Matteo Renzi, che ormai si sente un ferroviere, ha accolto Paolo Gentiloni con questa frase:
“Gli diamo il benvenuto in questa che è casa sua” .In dieci parole vari interrogativi:
1) Intendeva il PD o il treno ? 2)Era un plurale maiestatis o il goffo tentativo di rinunciare alla prima persona singolare ? 3) E’ stato sfrattato da casa o ha l’ufficio al Nazareno in rifacimento per essere costretto ad ospitare su un vagone ? 4) Ma questo treno ogni tanto viaggia o è fermo come l’Italia ? 5) E’ vero che Gentiloni si è dimenticato di rispondere , come da accordi: “Anche mi casa a Palazzo Chigi es tu casa “? 6) L’incontro è avvenuto, se non sbaglio, a Pietrarsa, ma nessun giornale ha scritto che era all’interno del Museo ferroviario, dove sono arrivati altri pezzi da novanta del PD. Ecco, un museo. Era un altro slogan-slide, per rappresentare in anticipo il futuro prossimo venturo del loro partito ?
Gianfranco Micali

Apprezzabile l’ironia con la quale l’autore pronostica il PD come un partito da museo, ma io andrei molto più cauto, poiché Renzi ci ha abituato che quando dice una cosa, intende diametralmente l’opposto.
Perciò propenderei per la formula: “ma maison est ta maison”. Facile intuire a chi potrebbe essere rivolta. A dire il vero, ci vorrebbe anche quella in tedesco, ma purtroppo è una lingua che non conosco…
Quindi, attenzione! Prepariamoci ad assistere impotenti, una volta di più, ad una svendita-regalo, in particolare, quella del nostro museo ferroviario a qualche privato etichettato Macron o Merkel