
L’inchiesta sul Covid a Bergamo ha fatto riemergere tutte le problematiche e le paure di quei giorni. L’emergenza Covid- 19 è arrivata nelle nostre vite con prepotenza, in modo drammatico, E’ stata un’esperienza spaventosa e dolorosa, che non potremo dimenticare. Ci sono avvenimenti che non dovevano accadere, eravamo completamente impreparati a questa pandemia, questa è la realtà! Ciò che è accaduto, il virus, la paura di morire, l’angoscia che ha preso campo in breve tempo, i malati che non ce l’hanno fatta a sopravvivere, è stato un strazio. L’esperienza delle precedenti pandemie non ha insegnato quasi niente, non vi è stata previsione delle cose, il piano pandemico non era stato aggiornato, e questo ha complicato tutto.
Si è sentita l’esigenza di rafforzare il territorio, che sembra essere stato il punto debole del Servizio Sanitario Nazionale, per non trovarsi mai più impreparati; gli ospedali avevano dato il massimo, ma non a sufficienza per salvare tutti, in certi casi hanno dovuto scegliere tra chi curare e chi no, per mancanza di attrezzature salvavita e per i numerosi pazienti in terapia intensiva. Questo è quello che è successo anche a Bergamo, lo so per certo.
Se ognuno di noi ripensa al dramma che abbiamo vissuto in quei giorni, non può non pensare agli ospedali affollati, alle Rsa e alle terapie intensive piene, ai medici in prima linea, agli infermieri che accudivano i malati senza guanti e mascherine, agli ammalati con la loro sofferenza, a coloro che hanno accudito, ai tanti medici che si sono ammalati che non ce l’hanno fatta; tutte queste persone non dimenticheranno e non le dimenticheremo. Mi ricordo ancora il 26 Marzo 2020, in 24 ore ci furono 969 morti, fu orribile, non si sapeva ancora come curare i malati né come seppellire i morti.
Questo virus ci ha costretto a fare i conti con la morte, ci ha mostrato la consapevolezza della nostra precarietà e della nostra vulnerabilità.
Pensavamo di controllare tutto, ma non è così, e non lo sarà mai, il virus che ci ha traumatizzato, non sarà l’unico, era già stato previsto dagli scienziati che studiano le pandemie, ma i governi non hanno ascoltato, non hanno preso le precauzioni necessarie, ma soprattutto vi è stata una cecità totale da parte dei governi di tutto il mondo, circa la salvaguardia della salute umana, la salute, il bene più prezioso che le persone hanno, non abbiamo protetto adeguatamente né gli anziani, né le persone più fragili.
Siamo stati costretti a rallentare il nostro stile di vita, non il progresso, ma il modo in cui vogliamo vivere veramente è questo? Abbiamo un dovere verso noi stessi e verso gli altri, forse lo abbiamo dimenticato, l’egoismo è dilagante, tanti eccessi. Sfruttamento delle risorse e distruzione verso il nostro pianeta e l’ambiente che ci circonda, inclusi gli altri esseri viventi, tutto questo si è rivelato fatale per tutti noi, perché l’inquinamento permette ai virus di trovare terreno fertile per diffondersi. Non a caso le regioni più colpite sono state quelle del nord.
L’informazione in quei giorni è stata scarsa e discorde, non vi è stato sufficiente contraddittorio, il dibattito scientifico è stato a volte penoso, molti esperti, anche autorevoli, sono stati spesso in contraddizione.
Il fine era scoprire la verità, che non è mai una sola, ma non si poteva negare l’evidenza, il Covid continuava ad uccidere, specie le persone più fragili, nel frattempo nei programmi televisivi spesso si parlava a vanvera.
Vi è stata da parte dello stato una mancanza di comunicazione, non vi è stata abbastanza comunicazione sul cosa era giusto o non era giusto fare e perché.
Penso comunque sia stato molto difficile il bilanciamento tra la salute, come diritto fondamentale dell’individuo e l’interesse della collettività, oltre ai diritti inviolabili; tanto che è stato difficile contenere il fragile equilibrio tra rapporti civili, economici ed etico-sociali.
I negazionisti /complottisti con il loro atteggiamento non hanno comunque chiarito su quali credenze o teorie scientifiche si basava il loro pensiero, coerenti con una loro visione del mondo e con la propria emotività, accusavano tutti indistintamente, vi è stato un rifiuto a prescindere di ogni argomento, proveniente dalla comunità scientifica ufficiale, definita élite inaffidabile, rifiutando tutto perché tutto li poteva danneggiare.
Rimane comunque il fatto che tutti noi abbiamo un diritto, il diritto alla salute.
l Ministero della Salute riporta testualmente che l’espressione “diritto alla salute” sintetizza una pluralità di diritti, quali il diritto all’integrità psico-fisica e quello ad un ambiente salubre, il diritto ad ottenere prestazioni sanitarie, alle cure gratuite per gli indigenti. Ma per avere tutti questi diritti, che appartengono alla sfera individuale, dobbiamo avere la consapevolezza che abbiamo anche dei doveri, che appartengono alla sfera collettiva, senza i quali non potremmo avere alcun diritto.
La tutela della salute è sancita come diritto costituzionale all’Art. 32, strutturalmente legato al principio dell’uguaglianza sostanziale e altrettanto strettamente alla libertà personale. La carta fondamentale della Repubblica Italiana lo ritiene non soltanto un diritto inalienabile del cittadino ma nell’interesse della collettività, ma per molti non è stato così.
Bisogna ammettere che il Coronavirus non ci ha reso migliori, ci siamo illusi, tutti quei buoni propositi, sono spariti appena tutto è tornato quasi normale, non saremo più empatici o più solidali, gli animi non saranno più calmi ma più esasperati, la paura e l’ignoranza, insieme alla disinformazione, hanno tirato fuori il peggio delle persone, a cominciare dal nostro comportamento.
Dania Scarfalloto Girard
Architetto e Paesaggista, attivista dei Diritti Umani e l’Ambiente

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