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Roma, Basilica di Santa Maria in Aracoeli – Nuova edizione del Sacrum Festival dedicato all’Afganistan

Servizio di Stefano Mecenate

di Stefano Mecenate | 1 Novembre 2021

Alla vigilia della nuova edizione del “Sacrum Festival”, Rassegna Internazionale di Musica Sacra che si terrà presso la Basilica di Santa Maria in Aracoeli in Roma nel mese di Novembre, incontriamo il direttore artistico, M°Jacopo Sipari da Pescasseroli per conoscere meglio questa prestigiosa manifestazione patrocinata dal Pontificio Consiglio per la Cultura e dal Pontificio Istituto di Musica Sacra e da alcune tra le massime istituzioni statali.

Di lei dice Sue E.za cardinale Cicario di Roma, Mons. De Donatis: “È pluralità nell’unità, diversità di carisma e di persone nell’unico battesimo e nell’unico vincolo della carità. Una comunità che impara a cantare insieme impara anche a vivere insieme”.

INTERVISTA

Sesta edizione di Sacrum Festival, rassegna internazionale di Musica Sacra: qual è il significato di questa manifestazione?

Sacrum Festival rappresenta ormai a Roma una solida realtà musicale. Patrocinato dalle massime istituzioni statali, tra cui il Pontificio Consiglio per la Cultura, è sostenuto da solide realtà come la Società San Colombano Costruzioni e la Fondazione Cultura e Arte che opera per la promozione, la realizzazione e la diffusione di iniziative culturali ed artistiche, sulla base dell’assunto fondamentale che l’arte e la cultura – nelle loro molteplici forme e manifestazioni – svolgano un ruolo di primo piano nella crescita integrale della persona, nell’affermazione dei valori di condivisione e solidarietà, e nella formazione della coscienza collettiva, annullando le differenze e appianando i conflitti, a favore dell’inclusione sociale degli individui e del dialogo costruttivo fra i diversi popoli.

6 anni fa decisi di creare un Festival che fosse in un qualche modo la rappresentazione delle due cose più importanti della mia vita: la musica e la fede. Un Festival che manifestasse come con la musica si possa superare ogni forma di diversità di religione, di cultura, di credo. Un Festival che doveva accogliere alcune tra le più importanti orchestre italiane e internazionali, i migliori solisti e interpreti, uniti dal comune desiderio di manifestare il loro amore per la “umana comunione”.

Ha sede nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli a Roma, tra le più prestigiose della Cristianità, celebre per il “Santo Bambino”, scultura in legno del bambin Gesù intagliata nel XV secolo con il legno d’olivo del Giardino dei Getsemani.

Musica sacra come momento d’incontro anche tra le “diversità”: è ancora possibile, alla luce dei drammatici eventi che abbiamo vissuto a livello nazionale e internazionale, pensare che possa essere uno strumento di pace?

Dobbiamo continuare a credere che ciò sia possibile. La musica, prima di essere un’arte, è espressione del nostro animo. È l’esperienza condivisa a farci affermare che la musica è davvero un linguaggio universale. Essa è in grado di congiungere mondi e culture diverse, annullando distanze e pregiudizi che separano i popoli. Una melodia, può in verità suscitare emozioni comuni in persone diverse e appartenenti a contesti culturali assai diversi, come dimostrano tanti successi musicali che hanno travalicato le frontiere nazionali, senza nemmeno dover tradurre il testo.

Come diceva il grande Papa musicista Benedetto XVI, la testimonianza di S.Agostino, mentre cercava Dio, nel decimo libro delle Confessioni, è significativa: «Quando mi tornano alla mente le lacrime che canti di chiesa mi strapparono ai primordi nella mia fede riconquistata, e alla commozione che ancor oggi suscita in me non il canto, ma le parole cantate, se cantate con voce limpida e la modulazione più conveniente, riconosco di nuovo la grande utilità di questa pratica».

La musica è l’unica forza in grado di abbracciare la meraviglia della creazione, la meraviglia della nostra umanità così varia e così autenticamente vera.

Quali elementi concorrono alla partecipazione delle orchestre e dei solisti e quali ricorda con maggiore piacere?

Negli anni precedenti abbiamo realizzato concerti di grande impatto emotivo. Ricordo con profonda commozione la Fantasia Corale di Beethoven con Michele Campanella, il Requiem di Mozart con Donata d’Annunzio Lombardi, Anna Maria Chiuri, Luciano Ganci e Alberto Gazale, il Requiem di Verdi con Federica Vitali, Anna Maria Chiuri, Hector Mendoza, Mirco Palazzi, una straordinaria Nona Sinfonia di Beethoven con l’Orchestra di Stato di Ucraina e lo Stabat Mater di Rossini con Silvana Froli e Irene Molinari.

Ogni volta trovo nei miei colleghi grande affetto e sostegno a questo progetto, tutti intervegono sempre con vera gioia e amicizia e a loro va il mio più profondo ringraziamento.

Fondamentale è la presenza dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese, nostra orchestra in residenza, a cui è sempre affidato il concerto di chiusura. Nessuno più di loro, dopo la tragedia del terremoto dell’Aquila del 2009, può comprendere l’importanza del “donarsi agli altri”, della solidarietà, della necessità dell’unione per qualcosa di più grande, per un futuro migliore. A loro e al direttore artistico M° Ettore Pellegrino il ringraziamento più grande.

La dedica che avete scelto per quest’anno tocca due grandissimi temi legati all’Afghanistan: violenze e privazioni subite dalle donne e dai bambini e divieto imposto in quel paese circa il pubblico esercizio di ogni forma di musica con relativa distruzione di ogni strumento musicale. In un solo momento per questa popolazione si sono azzerati i quasi 20 anni di tentativi di far crescere il senso di libertà e di progresso …

Ho avuto la fortuna di conoscere la famiglia reale in esilio a Roma ormai diverso tempo fa. I loro racconti, il ricordo, le testimonianze così dure, così terribili da vivere, mi hanno davvero profondamente toccato. L’immagine degli strumenti musicali distrutti pochi mesi fa penso abbiano ferito profondamente le coscienze di tutta l’umanità. Colpire così duramente l’animo di un popolo è stuprarlo della propria capacità di essere liberi. Pensare che l’ultimo re Amānullāh Khān ormai quasi 100 anni fa aveva combattuto tutta la vita per lo sviluppo di scuole, ospedali, centri di cultura in ogni piccolo villaggio del proprio paese con un tentativo espanso di apertura delle menti di un popolo con una storia così lunga non può che spingerci a credere che deve esserci speranza. L’attuale condizione non può lasciarci inermi, non possiamo e non dobbiamo restare sordi. Non dimentichiamo che il senso più acuto della dignità della persona umana e della sua unicità, come anche del rispetto dovuto al cammino della coscienza, costituisce certamente un’acquisizione positiva della cultura moderna.

Nel suo ruolo di direttore artistico della manifestazione, come vive questa opportunità di alzare la voce attraverso lo strumento della musica? Non le sembra qualche volta insufficiente anche solo ad affrontare temi di questa portata?

È indubbiamente una battaglia difficile. Sono assolutamente convinto però che la musica sia uno strumento dalla forza incommensurabile per realizzare il superamento di ogni forma di barriera. Sacrum è sinonimo di comunione tra i popoli, tra le religioni, tra le diverse sensibilità. Un modo per sentirsi anche se per poco tempo, tutti fratelli.

Musica come preghiera: spesso sfugge questa realtà che invece ha accompagnato per secoli la storia dell’uomo e della Chiesa. Sacrum Festival può essere uno strumento per ricordarlo?

La musica è la voce di Dio perché rappresenta la traduzione del cuore dell’umanità. La sensazione che genera sia nell’esecutore che nell’ascoltatore è assimilabile a quella della preghiera. Ogni volta, durante questi concerti nella Basilica, si respira un’aria di astrazione, di lirico abbandono verso qualcosa di più grande. Tutte cose di cui noi tutti abbiamo bisogno e che si mostrano come irrinunciabili. Questo penso che non richieda necessariamente la fede in Dio ma il credere in qualcosa di più grande, questo si. Abbiamo bisogno di affidare il nostro cuore ad un conforto superiore, a sentirci ancora una volta figli di qualcuno, soprattutto in momento storico così difficile come quello che stiamo vivendo. L’armonia della musica deve essere l’armonia del mondo.

Ci può illustrare e commentare il programma di questa edizione?

Quest’anno punto focale della rassegna è la ricerca della verità come fonte primaria di libertà dell’uomo. Ho deciso di intitolare l’edizione 2021 “Veritatis Splendor”, chiaro riferimento alle prime due parole che danno il titolo ad una enciclica di Papa Giovanni Paolo II. Questo documento esprime la posizione della Chiesa cattolica sulla condizione dell’uomo davanti al bene e al male, e sul ruolo della Chiesa nell’insegnamento morale. L’enciclica è uno degli interventi magisteriali di teologia morale più completi e filosoficamente fondati della tradizione cattolica. Venne promulgata il 6 agosto 1993.

Due saranno i programmi: il primo, relativo ai concerti del 6 Novembre nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli a Roma e il 7 Novembre nella Chiesa di SS. Cosma e Damiano in Tagliacozzo, attraverserà alcune tra le pagine più note della musica del ‘700 con il Concerto fatto per la notte di Natale di Arcangelo Corelli,  l’aria “Erbarme dich mein gott” dalla Passione Secondo Matteo di Bach e un omaggio a Mozart con il Concerto per Flauto k.313, il mottetto Exultate Jubilate, il singspiel sacro “Die Schuldigkeit des ersten Gebots (in italiano L’obbligo del primo comandamento) e due momenti tra i più belli tratti dalla Messa in do minore. Saranno ospiti del Festival due giovani ed estremamente talentuose voci italiane come Ripalta Bufo e Francesca di Sauro e Antonio Senatore (primo flauto dell’Orchestra Filarmonica del Teatro Verdi di Salerno), Gabriele Pro (primo violino di Spalla dell’Orchestra Syntagma) e i colleghi Silvano Fusco e Alessandro Zerella.

Il Secondo concerto, in programma il 20 Novembre a L’Aquila e il 21 a Roma sempre presso la Basilica dell’Aracoeli che chiuderà la rassegna, sarà interamente dedicato a Mozart Sacro a proposito del quale lo stesso Benedetto XVI diceva “Rimane indelebilmente impresso nella mia memoria come, ad esempio, non appena risuonavano le prime note della Messa dell’incoronazione di Mozart, il cielo quasi si aprisse e si sperimentasse molto profondamente la presenza del Signore. Mozart è penetrato a fondo nelle nostre anime, e la sua musica mi tocca ancora profondamente, perché è luminosa e al tempo stesso profonda. La sua musica non è affatto solo di intrattenimento, contiene tutto il dramma dell’esistenza umana. In Mozart ogni cosa è in perfetta armonia, ogni nota, ogni frase musicale è così e non potrebbe essere altrimenti (…). È un dono questo della Grazia di Dio, ma è anche il frutto della viva fede di Mozart, che – specie nella sua musica sacra – riesce a far trasparire la luminosa risposta dell’Amore divino, che dona speranza, anche quando la vita umana è lacerata dalla sofferenza e dalla morte”.

Il programma vedrà l’esecuzione della monumentale Messa dell’Incoronazione e dei Vespri del Confessore con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, l’International Opera Choir istruito dal M° Giovanni Mirabile con Giulia Bolcato, Francesca di Sauro, Lorenzo Martelli e Sergio Bologna.

Vorrei per questo ringraziare la Sig.ra Donata d’Annunzio Lombardi, nostra stretta collaboratrice per le scelte artistiche e vocali del Festival. 

E’ la seconda volta, dopo l’esecuzione della Messa da Requiem, che il Festival dedica la rassegna annuale a Mozart. Una scelta molto coraggiosa, considerate le numerose difficoltà esecutive delle partiture proposte. Sono però molto contento che al fianco di capolavori più noti si propongano musiche di eguale bellezza anche se non particolarmente eseguite come il singspiel sacro Die Schuldigkeit des ersten Gebots.

Non crede che un simile evento, che è patrocinato da Pontificio Consiglio per la Cultura e Pontificio Istituto di Musica Sacra e da alcune tra le massime istituzioni statali, possa essere “esportato” anche in altre città creando una rete virtuosa che possa stimolare il pubblico? Sarebbe bello pensare che dalla mistica Basilica di Santa Maria in Aracoeli in Roma queste musiche e queste preghiere possano trovare eco in altre città e cittadine italiane…

Questo sarebbe il nostro sogno primario. Purtroppo la pandemia ha rallentato molto i nostri progetti. Per il momento, considerando anche il mio legame con la Regione Abruzzo, dove sono nato, il Festival si limita a proporre i concerti in replica a L’Aquila, nella monumentale Chiesa di San Silvestro appena restaurata dopo il terremoto, grazie alla presenza stabile come nostra orchestra in residenza della Istituzione Sinfonica Abruzzese guidata dal M° Ettore Pellegrino e a Tagliacozzo, città che accoglie ormai da quasi 40 anni il Festival Internazionale di Mezza Estate, tra le principali rassegne musicali d’Italia dove il Sindaco Vincenzo Giovagnorio e l’Assessore Chiara Nanni sono sempre molto sensibili alle iniziative culturali di grande prestigio.

Dal prossimo anno, sperando in una maggiore libertà data dal graduale superamento del Covid, il progetto ritornerà a prevedere il coinvolgimento di importanti orchestre estere, con la relativa realizzazione dei concerti anche nei loro Teatri d’origine. Resta il sogno della Basilica di Assisi, culla della cristianità.

Non dimentichiamo oltretutto l’avvicinarsi delle celebrazioni pucciniane che non passeranno inosservate.

In veste di direttore d’orchestra lei ha il carisma di parlare al cuore del pubblico; nel ruolo di direttore artistico di questo evento quali ulteriori strumenti le sarebbero utili per raggiungere il cuore di coloro che dovrebbero fare qualcosa per ritrovare la pace?

Beh questo penso sia la domanda che chiunque di noi faccia specificamente questo lavoro si pone. Penso che la scelta dei programmi, dei solisti, delle orchestre possano profondamente aiutare in questo. Io fortunatamente sono un uomo di profonda fede e ogni volta vorrei cercare di trasmettere la serenità del cuore che vivo agli altri. Tutti noi abbiamo bisogno di sentirci figli una volta tanto, soprattutto quando noi possiamo, per motivi di età, farlo più. La fede e la musica in questo possono accompagnarci soprattutto perseguendo qualcosa che a volte appare così grande ma in fondo così semplice: per citare Giovanni Paolo II “nella profondità del cuore permane sempre la nostalgia della verità assoluta e la sete di giungere alla pienezza della sua conoscenza (…) poiché la risposta alle domande fondamentali è possibile solo grazie allo splendore della verità che rifulge nell’intimo dello spirito umano”.

Ecco dunque la risposta a tutto questo: basta avere l’umano coraggio di perseguire il dono più grande che da uomini siamo chiamati a inseguire, lo splendore ardente della verità.

Servizio di Stefano Mecenate

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, bambino, battaglia, bologna, celebrazioni, chiesa, chiesa cattolica, concerti, damiano, diversità, espressione, futuro, giovani, giovanni paolo, intervista, lavoro, manifestazione, mondo, mozart, natale, nato, persone, religione, roma, senatore

Info Stefano Mecenate

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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