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Romanticismo nordico (3°)

di Redazione Pensalibero.it | 26 Aprile 2005

Universalità
Durante il diciannovesimo secolo in un Europa dove tedeschi, italiani, francesi, inglesi erano divisi da tradizioni, culture e lingue completamente diverse, dove l’uomo comune non poteva comunicare con il vicino, un unico linguaggio era capace di trasmettere pensieri assoluti ed immagini universali, forza, sentimenti, dolore. Questo linguaggio era la musica.
Eppure la natura dell’uomo ottocentesco costantemente ha cercato scissioni, distinguo, posizioni antagoniste, dimenticando l’universalità delle opere musicali dei secoli precedenti che volavano sopra le ristrettezze e le compressioni della propria patria.
In Francia il Grand Operà impone modelli decorativi pieni di sensazionalismo ma privi di leggerezza e grazia, l’Italia ci regala il suo vocalismo un po’ sprezzante, la Germania si riunisce al tavolo del Lied e della sinfonia, che l’opera lirica tedesca rimarrà silente fino a Wagner.

Fonti fertili
In Germania il romanticismo musicale affonda le proprie ispirazioni dalla filosofia e dall’osservazione della natura, insinua le proprie radici nella cultura agiata e negli accoglienti salotti borghesi con escursioni che vanno dalle densità armoniche del contrappunto ai ritmi brillanti del valzer. Tuttavia i fermenti del mondo contadino, alla ricerca di nuove condizioni sociali, stimolano passioni che avvicinano il ricco patrimonio di canti e leggende popolari all’ispirazione dei musicisti e dei poeti. Da fonti così fertili, con una straordinaria capacità di assimilazione delle influenze da parte di molti autori, sono nate opere di grande freschezza e vitalità drammatica.

Johannes Brahms
Pianista di grandissimo valore, rispetto a molti degli artisti del suo tempo, Brahms figlio di un mediocre musicista, è cresciuto in un ambiente povero dove l’arte era fatica, laborioso coltivare antichi segreti trasmessi in famiglia, imparando lentamente le regole dell’espressione.
Le sue opere ci indicano chiaramente come egli si accostò gradualmente a discipline diverse, allo scopo di allargare la sua tecnica stilistica, arrivando a cercare spunti inattesi dal contrappunto vocale dei polifonisti del cinquecento.
Caratterizzata da una profonda densità sonora, una necessità costante di integrare il pianoforte con la compagine degli archi, la Sonata per violoncello N°99 genera emozioni armoniche contrastanti da gustare in una romantica serata di pioggia.( Cello Sonatas, Du Prè e Barenboim, Emi classic).

Pubblicato in : Musica

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