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Rehn, l’arbitro che tira in porta

di Fabrizio Binacchi | 9 Dicembre 2013

Sono passate poche ore dall’annuncio che Rehn si candida per guidare la parte liberal-democratica ed ecco la dichiarazione dura secondo la quale l’Italia non sta rispettando i parametri….

olirehnPersonalizzare le elezioni europee potrà sicuramente aumentare il flusso alle urne nel prossimo maggio. Così si profila lo scontro tra due leader europei: tra il presidente del Parlamento europeo Martin Shluz, tedesco, per lo schieramento progressista socialista e Olli Rehn, finlandese,  per quello liberale democratico. Niente di male, anzi benvenga la competizione con passione. Ma c’è un problema. Se Olli Rehn si candida, come annunciato e scontato, vuol dire che smette i suoi abiti di arbitro come commissario europeo agli affari economici e scende in campo per fare azioni e magari tirare in porta. Insomma cambia casacca e quando si cambia casacca bisogna non solo dirlo ma trarne le conseguenze. Perché altrimenti si fa confusione. In che modo? Semplice. Usando i temi e le dichiarazioni che un commissario può fare da arbitro in veste neutrale cambiandole per fini magari politici o di parte. L’esempio è di questi giorni. Sono passate poche ore dall’annuncio che Rehn si candida per guidare la parte liberal-democratica ed ecco la dichiarazione dura secondo la quale l’Italia non sta rispettando i parametri e anzi sta rinviando tutta la pratica delle privatizzazioni. Ammetterete facilmente anche voi che tutto questo tempismo è sospetto. Campagna elettorale europea sul conto di Italia, Grecia e Spagna? Ma anche no, diremmo. Quindi ci vorrebbe chiarezza da subito. E cioè decidere subito che se concorri per il parlamento europeo e per di più da leader sarebbe il caso di dare le dimissioni da commissario perché non si può fare l’attaccante e l’arbitro nello stesso tempo, nelle stesse ore. Pare che i regolamenti europei, così rigidi e così netti per tante altre materie, dalla moneta alla lunghezza dei cetrioli, non siano invece così cogenti sui tempi per questo tipo di incompatibilità. Più che la legge o un regolamento buon senso vorrebbe che si decidesse da che parte stare da subito. E invece potrebbero passare molte settimane anche mesi prima di sapere con quale casacca Olli Rehn parlerà di patti, tetti, codici, e manovre. Non è poco. E chi ci dice che in questi mesi appunto non possa usare i problemi di Italia e Grecia, ad esempio, per fare campagna elettorale, anche anticipata? Certo sostituire un calibro da Novanta della Commissione Europea come il commissario agli affari economici che ha gestito in questi cinque anni una delle più gravi crisi economiche e sociali della Storia moderna non è facile. Ma pensare di arrivare quasi a marzo con un commissario che può fare goal a spese di singoli stati è altrettanto difficile da pensare e considerare normale. Più per Rhen che per Shulz, dato l’incarico di quest’ultimo di presidente del Parlamento e quindi non direttamente con le mani in pasta negli affari tra bocciature e promozioni delle manovre delle singole nazioni. In base al codice di condotta che Bruxelles si è data per gestire queste situazioni, il “nuovo corso” di Rehn dovrà prima di tutto ottenere il via libera del presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, il quale dovrà valutare attentamente la situazione. Poi, una volta ottenuta luce verde, il «fustigatore» dei conti pubblici finlandese dovrà autosospendersi dall’incarico al più tardi dopo l’ultima sessione plenaria dell’Europarlamento prima dell’appuntamento elettorale, cioè entro la metà del prossimo aprile e in caso di elezioni dimettersi definitivamente. E intanto darà pagelle, farà ammonimenti e magari alzerà cartellini gialli e rossi. Sarebbe il caso di sapere se lo fa da semplice commissario o da candidato. Cioè da attaccante che tira in porta.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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