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Risparmio energetico degli edifici: un obbligo giusto?

di Paolo Violi | 13 Luglio 2014

L’Unione Europea sta rendendo obbligatorio il risparmio energetico nell’edilizia: ma siamo sicuri che sia giusto?

La casa è un bene a cui noi italiani siamo molto legati, è un fatto culturale che affonda le radici nella nostra storia. Se la sua tassazione è un tema sensibile, perché investe questo bene in maniera diretta, i regolamenti tecnici che la riguardano tendono invece a proliferare in un cono d’ombra dell’informazione, principalmente per la difficoltà di discuterne le possibili ricadute sui nostri risparmi e sulla nostra vita. Voglio qui brevemente discutere di un caso che ritengo esemplare: il risparmio energetico degli edifici.

È un tema che viene visto con benevolenza, poiché promette di ridurre i consumi e le bollette, di contribuire a un ambiente più pulito, e di sostenere un’industria edile in grave difficoltà. In anni di crisi economica e di paure per il futuro, compresa quella per il nostro pianeta, l’argomento fa presa. Forte di quest’animo generale, l’Unione Europea sta rendendo obbligatorio il risparmio energetico nell’edilizia: ma siamo sicuri che sia giusto?

Per rispondere a questa domanda bisogna prima chiarire che cosa sia, in termini concreti, il risparmio energetico. Con ragionevole sintesi, si può dire che consiste nel sostituire i vecchi impianti con nuove tecnologie più efficienti e ristrutturare l’involucro esterno (muri, finestre, tetti) per ridurre le dispersioni termiche.

Vediamo meglio quest’ultimo punto, cioè quali caratteristiche deve avere l’involucro edilizio. Le leggi europee considerano come riferimento muri e finestre detti “a bassa trasmittanza”, la cui composizione di materiali leggeri, a minima densità di massa, gli permette di trattenere il calore molto a lungo: sono un requisito fondamentale per ottenere la famosa “classe energetica A”. In apparenza sembra trattarsi di un dettaglio tecnico da specialisti, ma poiché c’è una forte pressione sui cittadini affinché impieghino i loro risparmi per adeguarsi a questo standard, è lecito almeno chiedersi se sia così utile, e quanto costa.

Sull’utilità bisogna fare una precisazione rilevante: il sistema rende soprattutto in inverno, con convenienza tanto maggiore quanto più bassa è la temperatura. Nei mesi caldi, invece, cambia il rapporto tra involucro e condizioni climatiche, e muri e finestre dovrebbero avere caratteristiche diverse. Senza scomodare la fisica tecnica, basta pensare alla fattura delle case nella storia millenaria delle costruzioni: materiali leggeri come il legno nei climi freddi, mura massive di pietrame nel Mediterraneo.

Sul costo di queste tecnologie arrivano le note dolenti. Entrare nel club della “classe energetica A” vuol dire fare un investimento che, per un appartamento, viaggia sulle decine di migliaia di euro: ad esempio, per un infisso ad alte prestazioni in pvc (plastica) servono intorno ai 200 €/mq, se poi vogliamo un materiale diverso (alluminio, legno), allora dobbiamo prepararci a spendere anche 500 €/mq.

Non a caso lo Stato prevede incentivi generosi: il 66% dell’investimento, fino a un tetto massimo variabile ma comunque sostanzioso. Serve a invogliare tutti coloro che sono perplessi, e che giustamente si chiedono se sia così conveniente. Ma gli incentivi non sono gratis, provengono dalle tasse: in ogni caso, si chiede ai cittadini italiani di finanziare una grande (o almeno così si spera) riconversione edilizia, i cui esiti sono tutt’altro che certi. Chi poi acquista una nuova costruzione deve pagare un surplus di tecnologia che, se abita alle latitudini mediterranee, non gli serve, o almeno non nella misura prevista dalle norme.

Voglio concludere con una considerazione più generale. Questa pressione regolatoria è cresciuta con grande rapidità, e se anche si dovesse arrestare, sono già state approvate disposizioni più severe che entreranno in vigore nei prossimi anni. In tempi di crisi economica, molto sentita nell’industria edile, queste norme non solo rischiano di fallire il tentativo di rilanciare il settore, ma potrebbero penalizzarlo ulteriormente.

Infatti il livello di benessere economico necessario per possedere una casa, per abitazione o per vacanza, viene costantemente innalzato, tendenza che peraltro contribuisce a sospingere parte della popolazione verso l’abusivismo. Effetto collaterale e pericoloso di queste norme, volte a migliorare la qualità costruttiva ope legis, è di creare artificialmente delle discriminazioni per censo: bisognerebbe tenerlo presente se, come qualche esperto auspica, volessimo tassare le case sulla base della loro classe energetica – piuttosto che un incentivo a un ambiente più pulito, sarebbe una tassa sulla povertà.

(LeoniBlog.it)

Pubblicato in : Primo piano

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