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Roma Capitale. L’Atac e il referendum

di Primo Mastrantoni | 29 Ottobre 2018

Possiamo riassumere così la situazione dell’Atac, l’azienda comunale dei trasporti di Roma Capitale: “Non rispetta i contratti di servizio; non effettua le corse come da programmazione del Comune; ammette di non rispettare i requisiti di manutenzione dei veicoli e costa il doppio di quello che dovrebbe costare. In cambio, continua ad essere finanziata dai contribuenti, compresi i non romani, continua a non pagare i propri debiti, continua a peggiorare il servizio. Nell’ultimo biennio, ogni giorno che passa, l’azienda di trasporto pubblico romana ha perso circa 2,1 milioni di euro, Negli ultimi 9 anni l’azienda pubblica è costata al contribuente circa 7 miliardi di euro tra sussidi e perdite.” (1).

Cosa farebbe una persona di buon senso? Direbbe che la situazione non è sostenibile, che il servizio di trasporto pubblico è fallimentare e fallito, che occorre trovare una soluzione perché il servizio di trasporto deve essere rivolto al pubblico e non necessariamente di proprietà pubblica.

Occorre evitare, direbbe sempre la persona di buon senso, che i disservizi e gli addebiti siano accollati sull’utente.

Già due anni fa, in un convegno, analizzavamo i bilanci di Atac, e la gestione del trasporto, rilevandone il disastro. La situazione è peggiorata perché la sindaca Virginia Raggi, si ostina a non tener conto della realtà che è sotto i suoi occhi.

Per tentare di risolvere il problema e offrire una opportunità ai cittadini di poter usufruire di un sevizio di trasporto degno di questo nome, i Radicali Italiani hanno promosso un referendum consultivo sull’Atac che si terrà l’11 novembre prossimo.

Chi voterà SI al referendum chiederà al Comune di bandire gare tra più aziende, per lo svolgimento del servizio di trasporto pubblico in città, senza affidarlo automaticamente all’ATAC.
Ovviamente l’ATAC potrà essere uno dei partecipanti alla gara,
gli altri partecipanti potranno essere privati ma anche pubblici.

Quindi, il referendum non mira a privatizzare il servizio pubblico, ma a consentire al Comune di poter scegliere i soggetti che sono in grado di offrire il servizio migliore.

Delreferendum non se ne parla e il M5S, sostenitore a parole della democrazia popolare, osteggia la consultazione.

Sarebbe opportuno che i romani si svegliassero dal torpore nel quale sono caduti da un po’ di tempo.

(1) Andrea Giuricin IBL

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

 

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, anni, azienda, buon senso, consultazione, democrazia, euro, radicali, referendum, roma, servizio pubblico, soluzione, sussidi, trasporti

Info Primo Mastrantoni

Segretario ADUC

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