Si ritorna a parlare concretamente del Canale navigabile Milano-Cremona-Po. Il primo progetto risale al 1902. Dopo 50 anni, in cui non è stato fatto più nulla, il merito di aver favorito il varo del progetto lo si deve all’Unione Europea, che si è detta disposta a finanziare il 40% dell’opera (il costo stimato è di 1 miliardo e 700 milioni di euro). Prima degli anni ’60 sono stati realizzati 14 chilometri di canale, da Cremona a Pizzighettone. Il completamento prevede un percorso di altri 60 chilometri, per un totale di 75 ad opera finita. Il canale potrà essere percorso da imbarcazioni larghe fino a undici metri, lunghe fino a cento dieci, con portata fino a 1.700 tonnellate.
Il progetto redatto dall’ing. Luigi Mille dell’Aipo (Agenzia interregionale del fiume Po) prevede ardite soluzioni tese al risparmio, come l’utilizzo del canale Muzza. Lungo il corso d’acqua, per superare i dislivelli, è prevista la costruzione di sette conche, con salti d’acqua, che rendono possibile la produzione di energia elettrica. Il punto di approdo, il porto, è previsto a Truccazzano. Nei prossimi mesi verrà organizzato un convegno che si propone come obiettivo l’illustrazione dell’opera. Speriamo bene! Che questa sia la volta buona. Una chiatta di 1.350 tonnellate può trasportare, da Milano all’Adriatico, 75 tir. E’ l’unica opera che può decongestionare il traffico e diminuire l’inquinamento atmosferico. Come si può ben constatare, tutti i pomeriggi la Tangenziale est è intasata. La Tam ( Tangenziale esterna Melegnano-Agrate) non ha risolto nulla. Nel 2000 era stato sciolto anche il Consorzio Canale Navigabile e tutte le speranze sembravano spegnersi. Con la decisione dell’Europa, l’idea di completare l’opera è ritornata di attualità e trova anche il favore del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. A commento ribadiamo quanto abbiamo scritto più volte a proposito del canale; 115 anni fa gli amministratori avevano una capacità progettuale che sapeva guardare lontano. Al giorno d’oggi siamo stati capaci solo di far crescere la burocrazia, a discapito delle opere, e la corruzione. Da un punto di vista storico, è doveroso ricordare che il progetto originario prevedeva il porto a Milano città (via Rogoredo, all’altezza della fermata MM3 Porto di Mare, che prende il nome dall’opera mai realizzata). Era già stato costruito l’invaso, poi utilizzato come discarica negli anni ’60. Successivamente il tutto è stato ricoperto ed ora c’è un parco. A San Donato, in via Civesio, è ancora visibile l’alveo del costruendo canale.

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