Ha il colore e l’odore della morte fin dalle prime inquadrature il nuovo film di Inarritu che, lasciatosi alle spalle la crisi esistenziale di Birdman, legge la storia di Hugh Glass, cacciatore di pelli ed esploratore alla metà del 1800. Hugh Glass, attaccato da un grizzly durante una battuta di caccia,viene abbandonato per morto dai compagni, ma riesce a sopravvivere.
Si pone delle domande Inarritu: cosa siamo capaci di fare una volta completamente soli privati di tutto (a Glass moribondo in mezzo ai boschi viene portato via anche il fucile); cosa siamo disposti a fare per non soccombere? Ė un film sulla morte quindi, ma anche sulla vita essendo entrambe l’una conseguenza dell’altra, ma il viaggio di Glass, non ha il solo scopo di procurarsi pelli, conoscere e segnare i confini di terre inesplorate, è un viaggio di scoperta della natura sì, ma anche e soprattutto un viaggio per conoscere la forza e le debolezze della natura umana.
Un viaggio lungo il fiume Missouri un viaggio incontro alla fame, al freddo, agli scontri con gli animali feroci e con gli uomini ancora più feroci, un viaggio che Glass compì alla metà del 1800 e DiCaprio, impersonandolo, ha rivissuto in ogni fibra del suo corpo, martoriato, affamato, gelato, tornando alla vita ogni volta, dopo le ferite degli animali e degli uomini che lo hanno abbandonato.
Inarritu aggiunge un ulteriore elemento alla vita di Glass , un figlio avuto dalla moglie indiana , ucciso da Fitzgerald , il cacciatore che si era offerto di assistere il ferito, sotto gli occhi del padre ancora grave e impotente per lo scontro con il grizzly. Sarà questa la molla che farà risorgere Glass/DiCaprio, la prima volta dalla tomba, dal ventre del cavallo, ancora caldo, dove si era rifugiato per salvarsi dal gelo, la seconda volta. La vendetta sarà l’unico scopo della sua sopravvivenza.
Ed è un viaggio emozionante immersi in una natura visivamente bellissima ripresa dalla fotografia di Lubekzi ma difficile da affrontare, tanto da diventare impresa strabiliante , quello che Inarritu, complice DiCaprio ci invita a fare per due ore e mezzo di adrenalina pura che ci scorre nelle vene.
Niente è superfluo in questa magnificenza della natura spesso ripresa dall’alto verso il basso, sempre più presente e pressante la necessità di superare i pericoli e gli intervalli onirici sono quelli che tengono Glass legato alla vita, gli danno la forza di resistere, di diventare ogni giorno più forte.
E ci sono ancora tante cose in questo film assolutamente da vedere, non solo la bellezza ostile e conquistatrice della natura incontaminata che tanto richiama Malick, ma anche la difesa dei nativi cacciati dalle loro terre, usi delle varie tribù. Insomma questo e tanto altro per pensare, discutere , amare questo film.
Per essere sempre più fedeli alla cronologia del viaggio di Glass Inarritu ha girato solo con la luce del sole o dei falò, in più o meno lunghi piani sequenza, con i colori del freddo inverno del Canada e della terra del Fuoco e Lubkzi (candidato all’Oscar per la fotografia) si è servito del grandangolo per ottenere la massima profondità tanto che nei primissimi piani si ha la sensazione di percepire anche il respiro e la tentazione di adattare il nostro a quello di DiCaprio. E’ tanta l’empatia che provi per Glass/Di Caprio nella prova difficile che deve affrontare sia fisicamente che psicologicamente che senti dolore come lo sente lui, senti il gelo dell’acqua che lo travolge e lo trascina, senti e condividi la voglia di ‘rinascita’ per la vendetta verso chi gli ha ucciso il figlio. Muto per grande del film a causa delle ferite riportate nella lotta contro l’orso, DiCaprio emette suoni gutturali, striscia sul terreno ghiacciato, comunica con la forza delle sue espressioni, mangia bacche e si nutre del fegato del bisonte, e mentre il sangue di uomini e animali scorre per tutto il film lui dà l’ennesima prova di grande attore meritevole dopo il Golden Globe di quell’Oscar tanto atteso.
Il film è candidato a 12 Oscar, miglior fil e a seguire regia, fotografia, migliore interpretazione protagonista maschile, e non protagonista, scenografia, montaggio, costumi, trucco, effetti speciali, sonoro e montaggio del sonoro. A fine febbraio sapremo quante statuette porterà a casa.

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