Qualche giorno fa, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in visita al museo delle Ferrovie di Caserta, dove sono esposte locomotive e carrozze usate agli albori della storia delle strade ferrate. Nel suo discorso il nostro Presidente ha ricordato che il tratto della ferrovia Napoli – Portici è stato il primo ad entrare in funzione nel nostro Paese. Era il 3 ottobre del 1839 (178 anni fa) e l’evento fu solennizzato dalla presenza del re Francesco II di Borbone e da una gran festa. Di lì a poco seguì l’apertura della Napoli-Gragnano la cittadina dell’hinterland, famosa in tutto il mondo per la produzione di pasta. Già a quel tempo, al Sud si faceva industrializzazione costruendo l’infrastruttura più moderna: la ferrovia a due binari. La Lombardia inaugurò la Milano-Monza, un anno dopo. E’ questa la dimostrazione che il Sud era più avanti nel processo d’industrializzazione. E non solo economia, ma anche arte. Sono gli anni in cui si inaugura il primo teatro al mondo: il San Carlo di Napoli (la Scala di Milano arriverà più tardi).
Sono anche gli anni in cui l’architetto Vanvitelli costruisce la Reggia di Caserta (la Versailles del Sud). Questa premessa è necessaria per far comprendere ai nostri lettori che sono portati a pensare al Sud Italia con aria di sufficienza. La verità è che la storia la scrivono sempre i vincitori, e i sudditi di costoro insegnano ai figli del popolo le menzogne. Oggi il Sud ha percentuali di disoccupati da record (45% fra i giovani). Nel 1861 (l’anno in cui il Regno delle due Sicilie viene annesso dai piemontesi) la popolazione dell’Italia unita occupava 3.130.791 persone; il 51 per cento lavorava nel disciolto Regno Borbonico. Il 66% delle riserve auree, affluite allo Stato italiano dei Savoia, provenivano dal Regno delle Due Sicilie. Dal Casertano, le fabbriche tessili vennero smontate e portate in Piemonte e Liguria. A quel tempo, i meridionali non emigravano. Ai nostri giorni, inspiegabilmente, l’alta velocità (una grande risorsa per il turismo) delle ferrovie arriva fino a Salerno (che è a metà strada fra Milano e la Sicilia), con conseguente limitazione del flusso turistico verso il Sud Italia. Il mancato sviluppo del trasporto su rotaie limita le possibilità di crescita del Sud, con danno per tutto il Paese. Per comprendere come il Sud sia stato saccheggiato, senza per contro costruire le ferrovie, i porti, gli aeroporti, occorre constatare che sono stati realizzati al Nord. Si fa presto a dire che in Romagna ci sanno fare con il turismo, ma nessuno evidenzia che, da un punto di vista delle infrastrutture, hanno tutto. Nel 2017 il Sud Italia si appresta ad affrontare ancora un’estate senz’acqua; sono migliaia i comuni che non ce l’hanno o che, in alternativa, hanno una sorta di elemosina solo in alcune ore della giornata. Non di rado, l’unica possibilità per poter avere un po’ d’acqua è andare in piazza e riempire le taniche quando arriva l’autobotte. Questo è il ritratto dell’Italia del Sud, afflitta anche dai fenomeni malavitosi, perché lo Stato (dei piemontesi dicevano in Sicilia) non esiste. Il giudice Chinnici, al termine di uno studio, dichiarava che prima dell’unificazione del nostro Paese, avvenuta nel 1861, in Sicilia e nel resto del meridione non esisteva la mafia. “L’Unità d’Italia-scriveva Antonio Gramsci- non è avvenuta su basi di eguaglianza, ma come egemonia del Nord sul Mezzogiorno, nel rapporto territoriale città-campagna. Il Nord era una piovra che si è arricchita a spese del Sud. L’incremento (la crescita ndr) economico industriale del Nord è stato in rapporto diretto con l’impoverimento dell’economia e dell’agricoltura meridionale, riducendola a colonia di sfruttamento”. Anche Gaetano Salvemini, il grande meridionalista che amava la Lombardia, fu molto esplicito: “L’unità d’Italia è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Nel 1860 -continua Salvemini- eravamo in floridissime condizioni per il risveglio del Sud”. La storia che solo pochi studiosi annotano (primo fra tutti il nostro storico Osmano Cifaldi) racconta che dopo l’azione di Giuseppe Garibaldi, il Sud è stato messo a tacere con una cruenta guerra civile, durate 10 anni, con 300 mila cittadini ”sudisti” trucidati dai feroci generali piemontesi (taglio della testa, sciolti nella calce ed altre pratiche atroci) con la scusa del brigantaggio. Questa nostra ricostruzione vuole far comprendere, in modo particolare alle nuove generazioni, la verità storica (non quella scritta sui libri di testo). Il Nord ha un debito da pagare nei confronti del Sud, La Germania insegna: lo sviluppo dell’ex Ddr è stato finanziato dalla parte ricca dello Stato tedesco, Anche il riequilibrio, teso a colmare il divario fra Italia settentrionale e meridionale, può risultare possibile solo attraverso un grande piano per il Sud.
Roberto Fronzuti

Questa ricostruzione e’ di fantasia.
Io ci ho scritto un libro, e quindi forse ne so piu’ di lei.
Ma anche ad un’informazione presa dalla spuma del mare dovrebbe risultare che le cose non stanno cosi’, a cominciare dalle ferrovie.