Una simile decisione non aiuta i tanti giovani che si sono impegnati nell’agricoltura e che vedono nel ritorno alla coltivazione dei campi, una risposta alla disoccupazione.
Ricordate Indro Montanelli quando disse, ridateci Pomicino? Siamo proprio senza speranza? Dobbiamo nuovamente rimpiangere gli uomini della cosiddetta prima Repubblica? Sembra proprio di si… Il governo Renzi sembra arrivato alla frutta. Siamo ricorsi ad una delicata metafora, perché anche noi abbiamo sperato che Matteo Renzi potesse essere la persona giusta per tirarci fuori dai guai; non è così. Il debito pubblico continua a crescere in modo incontrollato; anche la spesa pubblica aumenta in senso assoluto per effetto degli interessi pagati sui titoli di Stato. I tagli alla spesa, operati dal commissario Cottarelli, sono stati utilizzati non per diminuire il debito, ma per finanziare nuove spese. Di fronte a questi grandi problemi, cosa fanno il ministro Padoan e Renzi? Ricorrono ai mezzi e mezzucci di sempre, mentre bisognerebbe decidere una buona volta, di tassare il reddito delle grandi ricchezze. Invece Renzi e i suoi cosa fanno? Ripristinano la “famigerata fondiaria”, la tassa sui terreni agricoli, compresi quelli abbandonati da decenni. Che dire, di fronte a decisioni così sciagurate, come quella di andare a mettere in croce centinaia di migliaia di piccoli proprietari terrieri, per fargli pagare una tassa iniqua; la patrimoniale dei poveri.
Matteo Renzi non è il primo dei governanti a vivere da alienato, da uomo che ha perso il contatto con la realtà; da politico che non conosce i problemi del mondo agricolo dell’Italia, fatto per lo più di persone che vivono nella soglia di sopravvivenza. Con il ricavato della tassa sui terreni agricoli (350 milioni di euro; pari allo 0,40 della spesa correte dello Stato), il governo non risolve un bel nulla con questo provvedimento, che risulterà fortemente afflittivo per l’intero mondo agricolo. Il ritorno della famigerata fondiaria dopo 20 anni dall’abolizione, è un grave errore; una simile decisione non aiuta i tanti giovani che si sono impegnati nell’agricoltura e che vedono nel ritorno alla coltivazione dei campi, una risposta alla disoccupazione. Ricordate la telefonata di scherzo del finto Nichi Vendola all’ex ministro alla Coesione Territoriale, Fabrizio Barca? L’ex ministro del Governo Monti, è anche il direttore generale di ministero del Tesoro, che conosce da vicino la realtà economica dell’Italia. Barca nel corso della telefonata confidava al finto Vendola, nell’imminenza di una possibile nomina a ministro, che non avrebbe mai potuto accettare l’incarico, perché non gli avrebbero fatto fare la manovra (una patrimoniale) da 400 miliardi; questa è la somma ritenuta congrua da uno come Barca, che ne capisce di queste cose, e conosce il da farsi, per raddrizzare i conti dello Stato; fare investimenti e diminuire in modo congruo lo stock di debito pubblico. E’ la realtà palesata da un esperto; altro che la fondiaria di Renzi, che ha il solito merito di non risolvere nessun problema di finanza pubblica (data la esiguità) e per contro ha l’effetto di una iniezione di sfiducia.

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