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Rivoluzione Renzi per salvare l’Europa

di Fabrizio Binacchi | 2 Giugno 2014

Siamo al punto che o l’Europa davvero cambia oppure non ha senso che rimanga questa Europa con questi riti, con queste liturgie, con questi vertici dai comunicati già fatti dagli sherpa scatenati una settimana prima.

matteorenziRivoluzione Renzi anche in Europa. E con la forza di essere il leader di un partito e capo di governo e della maggioranza più convinti che l’Europa serva ma che vada allo stesso tempo cambiata. Immagine plastica nella prima cena informale dei capi di Stato e di governo europei dopo le elezioni spartiacque del 25 maggio: la Merkel che aspetta che Renzi dica qualcosa. E la Merkel che guarda Renzi e Renzi che guarda in fondo. C’è il linguaggio della politica e c’è il linguaggio dei comportamenti e delle scelte. C’è il linguaggio burocratico e c’è il linguaggio degli sguardi. Renzi ha capito e l’ha detto che il tempo è finito e come per l’Italia ha annunciato che anche l’Europa deve cambiare se vuole essere salvata. Attenzione alle parole: salvare non evolvere o rinnovare. Siamo al punto che o l’Europa davvero cambia oppure non ha senso che rimanga questa Europa con questi riti, con queste liturgie, con questi vertici dai comunicati già fatti dagli sherpa scatenati una settimana prima. Insomma cambiare per salvare. E lo si fa anche attraverso uno strumento che Renzi usa da molti anni: il linguaggio dei cittadini. Che non è una evocazione o una esplorazione popolare o populistica ma che è la convinzione assoluta che la politica è scelta, idea, piani, leggi ma è prima di tutto ed essenzialmente  linguaggio. Un modo di capirsi. Anche così si spiega il 40, 8 percento imprevisto da tutti. Ecco la scommessa. Far capire l’Europa e far avvicinare quei palazzi della Bruxelles istituzionale e delle 28 bandiere sventolanti l’Europa dei cittadini, non l’Europa delle banche e della etichette ma l’Europa dei problemi quotidiani: tasse, immigrazione, studi, titoli e lavoro, scambi commerciali e imprese. Questa sarebbe l’Europa da invocare per rinfornare il patto fondativo di quei padri dell’Unione Europea che firmarono il Trattato di Roma 1957. Sono passati 57 anni, tanti quanti quelli che erano passati dall’inizio del secolo scorso per capire che o facevi dei patti o tornavi alle guerre, e adesso dobbiamo guarda le coincidenze, rivedere i patti, rivedere le strategie, rivedere le liturgie. Ci vogliono un Presidente di Commissione e un Presidente di Parlamento che parlino ai cittadini e non solo alle cancellerie, ci vogliono europarlamentari che facciano politica europea e la comunichino nelle loro terre di elezione ma anche in tutte le terre possibili per la condivisione di programmi e scommesse. Sono i mesi cruciali. L’Italia di Renzi ha pure la straordinaria occasione di guidare il Semestre di turno della presidenza Europea proprio quando il nuovo sistema europeo deve imboccare la strada del rinnovamento e quindi del salvataggio. Sono passati pochi anni da quando due leader europei sorridevano sottilmente alludendo al governo italiano  ma sembrano passati anni luce con il passaggio Monti, Letta, Renzi e sembra che le parti si siano scambiate. La Francia ha i suoi problemi, la Germania ha i suoi equilibri, la Gran Bretagna le sue posizioni: nei prossimi dieci mesi Renzi ha l’occasione storica di rilanciare i nuovi trattati di Roma, quelli fatti non sui codicilli ma appunto sul linguaggio dei cittadini. I cavoli di Bruxelles in fondo non sono così amari.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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