosa nel Pugno e programma: un insuccesso dopo l’altro
Amnistia, revisione della legge elettorale, pacs, concordato, scuola privata, misure economiche: i massimi esponenti dell’Unione non si sono nemmeno degnati di dire si o no a Pannella e Boselli. Proprio non se li sono filati. Ora è tardi per una iniziativa autonoma, ma è tempo di pensare ad una strategia di uscita.

Ci spero ancora. Pannella e Boselli mandano tutti a quel paese e si presentano da soli. Miracolo: superato il fatidico quattro per cento!