Dopo tre anni dall’inizio della pandemia, per la prima volta dal diffondersi del covid, si ha la sensazione di essere ritornati a una vita normale. Va bene, godiamoci questi momenti, ma senza dimenticare i 180 mila morti a causa del virus, e di coloro che tuttora soffrono a causa della vaccinazione di gravi patologie. Dobbiamo demonizzare i vaccini? Assolutamente nò. È grazie al 93% della popolazione italiana che si è vaccinata, che possiamo vivere nuovamente come un tempo.

Purtroppo, in alcune persone i vaccini hanno scatenato diverse malattie: fra queste la miocardite, che ha colpito migliaia di adulti e in modo particolare i bambini.
Questo è il bilancio del Covid, che costituisce la parte più tragica della pandemia. Ma purtroppo, il dopo covid lascia una pesante eredità nell’ambito della burocrazia in generale e in particolare negli enti locali. Non si vedono più i vigili urbani per strada; un ruolo insostituibile che dava una sensazione di sicurezza ai cittadini. I vigili si sono in gran parte imboscati negli uffici.
Qualche volta gli uomini e le donne della polizia locale li vediamo transitare seduti comodamente in macchina; questa funzione dei controllori della strada serve a nulla, se non a consumare carburante e contribuire a inquinare.
Negli uffici pubblici in generale, sono tutti chiusi a “riccio” . Anche se si chiede un appuntamento, e si trincerano dietro l’online” la risposta tipica: vada sul sito. E chi non ha un computer, cosa deve fare? È tutto antidemocratico; hanno perso il senso della ragione e della realtà. Compreso il fatto che gran parte degli italiani sono analfabeti da un punto di vista informatico. E poi non si tiene conto della popolazione anziana, da sempre l’anello più debole della catena che si vede bistrattato dai burocrati. “Ma come, non sa usare internet?” La verità è che non vogliono che il pubblico vada in giro per gli uffici, così si possono imboscare meglio. Vi rimandano all’online, per chiedere un appuntamento, perchè a loro dà fastidio anche rispondere alle telefonate dei cittadini.
Il problema esiste a tutti i livelli: uffici tecnici, anagrafe, stato civile, polizia locale, eccetera. In buona sostanza, con la scusa del covid, i cittadini si sono visti cancellare i propri diritti. Anche in materia tributaria, è uno schifo. Un tempo a fronte di un accertamento fiscale, si andava a colloquio con il funzionario o l’assessore e si chiariva l’oggetto del contendere a si addiveniva a un accordo. Attualmente, il cittadino, anche colto, deve ricorrere al commercialista e pagare la parcella per capirci qualcosa o fare ricorso. Finisce che Il poveraccio non ha i soldi per difendersi e lascia scadere i termini per fare opposizione. Di lì a poco si trova a pagare il doppio, poi il triplo; è un vero “pizzo” dei comuni, ma anche della Regione in materia di bollo auto.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, quando ha parlato di “pizzo di Stato” forse ha sbagliato il luogo (Catania) ma ha perfettamente ragione. Anche lo Stato, attraverso gli uffici dell Entrate, con la scusa delle sanzioni, raddoppia e triplica la somma pretesa. Ma se il poveraccio non riesce a pagare mille euro, come potrà pagarne tremila. E allora presidente Meloni, la prima cosa da fare è abolire le sanzioni che rappresentano un “pizzo” a tutti gli effetti; il suo governo ne ha i poteri. Basterebbe far pagare l’interesse legale, che è minima cosa. Questo stato di cose è colpa dei politici; i burocrati hanno solo approfittato della situazione e si sono chiusi nel “palazzo”.
Gli ospedali meritano un capitolo a parte. Nel corso degli anni che abbiamo vissuto con il terrore del covid, al di là dei meriti di tipo medico, il personale in molte circostanze ha dimostrato scarsa sensibilità, di chi chiamava in ospedale per avere informazioni sul proprio familiare, partito da casa e che non è più tornato, neppure da morto. Solo il tempo, potrà aiutarci a comprendere come tutto ciò sia potuto accadere.
Roberto Fronzuti

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