Questa volta Angelino non ce l’ha fatta più e lo ha ammonito “Matteo, passi che l’anno scorso hai detto ai quattro venti che le prefetture sono troppe e vanno falcidiate .. ma un po’ di prefetti me li devi nominare per forza perché altrimenti qui al Viminale penseranno che io porti sfiga!” E Renzi questa volta il contentino glielo dà, nel Consiglio dei ministri del 29 aprile.
Sono stati così 18 i nuovi “unti dal Signor Renzi”, soprattutto donne, che vengono disseminati per il territorio quali prefetti nelle città capoluogo o dati “in prestito” ad apparati statali vari: Presidenza del consiglio, Ministero della salute, della giustizia, ecc.. Qualcuno poi è rimasto al momento in panchina, tenuto di riserva, in attesa di scendere in campo con qualche incarico.
Con l’occasione il Governo ha provveduto anche alla consueta giostra di spostamenti di prefetti che sono ai vertici di polizia e intelligence. Tutte le designazioni hanno durata biennale e Renzi, anche questa volta, non si è fatto scappare l’occasione per sparare la sua frottola e, con orgoglio, spacciando la cosa come una sua bella trovata, ha commentato “abbiamo scelto di farle (le designazioni) solo per due anni perché siamo persone serie e nel 2018 si voterà per eleggere un nuovo governo”. Ma Angelino non glielo aveva detto che anche Silvio, a suo tempo, aveva già fatto lo stesso e che comunque – salvo non frequenti ipotesi di riconferma – la durata oramai è abitualmente proprio di due anni ?
Niente di nuovo dunque sotto il sole, solo tanta inutile propaganda, come d’abitudine per questo Governo.
Non finisce qui. Sempre in occasione del Consiglio dei Ministri, il nostro non ha lesinato elogi ed apprezzamenti a …se stesso affermando “abbiamo scelto un metodo di lavoro in cui la politica rivendica con orgoglio il compito di fare le nomine ma le fa con un criterio di trasparenza totale perché si tratta di nomine totalmente istituzionali, non ci sono cordate varie”.
L’allusione alle “cordate” è chiara a tutti. Renzi si riferisce alla nomina che più gli sta a cuore, quella di Marco Carrai quale consulente per la cybersicurezza, una nomina per la quale al momento si è dovuto soprassedere ma che, il premier lo fa intendere chiaramente, presto sarà comunque fatta. Ma è normale affidare a un privato la sicurezza informatica del Paese? Ed è trasparenza affidarla ad un privato che, tra le tante partecipazioni societarie, possiede anche un’impresa che si occupa proprio di sicurezza informatica?
Una parvenza di pudore dovrebbe invitare quantomeno ad un decoroso silenzio perché, nelle nomine volute da Renzi, di casi che ben poco ci azzeccano con il criterio di trasparenza, già ve ne sono tanti. Valga per tutti la designazione di Antonella Manzione a capo del dipartimento affari giuridici e legali di palazzo Chigi. La Corte dei Conti, cui spetta il controllo di legittimità sugli atti della presidenza del Consiglio, ne aveva a suo tempo rispedito al mittente la nomina perché l’ex capo della polizia municipale di Firenze, sorella del sottosegretario all’Interno Domenico Manzione, non aveva i requisiti per l’incarico. Come è noto, però il parere negativo della Corte non ha avuto alcun peso e così attualmente da lei passano i decreti, i disegni di legge e i regolamenti proposti dal governo. Il suo compito è quello di renderli più snelli e di velocizzarne il percorso, come è accaduto a gennaio nella norma salva-Berlusconi che ha depenalizzato l’evasione fiscale al di sotto del 3% dell’imponibile.
Intanto, nel mentre a Roma si delineano le grandi strategie e si fanno scommesse sulle prossime mosse del Governo e su “tutti gli uomini del presidente”, migliaia di lavoratori del pubblico impiego toscano hanno sfilato per le vie di Firenze per protestare, tra l’altro, contro il blocco del rinnovo del contratto che pure la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo. In loro vi è la voglia di conquistare nei fatti, attraverso un dignitoso aumento salariale, il riconoscimento di un diritto ignorato da anni.

Triste rendersi conto della realtà, come per quel “giornalista” siciliano che per anni ha fatto credere a tutti di essere paladino anti-mafia, rivelatosi poi un pericoloso ricattatore (la tiritera che bisogna aspettare l’ultimo gradi di giudizio per esprimersi è resa vana dalle intercettazioni video, cosa puo’ aggiungere una sentenza che arriva dopo mesi o anni a delle immagini inequivocabili?).
Questo governo, marcio fino al midollo, deve andare a casa, e non c’é piu’ tempo per le finezze stilistiche, ogni voto dato al PD è un voto dato a Renzi, che gli elettori se ne ricordino e lo puniscano nelle urne, adesso e a ottobre. Il “rottamatore” sta piazzando i suoi scagnozzi ovunque, è il momento di asfaltarlo.