Alle prossime elezioni Politiche del 13-14 aprile non sarà presente sulla scheda l’Edera del PRI nè alla Camera nè al Senato: questa cose forse purtroppo passerà inosservata tra la maggioranza degli elettori italiani, anche perchè il PRI nel suo massimo storico nell’epoca Spadolini rappresentò appena il 5% dell’elettorato italiano, ma certamente non tra gli elettori romagnoli. Il PRI infatti ha deciso di chiedere, come già nel 2001, ospitalità per i suoi candidati nelle liste del PDL di Berlusconi ed in cambio ha deciso di rinunciare a presentare agli elettori il proprio simbolo. Frutto di questo accordo con Berlusconi sarà la rielezione alla Camera del Segretario Nazionale Francesco Nucara e di uno dei leader storici repubblicani ovvero Giorgio La Malfa(candidati il primo in Calabria ed il secondo nelle Marche) e l’elezione, difficile ma non impossibile, dello storico esponente del PRI milanese Antonio Del Pennino a l Senato. Ciò però significa che i repubblicani romagnoli si troveranno per la prima volta a non avere nemmeno un loro esponente candidato nel proprio collegio regionale dell’Emilia Romagna. Stupisce il fatto che nessun altra lista abbia colto l’occasione per inserire candidati repubblicani nelle proprie liste(il Movimento Repubblicani Europei oramai disciolto dentro al PD ha strappato le candidature di Sbarbati e Musi in Sardegna e in Campania) e ancor più che non l’abbiano fatto partiti che si richiamano esplicitamente alla laicità come PS e PLI. Per la prima volta quindi i repubblicani romagnoli si ritrovano di fatto nella condizione di non avere riferimenti politici precisi e questo sta creando una forma di spaesamento tra gli elettori storici del PRI. Forse è difficile spiegare a chi non conosca o viva la realtà politica romagnola che cosa rappresenti il PRI in province come quella di Forli’-Cesena o di Ravenna; qui il PRI oltre aver da sempre ottenuto risultati eccellenti per tutta la Prima Repubblica! (sempre 4 o 5 volte maggiori alla media nazionale del PRI) ha sempre rappresentato uno dei segni distintivi dell’identità stessa della Romagna e dei romagnoli, un qualcosa che andava al di là della politica. Il PRI romagnolo prima di tutto era, ed è anche oggi pur se ridotto per dimensioni causa la diaspora che ha colpito duramente anche un partito storico come quello repubblicano, una comunità umana e politica dall’identità forte che derivava dallo spirito ribelle, anticlericale ed anarchico che aveva contraddistinto i romagnoli per tutto l’Ottocento e che aveva trovato nelle idee di Giuseppe Mazzini quella esplicazione politica di quei sentimenti viscerali da sempre presenti. Il culto patriottico e risorgimentale legato alle idee e alle gesta di Mazzini e Garibaldi che ancora oggi si materializza nei festeggiamenti per il IX Febbraio e la Repubblica Romana con le cene nei vari circoli repubblicani e con i lumini rossi alle finestre, un tempo tradizione assai rispettata e che ancora oggi resiste in qualche casa di campagna, è stato quell’elemento fondamentale per i successi elettorali del PRI in Romagna. Spesso questa passione e attaccamento a queste tradizioni non è stato pienamente compreso persino dagli altri repubblicani delle altre regioni, pensate che persino il grandissimo Ugo La Malfa un giorno disse che andavano spenti quei lumini rossi, ma rappresenta quel repubblicanesimo di popolo che ha contraddistinto il PRI romagnolo. Non va dimenticato che la Romagna è stata ed è terra di decine e decine di Case del Popolo repubblicane e di circoli del PRI sparsi per tutto il territorio(ancora oggi nella Provincia di Ravenna se ne contano una cinquantina) anche nei più piccoli paesini di campagna, nei quali rappresentavano una sfida orgogliosa alle sezioni comuniste e alle parrocchie, e di associazioni e cooperative culturali, politiche, sportive di estrazione repubblicana: fu questa rete politica e sociale che fece definire il PRI romagnolo da To! gliatti “un piccolo partito di massa”. Per tutti questi motivi i repubblicani romagnoli stanno vivendo male, anche come una sofferenza personale tale è l’attaccamento alla storia del PRI, le difficoltà che sta vivendo oggi il PRI. Non vi nego che molti oggi non condividono la scelta di non presentare il simbolo e di essere presenti nelle liste del PDL, non va dimenticato infatti che il PRI in molte realtà locali come Ravenna governa con coalizioni in cui oltre al PD sono presenti pure Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista, perchè sentono il modo di far politica di Berlusconi troppo distante da quello repubblicano dei Pacciardi, Ugo La Malfa e Spadolini. Allo stesso tempo non va nascosto che alleanze locali che comprendono partiti come quelli di Bertinotti o Diliberto o le scelte a favore di Prodi compiute dal PRI a livello nazionale in passato abbiano contribuito alla diaspora repubblicana e ai risultati che anche a livello locali non sono più minimante paragonabili a quelli del passato. Io non so dirvi per chi voteranno i repubblicani romagnoli (e non credo nemmeno certi esegeti interessati del PD e del PDL…) ma posso registrarvi questo malessere diffuso e questa paura che il mondo repubblicano sia destinato a scomparire. Credo che molti, come il sottoscritto, andranno a votare mal volentieri il prossimo 13 e 14 aprile, ma andranno a votare anche per rispetto di tutti coloro che sono morti per dare a noi la possibilità di votare in piena libertà, perchè non si sentiranno rappresentati praticamente da nessuno e cercheranno il meno peggio in attesa di tempi migliori. Io spero che i dirigenti nazionali del PRI, consci anche del fatto che anche per motivi anagrafici oltre che politici questa sia l’ultima volta in cui si è potuto chiedere ospitalità a Berlusconi(nel 2013 La Malfa e Del Pennino avranno 74 anni e Nucara 73..) si rendano disponibili gi E0 dal 15 aprile per riprendere un cammino sognato già pi= F9 di 20 anni fa da Spadolini quando teorizzò il Partito della Democrazia e abbozzato nel convegno dello scorso ottobre a Milano per la Costituente Liberal-Democratica e che quindi i repubblicani romagnoli possano presto riavere una casa politica degna della loro storia. Perchè non va mai dimenticato che, come disse 20 anni fa Spadolini, il PRI ” è un partito che ha un culto profondo dell’opposizione; che è sempre non conformista, che è spesso bastian contrario, che vive in qualche modo in antitesi ai maggiori partiti” e proprio da queste parole credo che tutti i repubblicani romagnoli, qualsiasi sia il loro voto il 13 e 14 aprile, vorrebbero dal 15 aprile ripartire: orgogliosi della loro storia e consapevoli che l’Italia e la Romagna hanno ancora bisogno dei repubblicani.
Federico Baldini

tratto da http://www.pri-ravenna.it/prima_pagina.htm
Si è svolta giovedì 20 marzo presso la Sezione IX Febbraio di Gambellara, l’assemblea dei rappresentanti delle Sezioni del PRI della Provincia di Ravenna. Alla manifestazione hanno partecipato circa cento amici in rappresentanza degli oltre cinquanta circoli repubblicani; dopo la relazione introduttiva del Segretario Provinciale Fabio Bocchini, si è sviluppato un dibattito che ha visto numerosi interventi, fra cui quello della Federazione Giovanile Repubblicana; le conclusioni sono state tratte dal Segretario dell’Unione Comunale, Paolo Gambi. Al termine della discussione sono stati presentati due documenti: quello approvato dalle Direzioni Comunale e Provinciale e uno presentato dall’amico Cimatti che invita all’astensionismo motivato in contrapposizione alle attuali forze politiche.
Documento approvato dalle Direzioni Provinciale e U.C. di Ravenna e dall’Assemblea dei Rappresentanti dei Circoli del P.R.I. della Provincia di Ravenna
L’Assemblea dei Rappresentanti dei Circoli del P.R.I. della Provincia di Ravenna, riunita per esaminare la situazione politica in vista delle elezioni del 13-14 aprile, udita la relazione del Segretario Provinciale l’approva.
I Repubblicani di Ravenna avevano chiesto alla Segreteria Nazionale un atto di coraggio e di orgoglio presentandosi, alla consultazione elettorale, autonomamente da entrambi gli schieramenti e con il proprio simbolo, ricercando alleanze solo con altre forze laiche e riformatrici.
Ciò non è stato possibile: l’essere presenti in Parlamento ha prevalso rispetto ad una visione di più lungo respiro.
Alla luce di tutto questo, i Repubblicani di Ravenna esprimono la loro più netta contrarietà alla scelta di collocare il PRI all’interno delle liste del “Popolo della Libertà”, aggregazione politica di destra e lontanissima quindi dalla cultura politica e dai valori dei Repubblicani ed in particolare dei Repubblicani di Romagna.
Per queste ragioni, l’Assemblea dichiara che, non sarà disponibile ad esprimere né una parola né un gesto né un voto a favore della destra e delle liste del “Popolo della Libertà”; in quest’ottica, perdurando l’assenza del tradizionale simbolo dell’Edera, lascia al libero convincimento degli iscritti e dei simpatizzanti, la scelta circa il voto da esprimere.
L’Assemblea, infine, ritiene necessario ricercare, da subito, in Romagna e nel resto della regione, tutte quelle convergenze politiche e di intenti che consentano di rilanciare, in modo autonomo e protagonista, l’etica, i valori e l’organizzazione di una forza autenticamente repubblicana e laica.
Il documento votato a tarda notte ha avuto 64 voti, contro gli 8 andati all’altra mozione e 4 astensioni.
Invitiamo tutti gli iscritti, i simpatizzanti, coloro che almeno una volta hanno votato o inteso il PRI come un Partito della Sinistra Democratica, Riformista e Liberale italiana ad inviare una mail, un sostegno, un messaggio, un commento al documento dei Repubblicani di Ravenna all’indirizzo pri.ravenna@libero.it