La cosa più facile oggi è “sparare” sul nucleare. Chi di noi non teme la nube atomica, alzi la mano. Chi di noi non teme l’incontrollato stoccaggio delle scorie, alzi la mano. Chi pensa che il grande business ai nostri danni, passando dal nucleare/petrolio al fotovoltaico/eolico, cesserebbe (vedi l’aumento esagerato delle bollette per finanziare le “rinnovabili”, grazie all’enorme forza delle lobbyes del fotovoltaico), alzi nuovamente la mano.
C’è da essere preoccupati nel vedere come viene posta la questione sul nucleare dai nostri media e dai nostri politici.
Basta vedere le recenti e continue notizie sull’incidente in Giappone per rendersi conto che qualcuno sta barando nel travisare il significato di quanto è successo oggi a Fukushima e in passato a Three Mile Island e Chernobyl.
Le centrali nucleari presentano un infinitesimo rischio che a volte, per la criminale azione dell’uomo (non della natura, visto che le centrali sono progettate per resistere ai cataclismi più gravi della storia), può diventare un gravissimo pericolo con effetti disastrosi.
Ma, fin’ora, è solo l’uomo che ha messo a rischio la vita dei suoi simili. Come? Non controllando, controllando poco, controllando male, oscurando, mistificando, nascondendo e falsificando dati.
Le prove ci sono ma nessuno agisce. E soprattutto, ed è più grave, nessuno denuncia.
Invece di istituire organismi terzi che possano effettivamente verificare cosa avviene nelle centrali, togliendo il controllo ai proprietari/gestori delle centrali (gli unici interessati a frodare i cittadini per guadagno) si dirotta l’attenzione pubblica sul capzioso problema (offensivo per l’intelligenza dei cittadini) delle “centrali si” – “centrali no”.
Cosa c’azzeccano le centrali? Sono come un coltello posato su un tavolo; finché nessuno lo usa per sgozzare i propri simili, è assolutamente innoquo.
Inoltre sono necessarie. Sono talmente necessarie che il nostro vicino, la Francia, possiede 59 reattori, il secondo numero più alto del mondo dopo gli U.S.A. (104); più del Giappone (55) e più della Russia (32). E poi ci sono Inghilterra (19), Germania (17), Ucraina (15), Spagna (8), Belgio (7), Repubblica Ceca (6), Svizzera (5), Slovacchia e Ungheria con 4 reattori ciascuna, tanto per citare i più vicini a noi. Sono 231 reattori che operano giorno dopo giorno accanto a noi.
Senza mettere in conto quelli in costruzione, pianificati e progettati che, nel mondo, sono ben 543 (Corriere della Sera del 23 marzo u.s.). Sono tutti pazzi? E poi, pensiamo davvero di poter sostituire nel prossimo futuro quasi 1.000 reattori in tempi che non siano biblici?
Dunque, di cosa parliamo? Di interessi verso la salute dei cittadini del mondo o del conflitto fra interessi economico-politici fortissimi (vedi, ad esempio, l’articolo di Massimo Mucchetti, Corriere della Sera 31.3.11, pagg. 1 e 41)? La Merkel “boccia il nucleare”? Lo credo bene, visto che la Germania, avendo il primato europeo delle energie alternative (in primis il fotovoltaico), non avrebbe nulla da perdere.
Questi sedicenti “ambientalisti”, che vogliono impedire la costruzione di centrali italiane, sono veri ecologisti? O forse sono al soldo di qualche lobby?
Se fosse effettivamente la salute degli abitanti della terra a interessare i governi, si sarebbero predisposte quelle autentiche verifiche che sole possono garantirla. Invece è tutto un irresponsabile gioco fra industrie e stati e, visto che nel prossimo secolo le centrali nel mondo sono destinate ad aumentare, speriamo non si riveli un gioco al massacro.
Andrea Viero

Maria Rita Signorini segnala, in proposito, la manifestazione di mercoledi sera 6 aprile, a Firenze, in via Orsini, alle ore 21,00, con Angelo Baracca, docente di fisica all’Università di Firenze, organizzata dal ” Comitato Vota Sì per fermare il nucleare ” !