
Ricordate nel film degli anni Settanta ‘Papillon’, quando il medico del carcere di massima sicurezza a La Cayenne visitava i pazienti a distanza attraverso lo spioncino della massiccia porta e chiedeva loro di dare un colpo di tosse prima di capire quale fosse la patologia da curare? Ebbene, il servizio di continuità assistenziale appena varato, che non prevede l’accesso diretto in ambulatorio, ma eventualmente solo dopo uno ‘interrogatorio’ via filo…non si discosta molto; in quanto ha la pretesa di stabilire per telefono il percorso e la gravità del paziente su indicazioni dello stesso, magari anziano, e decidere d’emblée se merita la visita di un medico in carne ed ossa o meno. Probabilmente in un prossimo futuro tale compito spetterà pure ad un call center che pianificherà la nostra salute dall’altra parte del mondo: una sorta di triage telefonico! Questo, dunque, con tutte le sue sfumature di colori inquietanti, è l’ennesimo cambiamento che ci viene imposto in Emilia Romagna dal Servizio Sanitario Regionale, all’interno di un progetto di cambiamento che ha la pretesa di ridurre gli accessi dei codici bianchi e verdi nei Pronto Soccorso…illudendosi che i pazienti spaventati possano accontentarsi di una voce amica per rinunciare ad approdare all’isola della salvezza delle Emergenze ospedaliere. A nostro avviso tutto ciò alimenterà una marcia a tappe verso quella Sanità Privata che accoglierà a braccia aperte la gran parte delle persone che stanno male: altrimenti non andrebbero dal medico! Tutto bene, per carità, ma siamo sicuri che in questa nostra comunità italica apparentemente festaiola siamo tutti così benestanti da poterci permettere tale lusso, o magari a qualche aspirante della prossima classe dirigente verrà in mente che ci sono famiglie in gravi difficoltà economiche? Ah, già, per quelle ci sono i Servizi Sociali e la Caritas!
Angelo Santoro
(da “Avanti Online”)

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