“ Possiamo riflettere un secondo su come sono andati gli ultimi giorni? Possiamo farlo in modo razionale e senza partigianeria?”
-Azzolina ha ha avuto una bella pensata esordendo con l’idea che “servono i tamponi rapidi che ora Arcuri ha comprato, siamo disponibili a scaglionare gli ingressi a scuola e abbiamo chiesto un’organizzazione precisa per quanto riguarda i trasporti”.
Peccato che sta facendo il piano per il rientro a scuola due mesi dopo il rientro a scuola.
-Di Maio, l’esternatore de noantri, ci informa che grazie a lui c’è stata una conversione del 300% dei contratti. Da tempo determinato a indeterminato. Come sia possibile, una conversione del 300%, lo sa solo lui.
-Arcuri con voce notoriamente chioccia ci rende contezza che non è affatto vero che le terapie intensive sono sotto stress. Peccato che non ha considerato i pazienti che vi finiscono per patologie gravissime, di diversa natura. Dal Covid. Ma i medici glielo hanno prontamente ricordato.
E, dato che si è dimostrato particolarmente capace, il Governo ha deciso di affidargli, anche la distribuzione dei vaccini. Peccato che gli antiinfluenzali sono irreperibili, e gli anti covid di là da venire. Sotto una pioggia di polemiche che confondono ancora di più noi poveri mortali.
-Intanto i Nas ci notificano di aver trovato diversi siti che offrono farmaci tolti dal mercato dalla comunità scientifica per vari motivi. Come la ormai famosissima idrossiclorochina che pare abbia effetti collaterali devastanti.
-Salvini ha preso una posizione argomentata e pragmatica sull’emergenza sanitaria: “se mi toccano il Natale divento una bestia”.
-Sulla Calabria sappiamo tutto. Tre commissari saltati in tre giorni. E menomale che non si usa il non c’è tre senza quattro. Del resto lo scaricabarile tra Regioni e Stato centrale, nasce dall’allegra gestione iniziale della pandemia in quella martoriata regione. Gestita, appunto, direttamente dal Governo e da Arcuri. Un disastro. Tanto per consolare quelli che vorrebbero tutto il SSN gestito direttamente dallo Stato.
-Dunque è ora del time out e della fine del work in progress.
Chi deve prendere in mano la situazione, chi ne ha facoltà? Ma il Presidente della Repubblica. Cribbio.
Probabilmente sarebbe davvero il momento di costituire un Governo del Presidente formato da amministratori esperti e competenti e tecnici di area, come si era e si è soliti dire, e sostenuto da tutte le forze politiche.
In alternativa, un profondo rimpasto di Governo, la sostituzione di tecnici e ministri chiaramente e manifestamente inadeguati insieme a un tavolo permanente con tutte le opposizioni e le regioni. Scapicollarsi di qua e di là come topi matti non è più accettabile. Occorrerebbe almeno uno straccio di programma previsionale, progetti a lungo e breve termine e attuazione in contingenza di un piano per uscire prontamente dall’emergenza.
Nel frattempo conviene usare il mio hashtag #ioportolamascherina allegata a tutti i DPI di prammatica.
-Scandaloso il previsto sciopero dei dipendenti pubblici per aumento di uno stipendio già protetto e garantito, con Sostegno sindacale. Quanto meno inopportuno.
Infatti il dramma dei produttori di reddito, degli imprenditori non corroborati da uno stipendio fisso e sicuro, ancorché non sempre lauto, non tocca affatto la deontologia della Triplice, con le sue surreali richieste. Che tendono in modo irresponsabile ad acuire uno scontro verso chi vive sotto il caldo ombrello dello Stato. Dando origine a profonde spaccature sociali che, con il perdurare del il lockdown, giusto o meno, imposto dal Governo giallorosso, potrebbero determinare sviluppi del tutto incontrollabili. Fino alla disobbedienza civile.
Come è possibile non capire che c’è chi è stato costretto a chiudere per contribuire a preservare la salute di tutti? Non bisognerebbe scioperare per questi?
Ottima metafora di Servegnini: c’è chi è sotto coperta, con stipendio fisso e sicuro, come me e tanti altri. C’è chi è sul ponte e prende ondate in faccia senza difesa alcuna. Se è necessario scegliere chi va aiutato? Francamente rimango basita o attonita come il ministro Dadone, che comunque deve darsi una smossa, anche lei, e pensare a tutti. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa – che oggi parlano di “attacchi pretestuosi”, sono certamente in mala fede e decisamente inopportuni. Eufemisticamente parlando.
C’è anche chi difende il sacrosanto diritto di sciopero che nessuno mette in discussione. Come il privilegio di uno stipendio fisso e sicuro e senza tema di licenziamento. Una scelta di vita. Ma uno sciopero in questo momento è indegno e surreale. Quanto meno inopportuno. Eppure qualcuno si è perfino risentito. Ma non il ministro della P.A., Fabiana Dadone, evidentemente dotata di buon senso, ancorché pentastellata: “Sanità, scuola, Comuni: proviamo a difendere il Paese in questa guerra non decisa dal Governo o da chi combatte ogni giorno. Eppure, qualcuno pensa di bloccare l’Italia e mettere a rischio la già fragile tenuta sociale. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità”.
Carla Ceretelli

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