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Referendum: servito il trappolone grillino per la sinistra

Quel vincolo di coalizione rosso-gialla sul taglio dei parlamentari, irrinunciabile per i grillini e snobbato dalla segreteria Zingaretti, si sta rivelando un’autentica bomba a cielo aperto per il PD, il Governo e la corsa al Quirinale.

di Daniele Marchetti | 7 Settembre 2020

Non c’è dubbio. Nel bene o nel male, l’attuale legislatura, 18° dell’era repubblicana, non può che essere assegnata al partito grillino: quello che nel 2018, con quasi il 33% dei suffragi, ha vinto le elezioni e che da allora, tra alti e bassi, tra abbandoni e occupazione del potere, tra galleggiamento e sottili astuzie (da prima Repubblica), sta mettendo alla corda giocolieri politici -sulla carta- ben più quotati.

Non solo la sinistra, ma anche i sovranisti di destra: quelli che con eccentrica spavalderia, sicuri di essere seguiti dai grillini che allora avevano in pugno, appena un anno fa, pensavano di liquidare con un mojito l’Esecutivo Conte I e veleggiare trionfalmente verso nuove elezioni ma che, dopo mesi di urli alla luna, hanno dovuto ammainare tutte le vele (sino ormai a rinunciare persino alla richiesta di elezioni anticipate) in ossequio all’astuzia camaleontica pentastellata.

E come il solleone 2019 non portò troppo consiglio a Matteo Salvini, l’attuale scorcio estivo sta mettendo a nudo, ora dopo ora, il cul de sac nel quale tutta la sinistra si è cacciata. Renzi incluso!

La questione è presto detta: quel vincolo di coalizione rosso-gialla sul taglio dei parlamentari, irrinunciabile per i grillini e snobbato dalla segreteria Zingaretti, si sta rivelando un’autentica bomba a cielo aperto per il PD, il Governo e la corsa al Quirinale.

Non solo. Il voto favorevole del PD per il referendum confermativo del 20 e 21 settembre risulterebbe un autentico “cazzotto nello stomaco” a Renzi e alla sua riforma costituzionale che prevedeva parimenti una diminuzione dei parlamentari ma che, proprio i suoi ex compagni di partito, oggi costretti ad ingoiare la proposta grillina per non far saltare il Governo, avevano affossato.

Al di là dell’appello di insigni costituzionalisti sulla natura del pronunciamento (voto costituzionale e non politico), il voto settembrino è destinato ad avere ripercussioni pesantissime sulla maggioranza, sull’Esecutivo e sugli accordi politici che dovranno condurre sia alle elezioni amministrative della primavera 2021 che al voto sul nuovo Presidente della Repubblica in programma nelle prime settimane del 2022.

Partite che il binomio Grillo-Di Maio hanno iniziato a giocare da tempo e che ora arrivano al dunque.

Infatti, se il PD dovesse venir meno ai patti, i 5 Stelle potrebbero ammantarsi di responsabilità, mantenere in piedi il Governo (ponendo veti su ogni provvedimento)  e -al tempo dovuto- ritenersi liberi di votare con la destra (ovvero, con Salvini) un nuovo Presidente della Repubblica, gabbando il Nazareno (e Renzi).

Se, al contrario, il PD dovesse -ufficialmente- rispettare i patti e votare “Si” al referendum mezzo partito potrebbe non seguire Zingaretti, votare con il centrodestra e sancire una clamorosa sconfitta dalla maggioranza con ripercussioni destabilizzanti sugli equilibri di Governo. Ripercussioni che potrebbero addirittura essere aggravate da una sempre più probabile sconfitta alle elezioni regionali dove i 5 Stelle -nonostante Rousseau- si sono ben guardati da condividere i candidati presidente.

Ma c’è di più.

I 5 Stelle -fiutato il binario morto verso cui si sta dirigendo la segreteria Zingaretti- si sono portati avanti con il lavoro.

E in vista della disfatta referendaria ed amministrativa del PD -da consumati professionisti della politica- con un anno di anticipo e dopo aver depositato proprie liste con propri candidati presidenti di regioni e sindaci contrapposti a quelli del Nazareno, hanno offerto a Zingaretti un patto politico per le prossime amministrative a partire dalla convergenza sulla ricandidatura di Virginia Raggi a Sindaco di Roma.

Quando si dice la generosità…..

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, elezioni, elezioni regionali, governo, lavoro, legislatura, natura, pd, presidente della repubblica, prima repubblica, referendum, renzi, repubblica, roma

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Gabriele

    16 Settembre 2020 alle 04:46

    Beh dire che i grillini sono astuti e consumati politici ce ne corre…chi ha seguito la politica come senso civico comprende bene che in realtà è il PD pieno di incapaci e privi di strategie. Zingaretti e un segretario??? Si provi ad analizzare interventi e commenti…Si capisce perché gli altri sembrano astuti.

    Rispondi

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