Diamo per scontato che Walter Veltroni abbia lanciato la sua proposta di riforma della legge elettorale in questo momento per sviare l’attenzione dal pasticcio Rom- immigrati- sicurezza, nel quale si era cacciato con il suo improvvido blitz che aveva indotto il governo a varare un decreto in tutta fretta.
E diamo per scontati anche altri secondi fini, come quello di prolungare la legislatura e scompaginare il campo proprio e quello avversario.
Nessuno scandalo: sempre le iniziative politiche si propongono non solo la soluzione del tema prospettato, ma anche effetti riflessi che talvolta possono essere perfino più importanti.
Detto questo, occorre entrare nel merito della proposta del leader del PD, giudicandola senza pregiudizi.
Non è tutto oro ciò che luce: nessuno, ad esempio, si illuda che la volontà espressa da Veltroni di riconsegnare ai cittadini la scelta degli eletti significhi il ritorno al voto di preferenza. Non ci pensano proprio, è un gioco di prestigio. Diranno che il potere di scelta viene riconsegnato ai cittadini grazie alla introduzione di collegi più piccoli per la parte proporzionale del voto, cosa che consentirà agli elettori di conoscere bene le persone da eleggere: ma senza poter minimamente incidere sull’ordine deciso dalle oligarchie dei partiti. Anche perché si dovrà tutelare la rappresentanza di entrambi i generi.
In secondo luogo collegi piccoli significa introdurre uno sbarramento che potrebbe superare anche il dieci per cento. Dunque occorre vedere se sarà introdotto (e come) un meccanismo che assicuri il recupero dei resti inutilizzati. Altrimenti si correrebbe il rischio di un taglio eccessivamente brutale dei partiti esistenti. I quali, per difendersi, si aggregherebbero per necessità ai partiti maggiori, salvo poi differenziarsi, come già avvenuto dal ’94 ad oggi, ad elezioni avvenute.
Occorre perciò equilibrio nel mediare tra esigenze di governabilità e rappresentaza. Anche perché le esperienze passate (nella prima e nella seconda repubblica) dimostrano quanto sia illusorio affidare alla sola legge elettorale il problema della efficienza e della stabilità dei governi.
Dalla proposta di Veltroni –se davvero se ne discuterà e, quindi, se la legislatura avrà un seguito con Prodi o con altri- potrebbe scaturire di tutto: l’ennesimo tentativo di avvantaggiare “ope legis” la propria parte, ovvero un processo serio di riaggregazione dei troppi partitini esistenti.
Ecco perché non comprendiamo la bocciatura che ne ha fatto a tamburo battente il segretario dello SDI, Enrico Boselli.
Se realizzata correttamente e senza furbizie, la proposta offre una grande occasione anche al mondo laico, liberale e socialista: una spinta a mettersi finalmente tutti assieme per guadagnarsi autonomamente il diritto alla rappresentanza. Gli schemi e gli schieramenti odierni che sono l’ostacolo principale per la nascita di una grande forza laica e liberalsocialista potrebbero infatti saltare.
P.
RIFORMA ELETTORALE DI VELTRONI: ALMENO PARLIAMONE!
Non è tutto oro ciò che luce. Ma se realizzata correttamente e senza furbizie, la proposta offre una grande occasione anche al mondo laico, liberale e socialista: una spinta a mettersi finalmente tutti assieme per guadagnarsi autonomamente il diritto alla rappresentanza.

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