L’ha ammanettato. E, trattandosi di manette, il soggetto non può essere altri che Antonio Di Pietro. L’altro, Walter Veltroni, se ne è accorto. Ma più si divincola e più resta prigioniero. Forse col carisma dei tre milioni che lo avevano votato alle primarie credeva di ipnotizzarlo e ammaestrarlo. Forse ha dovuto ancora una volta pagare qualche debito ed accettare alle elezioni quell’ apparentamento rifiutato ai socialisti ed ai radicali. Così come altri, prima di lui, avevano dovuto consegnare al mastino di Mani pulite col naso turato per le tangenti rosse seggi di senatore e di ministro. Ma ora non è più questione di cadeau tanto per disobbligarsi. Si tratta casomai di cadeau de marriage. Di Pietro detta la linea, impone il candidato alla presidenza della regione Abruzzo, fa perdere la bussola a Veltroni che lancia un referendum che non si può fare. Mentre fa tirare un sospiro di sollievo a un vecchio socialdemocratico come Tuttocchiali. Il quale vede il PD fare a gara con Di Pietro su posizioni reazionarie e rammenta quando gli attuali piddiini che allora erano picciini lo guardavano con sufficienza accusandolo di non essere abbastanza a sinistra. Meno male che Tuttocchiali ha cominciato fino da allora ad allenarsi a ridere.
REGALI DI NOZZE
L’ha ammanettato. E, trattandosi di manette, il soggetto non può essere altri che Antonio Di Pietro. L’altro, Walter Veltroni, se ne è accorto. Ma più si divincola e più resta prigioniero. Forse col carisma dei tre milioni che lo avevano votato alle primarie credeva di ipnotizzarlo e ammaestrarlo. Forse ha dovuto ancora una volta pagare qualche debito ed accettare alle elezioni quell’ apparentamento rifiutato ai socialisti ed ai radicali. [segue]

Shahespeare avrebbe assegnato all’ex PM Di Pietro la parte di Amleto in una tragicomica commedia all’italiana.