Dopo i successi conseguiti con Orphée et Euridice di Gluck ed il concerto inaugurale di Gatti, l’84° Maggio Musicale Fiorentino è giunto al secondo titolo operistico, Roméo et Juliette di Gounod, un lavoro di rara esecuzione (di cui recensiamo la replica del 5 maggio).
Fra gli interpreti spiccava il tenore Juan Diego Florez, che a Firenze era stato ascoltato moltissimi anni fa nel Comte Ory rossiniano, quando era agli inizi della sua carriera; nei panni di Romeo ha dato vita ad una interpretazione di altissimo livello, sia nei momenti di più intensa drammaticità, sia in quelli caratterizzati da un lirismo più delicato, adeguandosi alla perfezione anche sul piano recitativo nel personaggio e scatenando un entusiasmo indescrivibile fra il pubblico numeroso dopo la vibrante esecuzione dell’aria Ah, lève-toi soleil all’inizio del secondo atto. Gli era accanto il soprano moldavo Valentina Nafornita, una Giulietta sicuramente dotata di una grazia e di un’eleganza più che apprezzabili, ma apparsa a tratti carente di un’intensità necessaria per il ruolo e complessivamente un po’ disomogenea nella linea vocale, soprattutto nel registro più acuto; d’altra parte la Nafornita nel corso dell’opera è cresciuta in maniera sensibile, offrendo una bella prova nell’ardua aria del quarto atto Viens, amour, ranime mon courage. Per quanto riguarda il resto del cast, sono risultate molto positive le interpretazioni del Tybalt di Giorgio Misseri e del Mercutio di Alessio Arduini, insieme alla brillante Vasilisa Berzhanskaya nel ruolo en travesti di Stéphano, mentre il Laurent di Evgeny Stavinsky, la Gertrude di Xenia Tziouvaras e il Capulet di Francesco Milanese sono apparsi più che discreti.
Sul podio il direttore ungherese Henrik Nanasi ha guidato l’orchestra del Maggio con sicurezza e fluidità, avvalendosi anche dell’ottima forma di tutti gli strumentisti, mentre il coro, chiamato a sostenere un impegno tutt’altro che secondario, ha contribuito ulteriormente a determinare l’esito assai positivo della parte musicale di questo Roméo et Juliette.
Non ha convinto invece del tutto la regia piuttosto anonima di Frederic Wake-Walker, con le scene di Polina Liefers, dominate da alcune strutture mobili multifunzionali ma poco efficaci, i costumi di Julia Katharina Berndt e le luci prevalentemente tenui di Peter Mumford; buona invece la performance dei danzatori, preparati dalla coreografa Anna Olkhovaya.
Luca Summer

Lascia un commento