Non fosse stato per Renzi, il referendum sulle trivelle non avrebbe toccato il 30% dei votanti. Troppo evanescente il quesito e, soprattutto, troppo spessa la coltre del silenzio riservato dai giornali e dai mezzi radiotelevisivi.
Renzi, quando ha invitato gli elettori ad andare al mare invece che alle urne, ha creduto di fiutare una facile vittoria: uno schiaffo ai suoi oppositori interni ed esterni e la possibilità di rivendicare a proprio merito la scarsa considerazione dei cittadini per l’iniziativa referendaria. Ma non è andata così. Un facile conteggio poteva fare presagire una affluenza ancora più scarsa. Ormai i votanti sono di pochissimo sopra al 50% a qualsiasi tipo di elezione: politica, regionale o amministrativa. Avere raggiunto, per un referendum di cui pochissimi capivano l’esatto significato, oltre la metà della percentuale abituale per le elezioni di tutti i livelli, dovrebbe contentare coloro che avevano fatto del quesito sulle trivelle una occasione per dimostrare che il consenso per Renzi è in calo. A Renzi, invece, il fallimento del voto, ampiamente previsto, non ha recato alcun vantaggio. Anzi, è risultato evidente che c’è un numero di Italiani disposti a mobilitarsi, secondo tradizione, quando si tratta di andare contro. In questo caso contro a Renzi.
Poiché nessuno ha badato al merito del quesito referendario, avremo, ancora una volta, i due schieramenti contrapposti che rivendicheranno la loro vittoria. Peccato, perché anche se poco si è parlato di risorse energetiche, quel pochissimo di discussione che ci è stata ha ampiamente dimostrato che, come minimo, lo schema delle concessioni meriterebbe di essere ampiamente rivisto. Ma si continuerà a discutere, piuttosto, di Renzi. A favore e contro. Ma non dicano i renziani che è tutta colpa degli avversari. Perché il primo ad essersela cercata, con il suo intervento a gamba tesa sulla opportunità di disertare le urne è stato proprio il Presidente del consiglio.

Voleva stravincere…si è battuto da solo
Hai ragione nella tua analisi. Ma un popolo che, qualsiasi sia la questione referendaria, non si reca alle urne, è un popolo narcotizzato, demotivato, Un popolo che non crede piu nel voto, nei politici e che rifiuta i vecchi schemi. Peccato, con una vittoria dei SI che supera l’85%, un politico a cui sta a cuore la volontà popolare dovrebbe adoperarsi per abolire questa schifezza del Quorum. Questa è la vera sconfitta per tutti.