Detto e fatto. Il Presidente della Provincia di Firenze ha ritirato le deleghe a due assessori della sua giunta, Marzia Monciatti, Ds, e Mauro Romanelli dei Verdi. “Non è una questione politica – ha detto Renzi – ma di fiducia”. Difficile credergli. O meglio ci sarà anche una questione di fiducia ma accanto a questa c’è, e grossa come una casa, la questione dei rapporti Ds – Margherita. Anche perché non è pensabile che Renzi abbia fatto la sua mossa senza il placet dei vertici del suo partito e senza mettere nel conto le reazioni, che infatti sono state durissime fino ad ipotizzare un ritorno alle urne, degli alleati. Firenze diventa così un capitolo della guerra sotterranea fra Margherita e Ds. Ma non solo. Diventa anche un tassello sulla strada della costruzione del “grande centro”. Da mesi ormai la Margherita nel centro sinistra e l’Udc nel centro destra stanno cercando di marcare la loro presenza nei confronti di alleati alquanto ingombranti. E quasi in modo speculare alla presa di distanza di uno corrisponde la presa di distanza dell’altro. In fondo è comprensibile. Il bacino elettorale è contiguo se non proprio identico e un ruolo più autonomo dell’uno può essere apprezzato dall’elettorato dell’altro anche in termini elettorali. Fino ad oggi le prese di posizione, almeno le principali, sono state tutte prese al centro, ora la Margherita sposta la partita in periferia e guarda caso lo fa in una regione simbolo come la Toscana, dove la sinistra è egemone da 50 anni. E’ una sorta di assaggio, un’incursione nel terreno avversario. Vedremo gli sviluppi della vicenda. I Ds hanno bisogno della Margherita come l’aria. Ma sono disposti a concedergli un ruolo tale che possa poi essere trasportato pari pari, armi e bagagli, sul carro del “grande centro”? Perché non c’è dubbio che questo sia lo sviluppo ultimo della partita. Una volta che Udc e Margherita siano davvero autonome sui rispettivi fronti perché non giocare in proprio la partita attraendo le anime moderate delle rispettive coalizioni?
RENZI E’ STATO DI PAROLA
Il Presidente della Provincia di Firenze ha ritirato le deleghe a due assessori della sua giunta, Marzia Monciatti, Ds, e Mauro Romanelli dei Verdi. Firenze diventa così un capitolo della guerra sotterranea fra Margherita e Ds. Ma non solo. Diventa anche un tassello sulla strada della costruzione del “grande centro”.

Insomma intendi continuare con la democrazia bloccata, la democrazia cristiana che carica di volta in volta chi gli pare, importante che la succursale del vaticano non perda il potere.
Noi socialisti non siamo più della partita, la guerra fredda è finita, siamo liberi.
Votiamo socialista e siamo schiarati a sinistra come tutti i partiti socialisti del mondo intero, noi siamo parte del PSE e dell’IS. Voi siete parte del PPE.
E invece Renzi ha sbagliato:ora sarà più difficile costruire il “grande centro”
Il rientro dalle vacanze estive si è preannunzia più caldo delle vacanze
stesse. Sembra vero che settembre ci regalerà il caldo che agosto non è
stato in grado di darci, ma il termometro della politica mi sembra in
notevole salita.
Il mini rimpasto alla Provincia, effettuato dal presidente Renzi è frutto di
una caldana estiva o di un ragionato e di un ponderato accordo con i DS?
Leggendo dai giornali sarei più propenso ad optare per l¹accordo ponderato
con i DS, ed inoltre, non per raffreddare gli animi dei centristi, me
compreso, non ci sarà nessuno spazio per la costituzione del grande centro,
per lo meno per ora e a Firenze.
Questa catastrofica conclusione è il risultato della lettura delle
dichiarazioni effettuate dal segretario provinciale della Margherita,
Danti/Renzi, sui quotidiani del 1 settembre 2005, in cui dice che i partiti
politici in causa, parte dei DS e i Verdi, non comprendono il nuovo ruolo
dei Presidenti eletti con questo sistema elettorale, ³che consente oggi (Š)
di posizionare i propri enti in una sfera d¹azione nuova. Il centrosinistra
non deve solo vincere, ma anche convincere²
Questo sistema elettorale è in vigore da almeno tre legislature, e tutti
coloro i quali si sono succeduti alle cariche di Sindaco o di Presidente
della Provincia prima d’oggi non hanno mai compreso tale nuova sfera
d¹azione, il Presidente Renzi dovrebbe spiegarci, senza nascondersi dietro
il Segretario facenti funzioni della Margherita, qual¹è questa sfera.
Gli inviti ad avere più umiltà che gli sono piovuti addosso da più parti,
fanno comprendere lo stato di disagio che la sinistra radicale vive nella
scelta di appoggiare un Presidente che fino ad ora si è soltanto
auto-promosso, si dice spendendo parecchi euro, concedendo pochissimi spazi.
Inoltre questo mini rimpasto annunciato oramai da tempo, se solo fosse stato
gestito con più tranquillità, con un minimo in più di esperienza, con quel
pizzico di buon senso che ha sempre contraddistinto e caratterizzato il
saper fare democristiano avrebbe consentito al Presidente Renzi di
raccogliere consensi anziché fischi.
Si rischia cosi di avere i prossimi quattro anni di legislatura carichi di
tensione e con poche possibilità di manovra per la costruzione di un centro
moderato più folto, poiché le ragioni della sinistra radicale raccoglieranno
il plauso degli scontenti e di coloro i quali si sentono sopraffatti e poco
convinti da questo modo di gestire la cosa pubblica, che consente spazi solo
a chi fa parte di un ristretto giro.
Il centro sinistra ha perso l¹occasione, anche in questo frangente, di
convincere.
Giuseppe Patti
Il giovane Renzi è riuscito a fare quello di cui sono stati e sono incapaci esponenti della Margherita più anziani e “navigati” di lui. Ha restituito un paio di schiaffi agli alleati e dignità a noi elettori, ultimamente un po’ abbacchiati per le continue sberle rifilateci da Domenici, Martini e ….compagni.
L’alleanza dentro l’Unione non può essere a senso unico o al rimorchio dei DS: non è giusto che in nome di Prodi leader tutto il resto sia lasciato in mano DS, anche la dignità del nostro partito. Se la barra sarà mantenuta dritta, la Margherita potrà diventare punto di riferimento per quanti aspirano ad un vero rinnovamento.