In un grande Paese, le regole democratiche fondamentali non dovrebbero cambiare, a prescindere dal l’orientamento politico del governo del momento, così come accade in Inghilterra, dove laburisti e conversatori si alternano nella direzione dello Stato.
Nel momento in cui scriviamo, non conosciamo l’esito delle elezioni del 25 settembre; ma non importa. Le cose da fare valgono, qualsiasi sia il colore politico dell’esecutivo che guiderà l’Italia nei prossimi 5 anni. L’Italia ha ancora un grande potenziale di sviluppo, ma il nemico degli imprenditori è proprio lo Stato, che si regge su regole arcaiche che vanno cambiate e su leggi emanate dal Re 110 anni fa.
Il nuovo governo, se vorrà governare seriamente, dovrà riformare il Paese dalla base; a incominciare dalle piccole cose, per terminare con le grandi questioni, compresa la cancellazione di decine di migliaia di leggi inutili, che rendono impossibile la vita di cittadini, imprenditori e professionisti. Si, i professionisti, perché in Italia una persona, mediamene colta, non è in grado – senza l’avvocato o il commercialista- di compilare la propria dichiarazione dei redditi e altri adempimenti burocratici verso le pubbliche Amministrazioni (Stato, Comuni, Inps, eccetera).
Il quotidiano economico Il Sole ha riportato i dati seguenti: dal 1861 a oggi continuano ad avere effetto oltre 46mila Dpr, 7.200 decreti luogotenenziali, 1.200 Dl e 21 «decreti del duce».
In tutto in Italia sono in vigore 110mila leggi, mentre un Paese moderno non dovrebbe averne più di 10mila (vedi Francia, Germania e Inghilterra). Sembra fin troppo evidente che la coalizione vincente dovrà cancellare 100mila leggi. Ma ancor prima la nazione Italia deve affrancarsi dai “mille balzelli” che affliggono i cittadini. Incominciando dalle piccole cose che portano un introito risibile allo Stato, quali le carte bollate.
Poi un governo che si rispetti “deve abolire le ingiustizie di Stato”. È un furto, un assurdo giuridico, la pretesa del pagamento dell’Imi sugli immobili sfitti; negozi e filiali di banche stanno chiudendo a raffica e Stato e Comuni pretendono l’Imu, con i proprietari che “rimangono cornuti e mazziati”. Non incassano più l’affitto e devono pagare le tasse. L’altro assurdo giuridico è far pagare l’Imu delle case abbandonate negli 8.000 mila comuni, che gli emigranti conservano per motivi affettivi e per non farle crollare.
Il nuovo governo dovrebbe affrontare l’altra grande ingiustizia di Stato: le pensioni minime e la rivalutazione. Non è pensabile mantenere le pensioni minime all’attuale livello; dovrebbero avere un minimo di 800 euro, adeguabili annualmente al reale costo della vita. E poi la rivalutazione di tutte le pensioni, che sono rimaste ferme da decenni, impoverendo di fatto le famiglie.
Chi governerà in futuro dovrebbe porsi l’obiettivo di rendere giustizia al Sud, che nel 1861, al tempo dell’Unità era avanti al Nord da un punto vista economico.
Il meridione d’Italia attende da decine di anni le opere infrastrutturali necessarie allo sviluppo della sua economia e del turismo.
L’elenco delle cose da fare è lungo e promettiamo ai nostri lettori, che ritorneremo sull’argomento.
Roberto Fronzuti

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