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Renzi e la morra cinese

di Paolo Armaroli | 1 Febbraio 2015

Ricordate? La carta avvolge il sasso, il sasso rompe le forbici e le forbici tagliano la carta. Nessuno l’ha vinta per sempre.

PaoloArmaroliLa democrazia è quel sistema politico nel quale nessuno si prende tutto il cucuzzaro e nessuno l’ha vinta per sempre. Perciò la democrazia può essere paragonata alla morra cinese. Ricordate? La carta avvolge il sasso, il sasso rompe le forbici e le forbici tagliano la carta. Non sapevamo come sarebbe finita. E poteva finire a schifìo. Pensa e ripensa, alla fine Renzi non se n’è uscito con una rosa di nomi, com’è accaduto spesso in passato. No, ha puntato tutto su un solo nome: su Sergio Mattarella, dc doc e attuale giudice costituzionale. Non appena ha fatto il nome ai suoi, è partito l’applauso. Ma, siamo giusti. La componente che proviene dal Pci non sarà andata in brodo di giuggiole all’idea di avere sia a Palazzo Chigi sia al Quirinale esponenti che provengono dalle file della Democrazia cristiana. Non ci starà, insomma, a essere ancora figlia di un dio minore. E Berlusconi, d’altra parte, non può accettare che alla suprema magistratura della Repubblica ascenda quel Sergio Mattarella, persona certamente perbene e con un curricolo degno del massimo rispetto, che però non ha mai nascosto di non essere – per usare un eufemismo – un berlusconiano antemarcia.

E allora i casi erano due. O Renzi ce la faceva a piazzare sul Colle Mattarella, con il risultato di considerare il Quirinale un’appendice di Palazzo Chigi. Con tanti saluti alle regole di un sistema parlamentare come il nostro. Ma potrebbe anche darsi che Mattarella, uomo con la schiena dritta, prima o poi non accetti un simile stato di fatto e magari reagisca un po’ come Cossiga nei riguardi del suo sponsor De Mita. E così dopo il sardo muto, per dirla con Giancarlo Perna, avemmo il Picconatore. Anche qui un dissidio permanente tra le due sedi istituzionali sullodate non sarebbe un bel vedere e non prometterebbe nulla di buono. L’altro caso è se Renzi faceva un buco nell’acqua perseverando sul nome di Mattarella. E allora avrebbe perso in un solo colpo ciò che ha di più caro. Avrebbe perso la faccia e si sarebbe avviato sul viale del tramonto. Però in politica mai dire mai. E Renzi, diavolo d’un uomo, ha lasciato tutti di stucco e ottenuto una sfolgorante vittoria. Beato lui e poveri noi, costretti a vedercela con un tipino che ha tutta l’aria di voler durare a lungo.

Pubblicato in : Tre palle un soldo (dell’immaginifico prof. Paolo Armaroli)

Info Paolo Armaroli

Già professore ordinario di Diritto pubblico comparato e docente di Diritto parlamentare nell’Università di Genova, è stato deputato al Parlamento dal 1996 al 2001 e ha pronunciato più di mille discorsi. Ha pubblicato tra l’altro libri sul presidente della Repubblica, sulla governabilità, sulla grazia a Sofri, un vero intrigo costituzionale, e sullo strano caso di Fini e il suo doppio. Negli ultimi quarant’anni ha scritto quattromila articoli sui più importanti giornali nazionali: Il Tempo, il Giornale, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Nazione, Libero, La Voce, Il Secolo XIX. Collabora al “Corriere fiorentino”, supplemento quotidiano del Corriere della Sera.

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