Renzi stravince le primarie .Ma questo non rappresenta certamente una sorpresa. Il vero dilemma riguardava l ‘ affluenza. Se fossero andati a votare in meno di un milione avrebbe rappresentato un flop difficilmente risanabile. Forse addirittura peggio della sconfitta referendaria . Ci saremmo trovati di fronte non solo a un Renzi in crisi , ma a un Partito che rischiava un esaurimento elettorale. Due milioni , invece, è un bel numero. Certamente inferiore al 2013. Ma i due contendenti erano veramente deboli. Non vi era nè pathos , nè vera competizione. Nessuno si poneva l ‘ obiettivo di lanciare un’ OPA sul PD. Si trattava soltanto di posizionarsi in un ‘ ottica di opposizione interna, Nulla di più. Renzi vince tra gli iscritti , stravince all ‘ esterno. Ora si potrebbe ripensare allo strumento delle primarie. Hanno inevitabilmente esaurito la spinta propulsiva e non sono più una novità politica. Finita questa breve vacatio, è venuto il momento di aprire una nuova fase , non solo all ‘ interno del PD nominando una segreteria possibilmente non autoreferenziale, ma riprendendo in mano l ‘ agenda politica. I temi sono tanti e tutti strategici. La nuova legge elettorale, il governo Gentiloni, l’ Europa, l’ immigrazione, la politica economica. Le primarie hanno rappresentato una simpatica passeggiata, ora la sfida diventa terribile. Si può affrontarla da soli contro tutti, o vi è la necessità di dar vita ad una vasta coalizione? Renzi si è già pronunciato : mi coalizzo solo con i cittadini. Quindi un PD autosufficiente. Le alleanze per governare vanno fatte dopo le lezioni. In quel 70% che lo ha riconfermato segretario, Franceschini non è più determinante, come lo era nel 2013. Attenzione però a non maramaldeggiare. E a non farlo fare ai colonnelli sul territorio che a volte si dimostrano più renziani di Renzi.
Roberto Caputo

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